26 ottobre 2001. Finalmente sono arrivato a Vientiane, capitale del Laos. Ieri sera ho attraversato il Ponte dell'Amicizia che collega il Laos alla Tailandia con lo zaino pieno di volantini, ma la pigra dogana non lo ha controllato. Il viaggio durato dieci ore di autobus da Bangkok, mi ha un po' stancato. I miei compagni di strada sono Silvia Manzi, Olivier Dupuis, Bruno Mellano, Nikolaj Khramov e Martin Schultes. Siamo militanti radicali. Olivier è il segretario del partito e deputato europeo, Bruno consigliere regionale in Piemonte. Nik è invece russo. Pranziamo tutti assieme e decidiamo come procedere. Con Olivier alle 16 in punto mi dirigo in tùk-tùk (clicca qui se non sai cos'è un tùk-tùk, ndr.) all'Università, mentre gli altri tre se ne vanno a piedi sul lungo Mekong con il loro striscione. Ci abbracciamo. Ancora non lo posso sapere, ma ci saremo rivisti tutti insieme solo dopo quindici giorni di carcere, al processo. Sullo striscione come sui volantini, lo slogan, in laotiano, dice "Democrazia, Libertà, Riconciliazione". Martin non partecipa all'azione. Deve solo fotografare, fare il primo collegamento a Radio Radicale e scappare a Bangkok. Il Mekong è bellissimo, maestoso. Vientiane invece un'orrenda piccola metropoli. La tensione nel gruppo è alta. Per la prima volta un gruppo di occidentali terrà una manifestazione in Laos, paese chiuso, quasi medioevale, di cui si sa solo che in carcere si muore per fame, torture e malattie. Ho un po' di paura.
Dopo nemmeno quindici minuti un gruppo di studenti dei nuclei della "Gioventù Rivoluzionaria" mi arresta. Sono riuscito comunque a distribuire circa trecento volantini. Due ore di strattoni e minacce. Vengo ammanettato. Mi portano al Commissariato dell'Immigration Office. Soffro di allergia al nichel e le manette mi hanno già ricoperto le braccia di pustole. Vorrei grattarmi. Mi separano da Olivier e con i ceppi ai piedi mi fanno distendere sul pavimento, semi nudo, accanto a un televisore a tutto volume e alla ventola dell'aria condizionata. Tra una domanda e l'altra passo così la notte. Ho lasciato volutamente il mio passaporto in pensione. Chiedo notizie dei cinque studenti e non dico nemmeno chi sono. Non rispondo. Non riesco a dormire. A mezzanotte mi tolgono i ceppi e mi portano nel cortile per una foto. Rivedo Olivier. Insomma... che faccia!