| |||||||||||
| MAGISTRATI SOTTO TIRO | |||||||||||
| Homepage | Free Internet | Chat | Forum | Oroscopo | Cartoline | Clarendario | Net to Be |
|
| SMS gratis | Cerca | Messenger | Games | Links | Meteo | Free Blog | B.I.G. |
| Sei qui: Homepage > Società > Speciali > Una scorta per Ilda > L'intervista |
Giustizia: Milano-Palermo solo andata. Mentre nel capoluogo lombardo si combatte la più cruenta delle guerre tra i poteri dello Stato, in Sicilia arriva solo il fragore del silenzio. Silenzio sul tema della lotta alla criminalità organizzata, silenzio sulle presunte trattative tra boss latitanti e pezzi di Stato, silenzio sull'isolamento di magistrati che continuano a stare in prima linea. Anche se il vento è cambiato, e di nuovo non c'è traccia di antimafia neppure nelle campagne elettorali. Né a destra né a sinistra. Clarence ha raccolto la testimonianza di Antonino Ingroia, magistrato della Procura di Palermo e Pubblico Ministero nel processo Andreotti. Giudice Ingroia, lei è da anni in prima linea nella lotta alla mafia: come giudica il provvedimento del governo sulla riduzione delle scorte ai magistrati? Tutti i magistrati di Palermo, dei collegi inquirenti come di quelli giudicanti, in diverse occasioni hanno espresso serie perplessità non solo per il provvedimento in sé, ma soprattutto per il contenuto della circolare del Ministro Scajola, in cui sono menzionate diverse emergenze criminali di questo paese, tra le quali non è compresa la criminalità mafiosa. C'è poi un concetto preoccupante: garantire la sicurezza dei magistrati sarebbe di ostacolo alla sicurezza dei cittadini…mi sembra un approccio troppo superficiale, non posso pensare che una cosa escluda l'altra. Del resto è stato lo stesso Ministro Scajola a dire che le scorte dei magistrati sono una vergogna nazionale; la vera vergogna, ritengo, è che un fenomeno secolare come la mafia non sia ancora stato sradicato. Questa situazione crea inquietudine nei giudici, e nel frattempo la mafia sta riconsolidando, mettendo silenziosamente in pratica la sua strategia insidiosa. Che Ilda Boccassini giri senza scorta e sia in pericolo mi sembra così evidente, così elementare… La mafia ha memoria lunga, più lunga di quella degli italiani, forse. Tutti i magistrati che si sono occupati delle stragi del '92 sono in pericolo, perché sono magistrati-simbolo. Rappresentano la legalità e la giustizia, e i simboli scomodo ai mafiosi non vanno giù. Inoltre si vive in un clima di crescente isolamento, che rappresenta un ulteriore elemento di pericolo. 'Si muore generalmente quando si è soli', scrisse Giovanni Falcone, e infatti la vendetta della mafia arrivò quando il magistrato aveva ormai lasciato la Procura di Palermo. Ingroia, lei ha vissuto l'epoca storica seguita alle stragi del '92 e allo scoppio di Tangentopoli. In Sicilia e nel resto d'Italia la società civile si schierò a favore dei magistrati, facendone appunto dei simboli. Oggi nel paese il vento è decisamente cambiato: cosa è cambiato per i giudici che combattono la criminalità organizzata? Nel lavoro quotidiano è cambiato tutto e nulla. Nulla, nel senso che ognuno continua a lavorare con il medesimo senso del dovere e delle istituzioni, sia in presenza di un forte movimento antimafia, sia che questo si affievolisca. E' chiaro che la mafia è un fenomeno criminale che ha molteplici e complessi risvolti sociali: quando il clima è favorevole la lotta è più efficace, perché ci sono più testimoni, più collaboratori di giustizia che producono crepe nell'organizzazione. Da un altro punto di vista è cambiato tutto, perché sono aumentate le difficoltà operative per la magistratura. Dal punto di vista legislativo la lotta antimafia è diventata più complessa e nella pratica più difficile. Per quanto riguarda la società civile credo che a livello generale sia stato dispiegato un progressivo attacco alla magistratura, accompagnato da una campagna di disinformazione su giornali e tv contro la quale non c'è stata alcuna reazione e che a ha provocato prima disorientamento, poi disinteresse nell'opinione pubblica. A livello dei singoli invece è avvenuta la presa di coscienza che la lotta alla mafia non è roba semplice ma un cammino lungo e difficile. La legalità ha un prezzo, la rinuncia a comportamenti di piccola illegalità che non è facile da accettare. Il processo Andreotti ha segnato la sconfitta della Procura di Palermo nella guerra contro la mafia. La partita contro la corruzione si decide al processo processo SME-Ariosto. E' d'accordo? No. Nuoce al buon funzionamento della giustizia caricare ogni processo di significati politici ed extra-giudiziari. Il processo Andreotti ha una sua storia e la lotta alla mafia non è stata persa, come la corruzione non sarà sconfitta con un singolo processo.Poi è chiaro che ci sono processi che hanno una grossa eco ed escono dalle aule giudiziarie, come è normale che la gente si faccia un opinione, ma questo non significa, per esempio, che il dibattimento si debba svolgere in televisione. C'è chi insiste a descrivere all'opinione pubblica un gruppo di una decina di magistrati facinorosi che terrebbe in scacco la stragrande maggioranza dei giudici. La manifestazione delle 'toghe nere' in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, a Milano come a Palermo e in tutti i Tribunali d'Italia, ha dimostrato piuttosto quanto sia profondo e diffuso il disagio della magistratura. A Milano lo scontro tra i poteri, a Palermo 'antimafia' sembra diventata un'offesa. I magistrati sono in pericolo, ma non è a rischio anche la giustizia in questo paese? Si. E qui non si tratta di una difesa corporativa, ma di difendere un caposaldo della democrazia come l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. I cittadini lo vivono ogni giorno sulla propria pelle ma la politica pensa ad altro: la giustizia in Italia non funziona bene. Il Presidente della Repubblica Ciampi lo ha ripetuto pochi giorni fa: il vero problema sono i tempi della giustizia. E invece oggi il dibattito è solo e sempre un attacco alla magistratura: politica, stampa, tv. Del dibattito legislativo per trovare rimedi e soluzioni al cattivo funzionamento della giustizia non si vede traccia. Giudice Ingroia, Clarence e molti esponenti della società civile si mobilitano perché sia concessa una scorta a Ilda Boccassini. Ma non sempre i cittadini si mostrano tolleranti nei confronti di qualche inevitabile scomodità causata dalla presenza di una scorta armata o di un giudice. Le è mai capitato qualcosa del genere? Come no!. Nel 1993, in pieno periodo stragista di Cosa Nostra, molti condomini della via di Palermo in cui allora abitavo fecero addirittura una petizione affinchè fosse rimosso il divieto di sosta anti-bomba. Da un giorno all'altro spuntaro manifesti di protesta e perfino una lettera-appello al Prefetto. Qualche tempo dopo io e qualche altro collega magistrato abbiamo invece dovuto fare i conti con la direttrice dell'asilo nido frequentato dai nostri bambini: capitava ogni tanto che accompagnassimo i nostri figli seguiti dalla scorta, e la vista di poliziotti armati pare urtasse la sensibilità non tanto dei piccoli quanto dei loro genitori. Ma che vuole, Palermo è Palermo.
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
© 1996-2002 Clarence s.r.l. |