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L'ITALIA VA ALLA GUERRA
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  UN VOTO NAZIONAL-MILITARE
Antonio Martino e Silvio BerlusconiIl Parlamento ha detto sì alla partecipazione italiana alla Nuova Guerra. E lo ha fatto a grandissima maggioranza, con un voto comune fra Polo e Ulivo, sia pure con un trucchetto salvafaccia (per il centrosinistra) di due mozioni distinte, ma contenenti di fatto l'identico dispositivo sull'invio delle truppe. Contro hanno votato solo 35 deputati alla Camera e 32 senatori a Palazzo Madama, appartenenti a Rifondazione, Verdi, Comunisti italiani, più una spruzzatina di ulivisti dissidenti. E' il sigillo ufficiale sul nuovo patto nazional-militare. Un sigillo che ha fatto gongolare il governo: "Mi pare che il Parlamento abbia dato una prova di grande appoggio", ha sottolineato il ministro della Difesa Antonio Martino, "una maggioranza all'incirca superiore all'85 per cento, cosa possiamo volere di più? Questo incoraggia il governo a proseguire nella linea che aveva scelto, che ha l'approvazione non solo di tutta la maggioranza, ma anche di gran parte dell'opposizione". Nel corso delle dichiarazioni di voto si è registrata un'intesa trasversale sul ruolo che l'Italia, insieme all'Ue, deve avere nel promuovere la ripresa del negoziato di pace in Medio oriente e nel garantire l'effettivo arrivo degli aiuti umanitari ai profughi afghani. Piero Fassino ha chiesto "un'azione risoluta per riaprire la strada del negoziato tra palestinesi e arabi". "E' il momento della grande politica, come quella del piano Marshall per la Palestina proposto da Berlusconi", ha detto invece Ferdinando Adornato, parlando a nome di Forza Italia. Ma l'iniziativa politica e diplomatica per garantire sicurezza a Israele e uno stato ai palestinesi è stata sollecitata da tutti gli intervenuti. Come a darsi una lavatina alla coscienza di fronte all'afflato bellico espresso in dosi così massicce.
Da ieri, dunque, l'Italia va ufficialmente alla guerra. In concreto il voto ha dato il via libera all'invio di 2.700 uomini, tra esercito, aeronautica e marina, che potranno essere impiegati anche in operazioni di attacco e che saranno tutti elementi professionali: non sarà chiamato alcun militare di leva. Del contingente farà parte pure la portaerei Garibaldi. Mentre le regole d'ingaggio e l'impiego operativo delle truppe tricolori dipenderanno dal comando centrale dell'operazione Enduring freedom di Tampa, presso il quale è presente anche un rappresentante delle nostre forze armate. Per il momento, però, "queste regole non sono state ancora rese note", come ha rivelato Martino. Il ministro ha poi voluto sottolineare esplicitamente i rischi della missione: "Non ci si può nascondere che ci siano, e che siano elevati sia nelle zone d'operazioni, sia nel territorio nazionale. In entrambi c'è infatti il rischio di azioni terroristiche di ritorsione verso l'Italia, anche perché il nostro sarà un contingente di notevole rilevanza". E a tutti noi non resta che toccarci e sperare nell'eterno stellone italico...

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  di Maurizio Pluda
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   data: 08 novembre 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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