Marco Paolini, l'attore/autore bellunese che ha fatto innamorare l'Italia per il suo racconto trasmesso da RaiDue il 9 ottobre 1997 sulla tragedia del Vajont, ha trovato altro pane, altre pagine nere della storia italiana su cui affondare i suoi affilati denti. Il suo bersaglio questa volta è l'allucinante storia del Petrolchimico di Marghera e dei 157 operai morti per le esposizioni al cancerogeno cloruro di vinile monomero (CVM) durante gli "anni d'oro" della chimica italiana tra il 1950 e il 1970.
Proprio alla vigilia della sentenza sul processo Enichem (la principale azienda del petrolchimico) che ha assolto tutti i presunti responsabili, il cantastorie d'altri tempi che ha fatto del teatro contemporaneo un valido strumento di denuncia ha messo in scena il suo ultimo lavoro: "promemoria", un nome provvisorio in attesa che il prossimo anno assuma la forma di un vero e proprio spettacolo teatrale. Promemoria è il racconto del processo ai "signori della chimica italiana" (tra cui Eugenio Cefis e Lorenzo Necci) accusati di avere causato la morte di centinaia di persone e di avere irrimediabilmente inquinato il sottosuolo di uno tra i più preziosi bacini del nostro paese: la laguna veneziana. Questo processo è durato tre anni e mezzo (dal 13 marzo 1998 al 2 novembre 2001) e Marco Paolini ne ha selezionato i punti salienti tra 1500 faldoni, un milione e mezzo di pagine, 24.900 pagine di verbali d'udienza. Il risultato è una raccolta di documenti, di testimonianze dirette, di commenti sulle perizie, di interviste, di indagini, di analisi delle più accese arringhe tra gli avvocati difensori e il pubblico ministero, di commenti sulla requisitoria del pm Felice Casson, di storie di vite bruciate dal chimico "Dio Mercato".
Un Dio a cui sarebbe necessario ribellarsi perchè, stando alle parole di Marco Paolini in risposta ai propositi dei difensori dell'Enichem di trasformare il processo da penale a civile: "Non si può tradurre tutto in una questione di mercato dove tutto ciò che non ha prezzo non ha valore. L'importanza di questa vicenda - ha continuato Paolini - è quella di ridare dignità e valore a ciò che non ha prezzo, la vita delle persone".
Promemoria, come il bellissimo Vajont, è un lavoro colossale ed è stato messo in scena per la prima volta il 29 settembre scorso presso il teatro Aurora di Marghera, proprio a due passi da quel "mostro chimico" vergogna dell'industria italiana. Un successo atteso, travolgente, emozionante, raccontato molto bene il giorno dopo dall'Arena di Verona: "Marco Paolini si è trovato di fronte, in una sala gremita fin sopra il palcoscenico (centinaia gli spettatori rimasti fuori), anche molti familiari delle centinaia di operai morti o malati di tumore per le lavorazioni del cloruro di vinile monomero. A partire da Gianluca Bortolozzo, salito sul palco per ricordare la difficile battaglia del padre Gabriele, l'operaio che con le sue denunce avviò l'inchiesta del pm Felice Casson". Ma il quotidiano veronese non si ferma qui e rincara la dose: "Nello spettacolo, durato circa un'ora e mezzo e molto applaudito, non sono mancati momenti di ironia (i cefali pieni di mercurio pescati nei canali industriali e usati come termometri), sarcasmo (le morti degli operai attribuite da qualche avvocato all'alcolismo o allo sradicamento da comuni vicini) e neppure di poesia, come l'immagine del crepuscolo sulle ciminiere di Porto Marghera quando si accendono tutte le temperature della luce".