STATI DI POLIZIA
Più potere ai servizi segreti e tribunali speciali: è il Patriot Act contro il terrorismo voluto da Bush. Altri Paesi l'hanno subito "copiato". Ma cresce l'allarme per queste norme: non è che così si minacciano troppo i nostri diritti?
Il mondo parla di una guerra che non vede. E non per caso: i liberalissimi americani, quando vogliono, sono i migliori censori dell'informazione. Da giorni sentiamo parlare di bombardamenti, attacchi, milioni di profughi in fuga, terroristi arroccati sulle montagne. Eppure, l'unica cosa che riusciamo a vedere è uno sparuto e farinoso schermo verde, dove talvolta compaiono improbabili saette luccicanti che, lo immaginiamo, potrebbero essere dei missili che esplodono centrando l'obiettivo assegnato. Troppo poco per colmare il nostro immaginario, abituato a un surplus di informazione visiva. Non ci basta sentir raccontare le cose, dobbiamo vederle in prima persona. Lo sguardo occidentale ha bisogno, in qualsiasi modo, di arrivare sul posto. Un sentimento di informazione mutilata pervade la maggior parte delle testate, che continuano a rimandare, in un ritornello imbarazzante, le stesse sparute immagini. A dare manforte agli americani ci si è messo, ironia della sorte, lo stesso Osama Bin Laden. Lo sceicco più ricercato del mondo ha concesso a una sola televisione araba, la ormai stranota Al-Jazeera, di continuare a trasmettere dall'Afghanistan. Quando la fonte di informazioni è univoca, è anche molto più facile controllarla e assogettarla ai propri comodi. Non è solo la televisione a essere mutilata, perché anche la Rete soffre di questa mancanza di informazione. La maggior parte dei siti informativi stenta a mettere online materiale fresco, innovativo, genuino. La stampa in generale continua a spolverare ripetutamente una fotocopia sbiadita di quella che dovrebbe essere una notizia. Chi ha vissuto in prima linea la Guerra del Golfo, non farà certo fatica a riconoscere il ripresentarsi dello stesso cliché informativo. Siamo in guerra, signori. E non lo si evince dagli allarmi bravo o delta, nè dalle notizie di bombardamento, ma dall'impossibilità fisica di vedere quello che sta accadendo. Clarence, nel suo piccolo, non può fare un bel niente. Tranne mostrarvi delle fotografie arrivate dal fronte afghano-pakistano che mostrano armamenti, proteste, distruzioni e tentativi di ricostruzione. E che, soprattutto, vi mostrano le persone. Quelle che urlano, soffrono, fuggono, sopportano questo conflitto, qualunque sia la loro idea. Quelle di cui sentiamo parlare, ma che nessuno ha intenzione di farci vedere.