Altro che Freedomland! Dall'umore dei dipendenti messi in mobilità della società milanese che si occupava di Internet via televisione, quella sembra più una Prisonland.
Il 27 febbraio 2002 una trentina di ragazze e ragazzi che lavorano per la società gestita da Virgilio de Giovanni si sono dati appuntamento fuori dalla sede milanese della Confcommercio per scioperare contro i licenziamenti di 23 dipendenti su 60. In quella sede si stanno svolgendo le trattative tra azienda e sindacati per cercare di arrivare a un accordo tra i vertici di Freedomland e i lavoratori.
Per strada invece, cartelli ovunque che richiamano l'attenzione sulle recenti scelte strategiche della società: "Freedomland, la terra dei licenziamenti liberi", "Freedomland, assumere per entrare in borsa, licenziare oper succhiare la cassa" oppure "Soldi per i dirigenti, licenziamenti per i dipendenti".
Il clima generale della protesta milanese bagnata dalla pioggia è di assoluta sconsolatezza.
Francesca, redattrice del portale, si dichiara delusa dal trattamento che l'azienda ha riservato per i suoi dipendenti. "Non abbiamo mai ricevuto una comunicazione ufficiale. Hanno stilato questa lista di 23 persone da buttare fuori e l'hanno passata ai sindacati. Sono stati loro - racconta Francesca - a informarci, dopo che li avevamo contattati per capire cosa stava succedendo e per tutelarci. Non ci potevamo credere. Ci pareva impossibile, specie dopo l'iniziale ubriacatura in cui molti credevano che la Web Tv potesse funzionare. Ci sono state persone che hanno investito i loro risparmi sui titoli borsistici. Per ritrovarsi a mani vuote dopo solo un anno. Nel 2000 il titolo valeva 105 euro. adesso è a quota 14. Un disastro, una bolla che si è sgonfiata nel nulla. Per non pensare poi a chi ha famiglia, figli, mutui da pagare".
Ma non sono ricollocabili questi 23 dipendenti? La società dice di no. Stando alle dichiarazioni del rappresentante sindacale, Pippo Foti della Fisascat Cisl, la società per ora, in fase di trattativa, si è limitata a offrire un'uscita di 9 mila euro (lordi) a lavoratore. Un'offerta ridicola.
Ridicola, a detta di Lucia, quanto i piani di rilancio della società. "Abbiamo riso per due giorni - racconta Lucia- quando abbiamo visto il piano industriale. Cinque fogli scritti con Word in cui si evidenziano, con dati e statistiche (fonti Freedomland), i fallimenti della società nel settore della Internet Tv che ha registrato un calo del 64% in due anni. Poi la chicca, i piani per il rilancio nei servizi multimediali riassunti in un'immagine in cui si vede il logo della società e una serie di frecce che rimandano a otto distinte caselline che dovrebbero rappresentare i settori trainanti: Video, Audio, Dati, Tv, Radio, Internet, Satellite, Mobile. Da non crederci, un piano industriale che punta alla multimedialità nel breve e lungo periodo riassunto in un singolo foglio". Piano industriale alla mano, c'è davvero da non crederci, pare proprio una presa in giro.
Poi si avvicina un ragazzo che non rivela il nome e lancia un appello a chi è responsabile di queste scelte: "Noi non abbiamo nulla contro chi si occupa di finanza e di borsa. Ma per carità, cercate di pensare anche alla povera gente che mettete sulla strada". E si lascia sfuggire una triste considerazione: "Siamo stati assunti per quotarsi in borsa. Adesso ci licenziano per tenersi i soldi".
Soldi che pare che ci siano. Dal ricollocamento azionario, la società ha in cassa 200milioni di euro. 400 milioni di lire che serviranno, dicono ai vertici, per il piano industriale.