STATI DI POLIZIA
Più potere ai servizi segreti e tribunali speciali: è il Patriot Act contro il terrorismo voluto da Bush. Altri Paesi l'hanno subito "copiato". Ma cresce l'allarme per queste norme: non è che così si minacciano troppo i nostri diritti?
Nemmeno la guerra ferma il duello rusticano tra Ruggiero e Martino. I ministri degli Esteri e della Difesa, dopo essersi scornati praticamente su tutto, hanno ieri dato vita a un nuovo atto della loro tragicommedia. Ha aperto le danze Renato "Fiat" Ruggiero da New York, al termine di un incontro con il segretario generale dell'Onu Kofi Annan: "I nostri carabinieri parà(cadutisti) sono pronti a partire, e credo che lo faranno prestissimo". Immediata la replica di Antonio "Lobby" Martino: "Quali carabinieri? Quelli del ministero degli Esteri? Sull'invio delle truppe decido io". Insomma, il pollaio del governo non perde alcuna occasione per battibeccare sfrenatamente. Peccato che in questo caso lo stiano facendo sulla pelle dei soldati che dovranno andare al fronte, in una riedizione di un classico all'italiana: "Armiamoci e partite"...
Ma lasciamo da parte questi duellanti allo sbaraglio e vediamo in concreto cosa significa l'invio delle nostre truppe in Afghanistan. In un primo tempo ci sarebbero operazioni di "polizia" da parte di quei paesi che hanno dato la loro disponibilità (oltre a noi, ci sono Francia e Germania) ad affiancare i militari di Usa e Gran Bretagna per tentare di garantire la sicurezza, l'ordine pubblico, il rispetto dei diritti umani a Kabul e nelle altre zone "liberate" dall'Alleanza del nord (dove la certezza che questi diritti saranno tutelati è tutt'altro che certa...). In una seconda fase ci potrebbero essere interventi militari di alcuni paesi islamici e anche di altre nazioni.
E davanti a questo scenario improvvisamente mutato, l'Esercito ha accelerato la preparazione per la partenza. Salpa come previsto domenica la Marina (con la portaerei Garibaldi, una fregata, un pattugliatore e una rifornitrice di squadra), ma cambia la missione operativa degli aerei: più foto che bombe dai Tornado, ammesso che alla fine partano. Gli sviluppi della situazione faranno infatti sentire i loro effetti in particolare per quanto riguarda le modalità operative e i tempi di schieramento del dispositivo militare italiano: per cominciare, il passaggio da una fase prettamente bellica a una politico-diplomatica di rinnovo delle istituzioni afgane potrebbe riperquotersi sull'utilizzo degli otto Tornado Ids messi a disposizione dall'Aeronautica. Il loro eventuale impiego, messo ieri in forse dallo stesso ministro Martino, non dovrebbe dunque comprendere missioni di "supporto aerotattico" nelle operazioni di bombardamento al fianco degli aerei anglo-americani. Più probabile un loro impiego in missioni di ricognizione, compito svolto per mesi dopo il conflitto in Kossovo, sfruttando anche i dispositivi "pod" per il rilevamento fotografico di cui i velivoli italiani sono dotati. Da rivedere, alla luce della nuova situazione, saranno anche i compiti pianificati per il Tanker B707, cisterna volante per il rifornimento aereo. Sarà invece in prospettiva ancora più utile del previsto il ruolo del C-130 da trasporto della 46esima aerobrigata che potrebbe svolgere compiti di primo piano all'avvio della fase umanitaria dell'operazione. E in questa chiave, non è escluso che si decida di affiancare al mezzo un altro velivolo da trasporto con gli stessi compiti.
Per l'esercito, il repentino cambiamento della situazione si traduce in un'accelerazione del programma di schieramento dei reparti terrestri - una compagnia meccanizzata con blindo Centauro, un nucleo di bonifica degli esplosivi, un plotone di rilevamento nucleare biologico e chimico - originariamente previsto in una fase più avanzata. Per approntare il dispositivo terrestre occorreranno comunque non meno di due-tre settimane. Prima dell'avvio del contingente dell'esercito, poi, è necessaria una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu per avviare l'operazione di peacekeeping sotto l'egida delle Nazioni unite.
Infine, una rassicurazione alle mamme: i militari italiani potranno avvalersi del più qualificato supporto sanitario. E' infatti assicurata la garanzia di cure mediche al personale imbarcato, comprese quelle chirurgiche di terapia intensiva, diagnostica, cardiologia, odontoiatria con disponibilità anche di una banca del sangue. Della serie: i "nostri ragazzi" vanno a rischiare la pelle in Afghanistan, ma almeno non rischieranno di morire per malasanità...