Giorgio Bocca: i Savoia non rientreranno in Italia.
Sì, e le Italie non rientreranno in Savoia...
Cosa intende?
Chi?
Lei.
Lei chi? La Savoia? Non lo so cosa intende. Ricordo comunque che nel nemmeno tanto lontano '32 eravamo io, Scalfari, il giovane Cuccia, Martinazzoli, Jeder Jacobelli e io ad avere un flirt con lei. Grandi colline, sinuose e imbottite di Storia con la "S" maiuscola come richiede una buona sintassi: quella che i giornalisti di oggi se la sognano, dài retta a un giornalista di ieri che è un giornalista di oggi.
Eravate innamorati della Savoia?
Sì, in parecchi. Erano altri tempi, quelli: giocavamo sulle ridenti colline savoiarde, inzuppate di latte come si usava a quei tempi, a fare la lotta partigiana, noi: mica questi scherzetti dei telefonini, di Internet che ancora non ho capito bene cos'è, ma ve lo dico io come funziona: non funziona. Ai miei tempi dicevano: il telefono è una cavolata, e poi si è vista come è andata a finire.
Vi sentivate per telefono molto spesso?
Chiamavo con quelle belle cornette nere di bachelite il mio vecchio amico Vittorio Orefice, e gli dicevo: "Lévati il farfallino": e lui ci cascava, si chiedeva com'è che riuscivo a vedere attraverso il telefono che aveva il farfallino. Era così, a quei tempi: non la capivano, la tecnologia...
Sentiva qualcun altro con il telefono?
Sì. Per esempio, due o tre volte al giorno chiamavo il mio vecchio amico Mario Scelba. "Pronto?" mi faceva lui, e io: "Prrrrrrrr". Bello: le possibilità che ti dà la nuova tecnologia sono immense.
Comunque, di Casa Savoia cosa dice?
Ho provato a citofonare qualche volta. La gente deve sapere. Non mi hanno mai aperto il portone.