Va dall'India fino al Guatemala la mappa del commercio di organi in vista dei trapianti a favore di acquirenti provenienti da Paesi più ricchi.
CHI VENDE E CHI COMPRA - Si calcola che in soli tre anni, dal 1990 al 1993, in India (dove il commercio di organi da vivente è legale) siano stati venduti oltre 2.000 reni a malati benestanti provenienti da Europa e Medio Oriente. Entro il 2000, affermano alcuni esperti, in India la maggior parte della popolazione più povera sarà priva di un rene. Secondo la mappa dei possibili acquirenti, almeno 960 malati dei Paesi del Golfo arabo hanno acquistato un rene in India, Egitto, Iraq o Filippine, e oltre 650 persone dell'Arabia Saudita hanno acquistato un organo in India.
Il primo caso accertato di traffico di organi è del 1987, quando in Guatemala vengono trovati 30 bambini destinati alla vendita dei loro organi a ricchi occidentali. In seguito, decine di casi sono stati denunciati da associazioni umanitarie in Brasile, Argentina, Messico, Ecuador, Honduras, Paraguay.
Il primo arresto per traffico di organi umani destinati ai trapianti risale invece al 1996, in Egitto, al termine di un' indagine su un traffico di reni umani prelevati da viventi appartenenti alle classi più povere, per un compenso di circa 15 milioni di lire.
Nell'ottobre del 2000 il ministro dell'Interno della Repubblica Moldova, durante una conferenza al Viminale, testimonia come fatto accertato l'esistenza di un traffico di organi dal suo paese alla Turchia. Il prezzo per vendere un pezzo di sé è di circa tremila dollari. L'organizzazione "China Watch" ha diffuso una relazione sul commercio di organi dei condannati a morte cinesi verso paesi dell'Unione Europea.
ITALIA - Sospetti di un commercio di organi si sono affacciati più volte anche in Italia in questi anni, dall'inchiesta del 1990 su un presunto traffico di bambini dal Brasile, a quella avviata nel '94 dalla procura di Catania in seguito all'autodenuncia di un giovane indiano di avere ceduto un rene ad un italiano in cambio della promessa di un posto di lavoro, all'inchiesta che nell'estate del 1998 ha coinvolto il Policlinico di Roma.
L'ALLARME - Dall'Italia come dall'Europa è sempre venuto un 'no' esplicito al commercio di organi. Il primo a pronunciarsi nel 1992 è stato, con un documento, il Comitato nazionale di bioetica. Pochi mesi più tardi è stata la volta del Parlamento europeo, con il divieto di importare nella Cee organi e tessuti di origine non chiara.