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  UNA SFIDA PER LA LIBERTA'
Una donna si sfila il burqa, in Afghanistan di Luisa Morgantini
(Parlamentare ed esponente delle Donne in nero)


"No, non riesco a partecipare all'euforia, del resto per ora continuo a vedere morti, te l'avevo già detto ma vale ancora oggi, il nostro è un paese cimitero...". Zenad mi parla al telefono con la sua voce sottile, è a Peshawar, è stanca e perplessa ma non vuole lasciarmi con pensieri cupi e ripete una frase che mi aveva detto qualche tempo fa: "Ti ricordi - mi dice - continuo a pensare che l'orizzonte sia nero ma non posso credere che il nostro destino sia solo morire, continueremo a lottare, e poi non siamo soli, ci siete anche voi. Sai quanto ci aiuta a sapere che siete con noi, che ci sostenete. Incontrarvi nei nostri campi profughi anche se solo per poco tempo è stato meraviglioso, almeno un sogno realizzato. Ma noi dobbiamo continuare a lottare per liberarci dai talebani perché non è ancora finita, ma anche dai signori delle guerre dell'Alleanza del nord, e anche dagli Usa e dai loro alleati che prima hanno creato bin Laden e i talebani e poi per combatterli ci uccidono e bombardano le nostre case".
La paura non è finita
Fatima non è mai uscita da Kabul, è una delle dirigenti di Rawa (Revolutionary association of the women of Afghanistan, l'organizzazione fondata nel 1977 da un gruppo di femministe afgane con l'obiettivo di promuovere e tutelare i diritti delle donne, la pace e la libertà, ndr.), dice che le strade di Kabul sono tornate a essere popolate, la gente ricomincia a muoversi. C'è però ancora tanta paura, molti vengono ammazzati così senza motivo. Sì, qualche donna si è tolta il burqa e qualche uomo si è rasato, le musiche hanno ricominciato a suonare, ma c'è il timore che i soldati dell'Alleanza - dopo aver lasciato qualche piccola libertà per accontentare gli occidentali - continuino con le punizioni e le vendette. Tutte noi ricordiamo le atrocità e le proibizioni che alcune forze che compongono l'Alleanza del nord hanno compiuto quando sono stati padroni, dal '92 al '96. Ho detto a Fatima che i giornali occidentali e le tv ci riempiono di immagini con le donne che si truccano e abbandonano il burqa, anche se quando le immagini sono dei luoghi abitati le donne si vedono ancora chiuse dentro la cella del burqa. Fatima ha sorriso dicendo che il percorso sarà ancora lungo e difficile e che per loro i capi talebani e i comandanti dell'Alleanza del nord dovrebero essere portati tutti davanti a un tribunale internazionale.
Una sfida per la libertà
Dei diritti delle donne afgane oggi ne parlano tutti, persino lady Bush si è fatta paladina dei loro diritti. Sarà un comitato di donne che probabilmente elargirà qualche beneficenza, poi forse se c'è stata qualche donna americana pilota la decoreranno al valore militare e poi la faranno incontrare con la donna afgana che non ha più casa e i figli morti sotto i bombardamenti. La donna afgana ringrazierà della beneficenza, ha bisogno di mangiare e di far mangiare i propri figli sopravvissuti che però forse si ricorderanno dell'umiliazione. Anche il gruppo radicale al Parlamento europeo, tra cui Emma Bonino insieme a "Nessuno tocchi Caino" e altre organizzazioni, ha lanciato una giornata mondiale di digiuno (il 24 novembre, ndr.) per chiedere che le donne entrino a far parte del governo provvisorio afgano. Sacrosanta istanza, ho aderito con alcune valutazioni e una richiesta. Non basta dire "le donne". E' vero che nessun governo, neppure transitorio, potrà dirsi democratico se le donne non ne faranno parte, ma non basta un corpo di donna per essere per la democrazia e per la piena libertà e soggettività femminile. Per questo del governo di transizione dovranno far parte quelle donne come Zenada o Fatima di Rawa, che in questi anni hanno resistito al fondamentalismo e all'estremismo dei talebani e dell'Alleanza del nord, rischiando ogni giorno la vita per mantenere degli spazi vitali, organizzando scuole clandestine per bambine e donne, nascoste dal burqa trasformato così in una protezione. Della formazione del governo provvisorio si dice che dovrebbe rappresentare tutti i diversi gruppi etnici presenti in Afghanistan. Le donne di Rawa anche in questo rappresentano, oltre alla sfida di cui sono portatrici, quella della rottura delle tradizioni in favore della libertà e della liberazione delle donne. Anche nel rifiuto e nel superamento delle etnie. Sono un'organizzazione multietnica e non vogliono presentarsi né come pashtun né come uzbeki, tagiki, farsi o hazari... in questo senso rappresentano un elemento politico straordinario.
La giornata del digiuno è un po' come la campagna lanciata a suo tempo: "Un fiore per Kabul". Avevo aderito, sono donna, il simbolico mi appartiene ma insieme al simbolico, e cioè il digiuno di un giorno, ritengo indispensabile - e l'ho chiesto ai promotori della giornata del 24 - che i soldi risparmiati dai pasti non consumati vengano inviati alla campagna Nafaz - Respiro, coordinata dalle Donne in nero per il sostegno dei progetti di Rawa e di Hawca (bonifico bancario sul c/c 103344 presso la Banca Popolare Etica di Padova; Abi: 5018 - cab 12100). Nella delegazione che abbiamo organizzato come Donne in nero (clicca qui se vuoi saperne di più, ndr.) e alla quale hanno partecipato le parlamentari italiane Titti De Simone, Elettra Deiana, Luana Zanella, Marina Sereni e Pia Locatelli della Commissione Pari Opportunità, ci siamo rese conto di come l'analisi politica e la concretezza del loro lavoro con la popolazione siano la strada per un Afghanistan liberato da terroristi, fondamentalisti, potenze occidentali e guerre.
Un ruolo per Rawa
Intanto è indispensabile che nelle zone "liberate" vi sia una presenza delle Nazioni unite composta, come chiede Rawa, da forze multietniche per impedire vendette e massacri, e tutto il nostro impegno per cambiare le regole della politica e il sistema politico sociale che al terrorismo risponde con la logica della guerra facendone pagare il prezzo ai civili e i profitti ai produttori di armi. I giochi per il futuro del mondo sono grossi in Afghanistan. Anche per l'Europa.

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  di Maurizio Pluda
gli stessi argomenti su:   NESSUNO  
   data: 31 ottobre/22 novembre 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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