"Non è pensabile che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) debba pagare tutto a tutti: deve rimborsare solo le prestazioni che servono davvero alla salute". Così il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha spiegato ieri la "nuova" politica sanitaria del governo: reintroduzione a partire dal prossimo 24 aprile dei ticket sulle cosiddette "prestazioni non indispensabili" (tra cui omeopatia, agopuntura, chirurgia estetica e cure odontoiatriche per alcune fasce di popolazione, ndr) e la nascita dei livelli essenziali di assistenza (Lea). Secondo il ministro, che ha parlato dal palco della Fiera di Milano dove ha partecipato a un workshop sulla formazione dei manager della sanità, la definizione dei Lea è un "serio accordo che permette ai cittadini di avere serie garanzie".
C'è chi dubita, e molto, su queste "serie garanzie". Si sente infatti puzza di una sanità dal modello americano (le cure si pagano, almeno quelle non assolutamente indispensabili). E c'è in giro una brutta aria di intolleranza verso le altre medicine, come per l'appunto omeopatia, agopuntura, fitoterapia ecc... Ma il ministro ha subito rintuzzato le critiche, avviando una campagna promozionale a favore della sua "riforma" della sanità pubblica. "Quella dei Lea non è una rivoluzione", ha scandito Sirchia davanti ai futuri manager del nostro benessere, ricordando che "la rivoluzione sta solo nel fatto che c'è un patto tra Stato, regioni e cittadini al fine di garantire a questi ultimi il livello dei servizi erogati". Le prestazioni, infatti, "non saranno più affidate al caso, ma a un preciso accordo e saranno erogate da tutte le regioni italiane, e non solo dalle più efficienti, a un certo livello. Perché i cittadini", ha sottolineato il ministro, "ovunque nascono, hanno gli stessi diritti". L'accordo sui Lea "sarà rivisto periodicamente, una volta all'anno, ma forse anche di più, perché in base all'evoluzione della medicina e dei bisogni anche l'assistenza ai cittadini possa essere aggiornata".
Quanto al tipo di prestazioni che, escluse dal Lea, saranno a carico del paziente "mi sembra abbastanza logico", ha commentato Sirchia, "che le prestazioni non prettamente necessarie non possano essere a carico del Ssn, che già si grava di una serie di spese improprie da guardare e ridimensionare una volta per tutte". Ma niente allarmismo, ha avvertito il ministro, perché "i cittadini non si accorgeranno nemmeno delle differenze. Le prestazioni, infatti, non sono state diminuite, ma aumentate e lo stanziamento che lo Stato ha fatto alle Regioni è di 26mila miliardi di lire più elevato per questo quadriennio di quanto fosse prima. Basta con l'allarmismo agitato da qualcuno: il solito spettro delle cose terribili che accadranno è assolutamente un'invenzione".
Caro ministro, la prendiamo parola: speriamo di non essere presto delusi.