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  A.D. 2000: SI RICOMINCIA

I soccorsiIl 16 febbraio 2000 è cominciato l'ultimo processo per la strage di piazza Fontana. E sabato 30 giugno 2001 i giudici della corte d'assise di Milano hanno officiato l'ultima edizione di quella cerimonia funebre e di quel corteo eversivo che ha accompagnato il nostro paese dal 12 dicembre 1969 fin dentro il terzo millennio. In aula sono sfilati imputati, testimoni, deviazioni, depistaggi, inquinamenti e quant'altro hanno scandito i 32 anni passati dal giorni della strage. Peccato che alla sbarra non siano stati chiamati anche Franco Freda e Giovanni Ventura: i due, dopo il proscioglimento al termine del processo di Catanzaro, non potevano infatti essere "riprocessati" per lo stesso reato (lo dice la legge, ndr.). E tutto ciò, nonostante la maxi-istruttoria del giudice Salvini abbia comprovato la rete di microattentati e di operazioni illegali che ha fatto da humus al primo atto della strategia della tensione.
Fu una storiaccia, quella di Catanzaro, un pasticcio italiano a base di fughe, depistaggi e false coperture. Nel 1974 il pubblico ministero Emilio Alessandrini (poi trucidato in un attentato) e il giudice Gerardo D'Ambrosio (poi non trucidato in un attentato, sebbene l'attentato fosse stato messo a punto) si videro scippati del dibattimento, per colpa di un ricorso di un imputato minore, a causa di supposte "incompatibilità ambientali" con la sede (milanese) del processo. Così Freda e Ventura la scamparono. Così emerse l'incredibile rilevanza dell'imputato Guido Giannettini, fatto fuggire all'estero dai Servizi, infine assolto per insufficienza di prove. La sua vicenda finì per mettere a repentaglio la stessa compagine governativa: segreto di Stato, Andreotti tirato in ballo insieme a Tanassi e Rumor. Insomma: un vero casino ad alto livello, sprofondato in un silenzio oceanico.
Il silenzio fu rotto dall'indagine del giudice Salvini. Tessera per tessera, l'inquietante mosaico è andato componendosi grazie alla cautela, alla pazienza e all'intuizione di questo magistrato schivo e deciso. Le connessioni degli ordinovisti con i contatti Cia, le conferme delle testimonianze rese dal superpentito Carlo Digilio, l'individuazione della figura centrale di Delfo Zorzi (che, secondo Digilio, mise la bomba nel baule della propria auto "terrorizzato che potesse esplodere") hanno condotto a delineare il tragico scenario (uno scenario nazionale) in cui maturò lo scellerato atto di piazza Fontana. Uno scenario sancito definitivamente dalla sentenza dell'altro giorno.

  di Giuseppe Genna e Maurizio Pluda
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   data: 03 luglio 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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