"Flash: The Art of the Mark" Una traccia permanente nella storia del tatuaggio e dell'arte di Miki Vialetto
Grazie al contributo dei maggiori tatuatori a livello mondiale, ecco un prezioso volume che raccoglie la più autorevole raccolta di flash della storia del tatuaggio moderno.
Presentato in anteprima europea a Berlino, il libro e le tavole degli artisti saranno in mostra durante la tre giorni della Milano tattoo convention.
Il processo di riconoscimento del tatuaggio come forma d'arte contemporanea si è esplicato nel tempo grazie essenzialmente all'opera di una serie di tatuatori capaci di imporsi come uomini di cultura all'interno di circuiti artistici trasversali. I tatuaggi sono andati in mostra all'interno di gallerie d'arte tradizionali e underground, hanno occupato pagine di giornali e programmi televisivi, e ispirato performance e pubblicazioni di ogni genere.
L'esempio di Don Ed Hardy è in tal senso significativo; con l'etichetta Hardy Marks Publication ha infatti organizzato numerose mostre itineranti in tutti gli Stati uniti pubblicando libri "catalogo" per documentare queste exibition. Oppure Paul Booth, che durante l'ultima convention di Boston ha dato la possibilità a diversi, importanti tatuatori, di dipingere alcune tele in condivisione, alternandosi uno con l'altro sullo stesso soggetto a distanza di pochi minuti.
Sia Ed Hardy che Paul Booth hanno proposto soggetti strettamente legati ai tatuaggi, arte pittorica direttamente collegata ai tattoo flash, i primi simboli mediatici, veicoli di comunicazione dell'arte del tatuaggio nel mondo. Molti altri tatuatori si esprimono abitualmente attraverso la pittura con risultati eccellenti: tra questi ricordiamo Guy Aitchison, Mick di Zurigo, Timothy Hoyer, la Famiglia Leu, Permanent Mark, Horiyoshi III, Morbella, Bugs, capaci di imporsi all'attenzione dei critici d'arte di tutto il mondo.
Ma da dove nasce tutto questo? Per capire l'origine del legame tra tatuaggio e arte pittorica dobbiamo fare un passo indietro. In culture ed epoche diverse, i tatuatori hanno rivelato doti creative non comuni, muovendosi però, soprattutto in passato, su un numero d'icone molto limitato rispetto ai giorni nostri. In Europa, agli inizi dell'Ottocento, fecero la loro comparsa i primi disegni per tatuaggi con rappresentazioni legate alle arti e mestieri dei vari artigiani; oppure si trattava di soggetti a carattere religioso che testimoniavano, per esempio, il pellegrinaggio in un santuario. Solo verso la metà del 1800 i tatuatori iniziarono a creare illustrazioni con altri soggetti e secondo stili personali; un fatto ancor più importante se si pensa che a quell'epoca non esistevano tecniche free hand o custom work. I flash diventarono una sorta di biglietto da visita del tatuatore e in molti casi veri e propri simboli "promozionali" del tatuatore stesso. Spesso infatti gli studi erano collocati all'interno di carrozzoni durante le fiere, oppure nei negozi da barbiere, cosicché le illustrazioni facevano da attrattiva per i passanti e la clientela, veri e propri eye-catching capaci di farsi notare come un lampo di luce.
Proprio da questa prerogativa nasce dunque il termine flash, per definire i disegni realizzati dai tatuatori al fine di poterli successivamente tatuare. In passato i tatuatori passavano del tè sul foglio bianco e una volta asciugato vi disegnavano sopra i loro soggetti; un procedimento finalizzato a dare maggior realismo ai disegni in relazione alla loro trasposizione sulla pelle.
Sono molti i tatuatori che ci hanno tramandato i loro lavori, vere e proprie testimonianze dell'arte del tatuaggio degli ultimi secoli; in diversi musei sono infatti esposte tavole di artisti come gli americani Charlie Wagner, Bert Grimm, Percy Waters, oppure di europei quali Christiaan Warlich, Sutherland Mc Donald, George Burchett. I flash sono quindi da considerarsi come il primo legame tra il tatuaggio e l'arte, realizzati secondo design che con il passare del tempo si sono affinati sempre di più. La proposta di un libro unico
Questo discorso ci porta quindi al libro di Miki Vialetto. In passato alcuni editori hanno pubblicato volumi monografici su tavole di flash di tatuatori del calibro di Sailor Jerry, Herbert Hoffmann, Ed Hardy e Horiyoshi III; ma nessuno prima d'ora aveva proposto una raccolta di lavori dei migliori tatuatori al mondo. Flash: The Art of the Mark raccoglie il lavoro di circa 70 artisti tattoo, provenienti dai cinque continenti. A ognuno di loro è stato chiesto di realizzare una serie di flash inediti, capaci di testimoniare al meglio l'evoluzione tecnico-artistica del tatuaggio. Ogni tatuatore ha disegnato complessivamente tre tavole di flash, tra cui il progetto di una schiena; se in passato questo soggetto veniva infatti eseguito sporadicamente, oggi è sempre più diffuso anche come primo tatuaggio. Questione di stile
Per dare ai lettori uno spettro esauriente di tendenze e stili sono stati scelti esponenti di culture diverse.
Per l'orientale, il contributo dei più grandi maestri giapponesi, Horiyoshi III e Horitomo (scuola tradizionale), Hideo Uchiyama e Horitaka (scuola moderna). E' vero anche che in occidente sono tantissimi i tatuatori che amano questo stile e per questa ragione all'interno del volume si troveranno lavori di artisti del calibro del canadese Paul Jeffries, degli svizzeri Filip Leu & Mick Tattoo, del danese Henning Jørgensen, dell'australiano Trevor Mc Stay e degli svedesi Matti e Charlie.
Molti poi sono i tatuatori che si cimentano nello stile classico-tradizionale, come gli americani Theo Mindell e Wrath, il sudafricano Permanent Mark oppure gli europei Bruno, Rudy Fritsch e Angelique. Per quanto riguarda il tribale, oltre a Leo Zulueta, vero promotore occidentale di tale stile, troverete le tavole maori di Inia III e Roger Ingerton, quelle samoane di Paolo Suluape e quelle marchesi di Chime e Mo'o.
Ma non bisogna dimenticare che tantissimi artisti di talento non hanno mai voluto sposare uno stile particolare; alcuni anzi, in verità pochi e ben rappresentati nel libro, sono stati essi stessi in grado di creare uno stile capace poi di fare scuola nel mondo. Come Felix Leu, Theo Jak, Mike Davis, Patrick Conlon, Timothy Hoyer, Chis O'Donnel, Robert Hernandez, Paul Booth, Kevin Leblanc, Juan Puente, Tin Tin, Bernie Luther, Claus Fuhrmann, Titine Leu, Tim Lehi, Chris Trevino, Luke Atkinson, Alex Binnie, Bugs e Rob Koss.
Miki Vialetto è nato a Castellanza nel 1971. Si occupa della cultura del tatuaggio da oltre 10 anni. Fotografo e redattore, per otto anni è stato il direttore delle riviste "Tattoo Revue" e "Tattoo Energy", mentre da tre anni è il direttore delle testate "Tattoo Life" e "Tattoo Energy" riviste cult nel mondo del tatuaggio tradotte in sei lingue (italiano, francese, tedesco, inglese, spagnolo e giapponese) distributite in 42 paesi. E' anche l'autore di diversi libri, tra cui l'annuario tatuatori italiani e il "World Wide Tattoo Director".