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  CHI SONO LE DONNE IN NERO
 di Marinella Sanvito
(Donne in nero di Milano)


"All'inizio di questo inverno (1987), in sette donne, tutte vestite di nero, stavamo ferme in piedi, in silenzio, in mezzo a Sion Square a manifestare contro l'occupazione". In queste parole di una donna in nero israeliana di Gerusalemme, il senso primario dell'agire delle Donne in nero israeliane che protestavano e protestano contro la politica di occupazione attuata dal proprio governo. Il nero e il silenzio assunti a simbolo della tragedia comune del popolo palestinese ed israeliano. Il tentativo di far crescere le relazioni tra donne italiane, israeliane e palestinesi si è concretizzato con l'esperienza del seminario internazionale dell'agosto 1988 a Gerusalemme, organizzato dalle Donne in nero israeliane. Da quel momento sono stati avviati progetti ed incontri che hanno visto crescere la rete di relazioni tra donne israeliane e palestinesi, con un ruolo di intermediazione assunto dalle donne italiane. Il gruppo da sette si è ingrandito fino ad arrivare a trecento - tra l'88 e l'89 - continuando a manifestare contro l'occupazione, diffondendosi in altre città israeliane e del mondo, europee, indiane, nordamericane, australiane. A seguito degli incontri organizzati dalle Donne in nero italiane, alcuni gruppi di donne appartenenti alle diverse repubbliche della ex Yugoslavia, hanno cominciato a manifestare a Belgrado il 9 ottobre del 1991 per protestare, vestite di nero, in silenzio, contro la guerra, il militarismo, il sessismo, la stupro nella guerra, la pulizia etnica. I rapporti fra Donne in nero italiane e dei Balcani sono continuati nel corso di questi dieci anni: nell'agosto 2001, si è svolto il X Incontro Internazionale di Donne in Nero che ha visto la partecipazione di donne provenienti da tutte le repubbliche dell'ex Yugoslavia, delegazioni da Palestina, Israele, Europa e Stati uniti.
Le Donne in nero italiane hanno fatto le prime manifestazioni nel settembre del 1988, dopo il seminario di Gerusalemme, nei vari luoghi rappresentativi delle diverse città italiane, a sostegno della lotta delle donne palestinesi e israeliane. Da allora fino ad oggi le Donne in nero hanno testimoniato la loro opposizione alla guerra, in favore di una soluzione pacifica dei conflitti, vestite di nero, in silenzio. Hanno partecipato, sia in Italia sia in Palestina, Israele, Balcani, alle iniziative, ai progetti di solidarietà, agli incontri organizzati dai gruppi di Donne in nero israeliane, palestinesi, dei territori dell'ex Yugoslavia, sempre nel segno di una diplomazia al femminile che partendo dal sé, dalla quotidianità, dall'esperienza, lavora al mantenimento e alla crescita dei rapporti, dei legami e della convivenza. Nel corso del 1999 hanno manifestato vestite di nero, in silenzio, contro la guerra, per fermare la Nato, per fermare Milosevic, per fermare l'Uck e per tutte le vittime della violenza, della guerra, del nazionalismo, del militarismo. E' stata organizzata la campagna "Io donna vado in Palestina" dal dicembre 2000 all'agosto 2001: 17 delegazioni di Donne in nero e non solo hanno partecipato ad azioni di resistenza non violenta organizzate in collaborazione con gruppi pacifisti di donne e uomini palestinesi e/o israeliani. Le Donne in nero italiane hanno fatto simbolicamente ciò che le Nazioni unite dovrebbero fare, ma non fanno: interporsi pacificamente in difesa del popolo palestinese per cercare di fermare la violenza e per testimoniare l'occupazione militare nonché il suo impatto sulla vita quotidiana delle persone.
In questi anni hanno avviato relazioni con donne afgane, rifugiate in Pakistan, delle organizzazioni Rawa (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan) e Hawca (Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan). Sostengono i loro progetti relativi alla formazione ed educazione delle donne e delle bambine in Afghanistan che si concretizzano nella organizzazione di scuole clandestine per bambine e donne nelle case in Afghanistan. Una prima delegazione di donne e di uomini va in Pakistan dal 30 ottobre al 6 novembre 2001 per supportare, in un momento così difficile, con la propria presenza, il lavoro di queste instancabili donne che da anni operano, nel segno della pace, per la costruzione di concrete condizioni che permettano esperienze di convivenza fra donne e uomini che la diplomazia internazionale divide. Il movimento Donne in nero ha organizzato e partecipato, in questi anni, a iniziative di solidarietà e incontri con gruppi e/o singole donne algerine, libanesi, kurde sempre nell'ottica di tessere reti di solidarietà, costruire ponti di pace e reali esperienze di convivenza.
Oggi le Donne in nero sono presenti in tante piazze italiane, europee, statunitensi, indiane, australiane, per dire no al terrorismo e alla guerra. Il loro nero e il loro silenzio non sono rassegnazione e impotenza, ma proposta e riflessione. Il loro silenzio urla che fino a quando la guerra, il terrorismo e l'ingiustizia non saranno fuori dalla storia, lasciando lo spazio al dialogo, al negoziato e alla giustizia sociale, per la ricerca di una soluzione non violenta dei conflitti, non ci sarà né la pace, né l'affermazione di una politica basata sul rispetto dei diritti universali e individuali e chiede al governo italiano di rispettare l'articolo 11 della Costituzione ("L'Italia ripudia la guerra"), di non concedere l'uso del territorio nazionale per azioni belliche. I loro desideri, il mondo diverso che vogliono, la pace, la giustizia richiedono ogni giorno assunzione di responsabilità, impegno e azioni quotidiane. Per il periodo natalizio Le Donne in nero, insieme all'Associazione per la Pace, stanno organizzando una grande presenza internazionale di donne e di uomini in Palestina - come nel 1989-1990, con "Time for peace" - con la campagna internazionale "Missioni civili per la protezione del popolo palestinese", per la fine dell'occupazione, per una pace giusta in Palestina e Israele.
Per informazioni: ecco l'e-mail di Marinella Sanvito

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  di Maurizio Pluda
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   data: 31 ottobre/22 novembre 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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