"Non posso svendere il popolo italiano e il popolo padano per fare un accordo a tutti i costi". Così il ministro della Giustizia Roberto Castelli parlava settimana scorsa ai microfoni di Radio Padania Libera, sottolineando che nel mancato accordo sul mandato di cattura europeo c'era in gioco la libertà dei cittadini e non "la normativa sulle scatolette di carne". Queste erano le posizioni di parte del governo italiano rispetto all'accordo per il mandato di cattura europeo.
Ma le polemiche del ministro non finivano qui. In pieno stile "celodurista lumbard", se la prendeva anche sui progetti di criminalizzazione per atteggiamenti razzisti e xenofobi. "Chi decide chi è razzista?", ribadiva il buon Castelli. E ricordava che "tra i 32 reati proposti, per esempio, c'è quello di razzismo e xenofobia: chi decide, a livello europeo, chi è razzista e chi no? Chi garantisce, per esempio, i cittadini che scenderanno in piazza domani? Sono contento di aver sollevato un caso sul tipo di Europa a cui andiamo incontro", continuava il ministro, "e, per il mandato europeo, vi dico che in realtà questo accordo non piace a tantissimi Paesi, che però non hanno avuto il coraggio di sollevare questo problema. Io il coraggio l'ho avuto, forte della compattezza del governo e della larga maggioranza parlamentare a questa posizione. Forse in questo momento non siamo visti con simpatia in Europa. Ma vi dico che noi abbiamo tolto le castagne dal fuoco a molti altri Paesi. Chi me lo ha fatto fare? Me lo avete fatto fare voi", concludeva il ministro della Giustizia.