"A Perugia è tutto esaurito, vi conviene cercare da dormire altrove". Così è cominciato il nostro viaggio verso la marcia della pace: al telefono, da Milano, sabato mattina. Che fare? Mentre la domanda leninista incombeva tragica e irrisolta su di noi, ecco l'illuminazione: andiamo direttamente ad Assisi e lì ci sistemiamo. Grazie alle mirabolanti nuove tecnologie messeci a disposizione da Clarence (un telefonino di prima generazione, quelli che sembravano armadi a quattro ante), dalla macchina riusciamo a trovare una doppia in un hotelino (grazie, Lonely Planet, non tradisci mai!). Vi risparmiamo il resoconto degli altri problemi incontrati lungo il cammino, anche se vorremmo incontrare personalmente e al buio l'assessore responsabile della circolazione stradale di Assisi..., e saltiamo al primo momento "politico" di questo nostro reportage: la visita alla bellissima basilica di san Francesco. Nella chiesa ferita dal terremoto del 1997 (ma i restauri sono quasi terminati) si sta celebrando la messa. Noi siamo però distratti e rapiti dai capolavori di Giotto e Cimabue. Poi l'occhio scivola sugli inginocchiatoi e veniamo fulminati da una seconda illuminazione: questa marcia è davvero la prova che un altro mondo è possibile! Fianco a fianco ci sono infatti un prete francescano, un gruppo di boy scout, un anziano signore con maglietta "Credo nella pace perché ho visto la guerra" e un militante no global con t-shirt zapatista d'ordinanza.
La notte, questo milieu di sacro e profano (ideologicamente parlando) diventa una marea. La piazza del Comune si fa teatro per mille spettacolini e incontri improvvisati. Poliziotti e vigili urbani controllano con discrezione, quasi sorridendo. Andiamo a nanna felici. Ovviamente, puntando la sveglia a orari antelucani per permetterci di andare a Perugia in tempo per la partenza della marcia, fissata dai sadici organizzatori alle 9 del mattino. Ovviamente, quando la sveglia suona ci giriamo dall'altra parte e torniamo a dormire (sarà stato poco professionale, ma, col senno di poi, è stata anche la cosa giusta da fare).
Riposati e rifocillati da un'abbondante colazione, ci mettiamo così al lavoro di buzzo buono. Un primo giro per Assisi ci rende meno gioiosi: i commercianti ci rivelano tutte le loro preoccupazioni, temono replay del pesto alla genovese e hanno deciso di chiudere le botteghe prima dell'arrivo del corteo. Non serve a nulla ricordare loro che qui si parla di marcia della pace e che dunque non sono previste vittime né effetti collaterali...
Intanto, una serie di telefonate con colleghi da Perugia ci avvisa che la manifestazione è partita. In autobus raggiungiamo santa Maria degli Angeli, il paesino dove si trova la stazione ferroviaria di Assisi e lì decidiamo di aspettare l'arrivo della marcia. Ci sono già migliaia di persone, che hanno preso la nostra stessa decisione. Ci sono anche centinaia di bancarelle, che illustrano concretamente lo slogan principale dell'edizione di quest'anno: cibo, acqua e lavoro per tutti, come miglior antidoto al veleno della guerra. Terroristica e non... Finalmente arriva la testa del corteo. Dietro i boy scout e i gonfaloni comunali, che come d'abitudine aprono la marcia, sfila di tutto: dalle Donne in nero con burqa per ricordare la tragedia delle donne afgane costrette a vivere sotto la gabbia di quell'orribile vestito ai curdi con foto di Ocalan; dalle organizzazioni sindacali alle associazioni di volontariato; dalle sigle del commercio equo e solidale alla miriade di ong che ogni giorno cercano di costruire un mondo diverso. Ci sono anche i politici, con tutto il loro bagaglio di scontri, battute provocatorie e dibattiti morettiani (no, il dibattito no!!!) che hanno fatto da aperitivo alla loro partecipazione all'iniziativa. Non staremo a tediarvi con le loro dichiarazioni, perché l'hanno già fatto tutti gli altri media. E' di sicuro più interessante sottolineare come i 300mila podisti pacifisti abbiano dimostrato di essere più forti e intelligenti delle varie organizzazioni e partiti che su di loro fanno (dovrebbero fare) affidamento: i distinguo del movimento no global, le pippe dei parlamentari dell'Ulivo, gli strilli di tutti i "professionisti" della militanza e della politica sono state cancellate da una delle più grandi manifestazioni pacifiste degli ultimi 30 anni.
La marcia arriva finalmente a destinazione. Anzi, la testa della marcia, mentre la coda ci dicono via telefonino è ancora a Perugia: significa che il corteo è lungo 25 chilometri. Significa che ci sono ben oltre i 100mila previsti (e sperati) dagli organizzatori alla vigilia. Flavio Lotti, portavoce della Tavola della pace, l'organismo che ha promosso la manifestazione, commenta gongolando: "La partecipazione di oggi ha fatto piazza pulita delle polemiche". Assisi assiste all'invasione. Scopre che i suoi timori erano infondati. I commercianti tirano su le saracinesche e cominciano allegramente a battere cassa e a guadagnare. E a noi torna in mente una battuta detta da Michele Serra a proposito di globalizzazione e antiglobalizzazione: non scontri, ma scontrini...
STATI DI POLIZIA
Più potere ai servizi segreti e tribunali speciali: è il Patriot Act contro il terrorismo voluto da Bush. Altri Paesi l'hanno subito "copiato". Ma cresce l'allarme per queste norme: non è che così si minacciano troppo i nostri diritti?