Lo scorso dicembre il Vaticano ha deciso che Padre Pio, il mistico di Pietralcina, ed Escriva de Balaguer, il fondatore della potente organizzazione Opus Dei, saranno santi.
Nulla da dire sulla scelta di padre Pio. Sono infatti decenni che molti fedeli già lo considerano un santo e sono innumerevoli i miracoli che vengono attribuiti al frate nato a Pietrelcina il 25 maggio 1887 e morto a San Giovanni Rotondo il 23 settembre 1968 e che per 50 anni, dal 1918, si dice che abbia avuto le stimmati sulle mani, i piedi e il costato. E'stato anche molto attivo un gruppo di pressione legato al frate che ha spinto per il riconoscimento della chiesa.
Ma sul fondatore dell'Opus Dei sono molti a nutrire dubbi. Jose Maria Escrivà de Balaguer ha "impiegato" 21 anni per vedere riconosciuta la sua santità. Nel 1992 fu proclamato beato. All'epoca ci furono polemiche sia sulla rapidità del processo di beatificazione sia sul suo svolgimento: si disse che erano stati sentiti troppi testimoni a favore e deliberatamente esclusi quelli contrari. La fase di canonizzazione, invece, non è stata accompagnata da altrettante polemiche, anche se nel '98 si era parlato di uno stop del Vaticano.
Ma quel che più fa nutrire dubbi sul suo conto sono i loschi rapporti che Escrivà de Balaguer ha avuto con la dittatura del generale Francisco Franco in Spagna nell'immediato secondo dopoguerra.
Sull'argomento le posizioni sono contrastanti. Da una parte l'Opus Dei ha sempre asserito la propria estraneità al sistema politico franchista, dall'altra è sempre viva un'accusa di collusione col regime del Generalissimo.
Alla base delle discussioni c'è un fatto incontrovertibile: alcuni membri dell'Opus Dei hanno fatto parte del governo spagnolo durante il regime di Franco. Così riassume la circostanza lo storico tedesco Peter Berglar: "Nel 1957, Franco riorganizzò la compagine ministeriale in vista del risanamento di una situazione economica precaria, specialmente per quanto riguardava la bilancia commerciale con l'estero. Per avviare la Spagna verso un sistema economico e finanziario capace di competere con il mondo moderno, nominò ministri alcuni specialisti ben qualificati, che provenivano dalle banche e dall'università. Due di loro erano membri dell'Opus Dei: Alberto Ullastres, docente di storia dell'economia nell'Università di Madrid, fu nominato ministro del Commercio; Mariano Navarro Rubio, direttore amministrativo del Banco popular, fu chiamato al ministero delle Finanze. Più tardi, si aggiunsero Gregorio Lopez Bravo, come ministro dell'Industria, e Laureano Lopez Rodò, come ministro senza portafogli e commissario generale del piano di sviluppo economico. Questi due ultimi, qualche anno dopo, in epoche diverse, furono anche ministri degli Esteri. Nelle pubblicazioni specializzate, si suole parlare di "era tecnocratica" del regime franchista, come a voler indicare che, allora, dalla priorità dell'ideologia si passò a quella del pragmatismo".
Quindi, il Vaticano da una parte castiga chi, come Don Vitaliano, cerca di svolgere il proprio mestiere con umiltà dando magari qualche scocciatura ai suoi diretti superiori, e dall'altra beatifica e santifica chi ha intessuto rapporti con dittatori o responsabili di genocidi, come accadde per l'arcivescovo di Zagabria, monsignor Alojzije Stepinac, che durante la Seconda Guerra Mondiale collaboṛ attivamente con la dittatura ustascia filo nazista.
Per avere un quadro più chiaro dei rapporti tra franchismo e Opus Dei, vi invitiamo a leggere il dossier pubblicato su kattoliko.it