La zona portuale di Marghera è sorta dopo il 1920 ed è stata oggetto di una crescita pressoché continua sino agli anni '80. si trova in terraferma a pochi chilometri da Mestre e da venezia e si estende per circa 1.550 ettari, 200 dei quali sono riservati al settore commerciale, mentre il resto ospita stabilimenti industriali. Si prevede in futuro un sostanziale aumento delle aree riservate al traffico commerciale.
Di fatto Marghera costituisce il quartiere industriale di Venezia. Sviluppatasi dopo la prima guerra mondiale, in seguito alla costruzione del porto è tuttora al centro di una rete di canali di grande navigazione che hanno favorito lo sviluppo di un grande complesso industriale, con importanti stabilimenti siderurgici (per la produzione di ghisa e acciaio) e metallurgici (zinco elettrolitico, alluminio). Marghera è però famosa per la chimica e per la raffinazione di petrolio e di oli minerali.
La popolazione è passata da poco più di 20.000 ab. negli anni Sessanta a circa 200.000 negli anni Novanta. L'enorme incremento demografico è dovuto all'immigrazione proveniente dai centri lagunari e principalmente dal capoluogo veneziano. Il grande sviluppo delle industrie di Marghera ha determinato modificazioni della laguna, con pericolo di gravi conseguenze per la sopravvivenza della stessa città di Venezia. Per evitare il blocco dello sviluppo industriale e salvaguardare contemporaneamente Venezia sono state proposte alcune soluzioni radicali, come la costruzione di una terza zona industriale, lo spostamento verso il Po, a sud, degli stabilimenti più inquinanti della città, nonché la trasformazione della maggior parte degli impianti attuali.
Il porto ha registrato nel 1994 un movimento merci di oltre 22 milioni di tonnellate (di cui circa 12 milioni relativi a prodotti petroliferi). Di fatto Venezia è al terzo posto tra i porti italiani, dopo Genova e Trieste.
Ai grandi impianti di raffinazione del petrolio è collegato poi l'oleodotto per Mantova che si estende per 123 km. Le grandi installazioni industriali della Montedison, con impianti utilizzati ai limiti massimi e con insufficiente controllo e manutenzione, hanno provocato nel corso degli ultimi venti anni un grave inquinamento atmosferico, che ha raggiunto spesso punte di elevata tossicità.