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  LA RISPOSTA DI MASSIMO LENSI

Caro Maurizio, quando si dice i casi della vita... se dovessi risentire il diplomatico italiano che citi, salutamelo di cuore.
Sul resto: ti capisco, e non posso negare che sono anche in parte i miei dubbi. Non sono uno corazzato, da sicurezze o ideologie. Ho girato molto in Asia, e molto in paesi totalitari, conosco di persona il mio concittadino Terzani, ho letto i suoi libri, e alla fine mi sono fatto una semplice convinzione. Per evitare "casini", guerre e altro, occorre prevenzione da parte "occidentale". Nella vita di tutti i giorni mi occupo di cooperazione allo sviluppo. Brutto argomento, credimi. Vere marchette. Non te la faccio lunga, ma quello che sto cercando di dirti è che laddove non ci sono le minime garanzie di rispetto dei diritti individuali, non è possibile portare niente: lavoro, vaccini, acqua potabile. Niente di niente. Il Laos lo conosco molto bene. L'ho girato, negli anni passati ovviamente (adesso mi sarebbe, come dire... difficile) in lungo e in largo. Più volte. E vorrei proprio sapere dove sono finiti gli investimenti dell'Unione europea, dell'Italia anche, previsti per nuove strade, ospedali, impianti di potabilizzazione ecc. Gli studi e ricerche che stiamo effettuando ci danno la misura dell'utilizzazione dei fondi. Circa il 10-15 per cento. Il resto finisce nelle tasche dell'oligarchia. E se nel tempo ho visto qualche, ma leggero, miglioramento, questo l'ho potuto verificare solo a Vientiane e Luang Prabang (per i fondi Unesco). Il mio carcere era pieno, letteralmente pieno, di sequestrati... sì! Personale straniero, in genere thai, di joint venture lao-straniere, arrestati per essere sottoposti a ricatto con le ditte: o pagano il ricatto oppure questi poveracci marciranno in carcere, senza reato, senza aver commesso niente. E che carcere...
Non ho convinzioni ideologiche, credimi, ma ogni giorno che passa mi convinco sempre di più che senza libertà e rispetto dei diritti qualsiasi sviluppo economico non va a migliorare gli standard di vita dei più, della gente. Serve solo a migliorare la qualità di pochi, anche tanti (ma non in Laos), ma non è un processo a pioggia, che si chiami liberismo o commercio equo e solidale o altro. Il Laos però si sta aprendo al mercato, vuole la grande diga sul Mekong, appronta con i fondi Undccp una nuova guerra alla droga, in stile afgano, che colpirà solo le etnie hmong, bru, lum e altre.
E questo "sviluppo", questo processo economico non lo puoi fermare. E' nelle cose. Va associato a una forte pressione internazionale, sotto forma di vero e proprio "ricatto democratico", per stabilire rispetto dei diritti delle persone. Almeno così la vedo io, ovviamente. E attraverso la cooperazione qualcosina si può iniziare a ottenere: mappatura delle carceri, anagrafe dei prigionieri, monitoraggio dei processi di regime. Tutte cose che sembrano scontate, ma nessuno, ripeto nessuno nemmeno l'Onu di Vientiane, conosce i nomi e cognomi delle persone detenute nel carcere di Phontong, il mio. E l'Onu finanzia ogni pasto con 5 dollari al giorno, 120 detenuti, 600 dollari. Di cui circa 10-20 per il cibo (un rancio orrido) e il resto nelle tasche della direzione del carcere. Piccole cose che si possono cambiare.
Ti ringrazio per l'ospitalità. Veramente. In questi mesi mi sono occupato anche di cercare di dare pubblicità a queste tragedie. Sto cercando di far approvare delibere e odg nei consigli comunali e regionali: speriamo bene...
Un caro saluto
Massimo

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  a cura di Maurizio Pluda
gli stessi argomenti su:  Corriere della Serail Nuovola Repubblica
   data: 15 febbraio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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