Carissimo Massimo,
sapevo della tua (vostra) brutta esperienza, anche perché per i misteriosi casi della vita conosco il diplomatico italiano che ha curato, in parte, la vostra difesa mentre eravate nell'orribile gabbia di Vientiane. Mi aspettavo dunque il peggio, ma onestamente devo dirti che il mio Laos è stato una piacevolissima sorpresa. Anche dal punto di vista della politica e non solo del turismo: certo, è un regime a partito unico; ci sono (stati? e ora forse non più) i campi di "rieducazione" per i dissidenti; c'è la pena di morte; la quasi impossibilità di avere un passaporto per un laotiano (che poi che diavolo se ne farebbe, visto che lo stipendio medio mensile s'aggira fra i 20 e i 30 dollari?). In cambio, paradossalmente, queste gravissime lesioni del diritto hanno fatto sì che il Laos si sia, almeno per il momento, salvato dal destino di "sviluppo" senza regole e senza morale (e spesso con le stesse lesioni agli stessi diritti) della Thailandia o della Malesia. Una tesi che non sostengo solo io, ma anche colleghi e osservatori più esperti di me, come Tiziano Terzani, reporter non certo imputabile di schieramenti a sinistra preconcetti (vedi il suo Un indovino mi disse).
Carissimo Massimo, tutta questa spatafiata per dirti che di sicuro metterò online il tuo triste diario laotiano. Ma anche per esternarti la mia invidia per la sicurezza ideologica che ti sorregge... beato te...