Centocinque palestinesi, ventotto israeliani, un italiano (il fotoreporter freelance Raffaele Ciriello): è il bilancio di morte di questa ultima settimana nel mattatoio Palestina. Dati parziali, aggiornati al 13 marzo, che portano a poco più di 1500 il totale complessivo delle vittime della Intifada, cominciata il 28 settembre 2000. E' un mattatoio che non finirà mai? Dovremo fare i conti con una "vietnamizzazione" della guerra in Medio oriente? Il pessimismo sembra purtroppo di rigore, anche se alcune (pallide) buone notizie fanno capolino dalla cronaca recente: la storica risoluzione votata dall'Onu l'altro giorno, la lettera-appello dei riservisti di Tsahal (l'esercito israeliano) contro la guerra scatenata da Sharon nei Territori occupati e il ritorno in campo degli Stati uniti.
Dopo mesi di non intervento formale (e di appoggio sostanziale alla linea da macellaio del premier israeliano), il presidente Bush ha infatti finalmente deciso di inviare l'ex marines in pensione Anthony Zinni in missione a Gerusalemme e Ramallah. Con un immediato risultato positivo: i militari israeliani si sono ritirati da Ramallah, Qalqilyah e Tulkarem nella notte, in seguito all'incontro fra Ariel Sharon e lo stesso Zinni, nel quale l'inviato americano ha chiesto al premier israeliano il ritiro completo dei tank dai territori dell'autonomia palestinese. Zinni ha poi proseguito il suo viaggio, andando per l'appunto anche a Ramallah per incontrare Yasser Arafat. Una visita bipartisan, che solo per il fatto di esserlo rappresenta di per sé una buona notizia.
Ma perché gli Usa sembrano essersi risvegliati dal loro tattico letargo? Forse perché la guerra in Afghanistan non va affatto come Bush aveva sperato e ora quindi la Casa Bianca si appresta a sferrare un nuovo colpo strategico-propagandistico contro l'Iraq? Vale la pena ricordare che mentre Zinni torna in Palestina, il vicepresidente Cheney (vero uomo forte della gestione bushista del potere, dal padre al figlio) si sta facendo un gran tour fra Medio oriente e Golfo persico: 12 paesi in dieci giorni, per discutere - indovinate un po' - di come detronizzare definitivamente Saddam Hussein. Per farlo, ovviamente, gli americani hanno bisogno dell'appoggio dei paesi arabi e musulmani. Da qui il sospetto che il ritorno nel macello Palestina degli Usa sia il necessario do ut des per il via libera alla nuova fase della "guerra al terrorismo". Vero o falso? Ancora non lo si può dire, però a pensare male si fa peccato ma spesso si coglie nel segno...