STATI DI POLIZIA
Più potere ai servizi segreti e tribunali speciali: è il Patriot Act contro il terrorismo voluto da Bush. Altri Paesi l'hanno subito "copiato". Ma cresce l'allarme per queste norme: non è che così si minacciano troppo i nostri diritti?
Il mondo è cambiato, stravolto: almeno quanto è cambiato e stravolto lo skyline di New York. Appelli a ciclo continuo, ogni ramo dell'intelligence Usa attivato, lavori estenuanti per recuperare corpi tra le macerie del World Trade Center: da oggi l'America non è più la stessa e, con l'America, il mondo intero. L'attacco terroristico al cuore del Sogno Americano ha raggiuntoo un livello talmente spettacolare e di risonanza planetaria, da cancellare i miti tragici a stelle e strisce nell'impatto sull'immaginario collettivo. Né Pearl Harbour né l'attentato a Kennedy hanno la potenza di quanto è accaduto ieri a New York e a Washington. Sono stati abbattuti e umiliati i simboli stessi della superpotenza: il World Trade Center e il Pentagono. Ma persino i possibili obbiettivi, sfiorati e non raggiunti, come la Casa Bianca evacuata in diretta CNN o Camp David, evocano scenari che fino a poche ore fa apparivano irreali, dello stesso tessuto di cui sono fatti gli effetti speciali delle pellicole prodotte proprio negli Usa. Lo sbigottimento non è soltanto generale: è mondiale.
Non è ancora il tempo delle analisi, poiché non è ancora compiuto il tempo dei bilanci. Gli esperti americani di stanza nelle province dell'Impero, come quel cialtrone di Luttwak che ieri sentenziava il nulla a Porta a porta, vagheggiano ipotesi e non sanno che pesci pigliare. Tramortita su entrambi i piani che le avevano permesso di colonizzare mezzo mondo (quello militare e quello spettacolare), l'America vacilla come entrambe le Torri Gemelle prima del crollo. E' evidente che, a differenza delle Towers, l'America non crollerà. Certo è che molto cambierà d'ora in poi: l'Amministrazione Bush si trova davanti a scelte diverse, tutte di portata storica. Che gli Usa adottino un'opzione isolazionista, una militare, una di intelligence o una puramente politica e diplomatica, mette comunque il presidente Bush di fronte a bivi di portata epocale.
A differenza di quanto asserito dal cialtrone Luttwak, l'attacco di ieri comporta conseguenze gravissime, apre ferite profonde: certamente non all'apparato militare statunitense, bensì all'immaginario e all'inconscio collettivo dell'Impero, il che appare ben più grave. Ciò che appariva fino a ieri impossibile, è diventato plausibile dopo il flusso di allucinanti immagini che provenivano in diretta da New York e da Washington. Un flusso di immagini che corrispondeva a un flusso di sangue. Dalla breccia alla sommità delle Twin Towers fuoriuscivano non soltanto fumo, detriti, urla e disperazione umana: approdava sui teleschermi di tutto il pianeta il crollo della normalità, della sicurezza e della potenza di una nazione che da mezzo secolo tiene ben strette le redini del potere mondiale.
Da ieri il dopoguerra è finito. Il crollo del muro di Berlino scompare davanti all'inimmaginabile operazione coordinata da oscuri mandanti (non tanto oscuri, a detta degli analisti). Da oggi, si cambia e la Storia sembra rimettersi in moto, dopo che gli stessi analisti statunitensi ne avevano decretato la fine. Percepibile da tutti, via satellite, l'evento che inaugura il nuovo secolo è destinato a segnare per sempre gli States e le loro strategie. Good morning, America.