Tre milioni o settecentomila? Il dubbio sulle presenze dei manifestanti a Roma il 23 marzo per dire no ai piani di riforma dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori rimarrà per sempre. Ciò che però è certo è che nella capitale il 23 marzo hanno sfilato in tanti, tantissimi.
Così tanti che alcuni uomini di governo hanno iniziato ad avere paura di una possibile rinascita della sinistra e hanno cominciato a delirare. Tre esempi: il ministro della Difesa Antonio Martino, il ministro delle Riforme Umberto Bossi e il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi hanno mosso critiche che vanno al di là del buon senso, accusando Sergio Cofferati, la Cgil e i manifestanti di sostenere, più o meno esplicitamente, il neoterrorismo italiano che starebbe dietro all'omicidio dell'economista Marco Biagi.
Accuse che hanno scatenato giuste polemiche sia tra i leader dei sindacati e della sinistra italiana sia tra quelli della compagine di governo che si sono resi conto delle assurdità dette dai loro colleghi.
Solo il premier ha cercato di barcamenarsi in una situazione piuttosto imbarazzante per il governo ed è arrivato a pronunciare frasi del tipo: "Faremo riforme, non cederemo a piazza e colpi di pistola" oppure "Al governo siamo in settanta, le frasi di pochi ministri non fanno testo". E in merito alla manifestazione ha dichiarato: "A molti sabato è stata pagata la gita gratis: musei e pranzo al sacco compresi".
Il richiamo all'ordine non si è fatto attendere e i sindacati si sono ulteriormente mobilitati, dandosi un altro appuntamento: sciopero generale per il 16 aprile. Otto ore di astensione generale dal lavoro sono state infatti decise dai leader della Cgil, Uil e Cisl Cofferati, Pezzotta e Angeletti. E il primo maggio si terrà una manifestazione unitaria a Bologna contro il terrorismo.
Anche in questo caso la risposta di Berlusconi è stata degna di nota: "Sarà uno sciopero parziale, non aderiranno tutti i 21 milioni di lavoratori".
LE ASSURDE FRASI...
ANTONIO MARTINO, ministro della Difesa
Muscoli - Con la manifestazione di sabato la Cgil ha voluto "mostrare i muscoli" ed esibire la sua "preoccupante potenza" "per ricordare alle istituzioni democratiche che non è loro consentito svolgere i compiti previsti dalla Costituzione e che sono stati loro assegnati dalla maggioranza degli elettori". Per Martino il sindacato ha mostrato di saper ben impiegare il denaro e di saper organizzare eventi di dimensioni imponenti, trasportando centinaia di migliaia di persone "a fior di miliardi ad applaudire Cofferati". Lo scopo è stato quello di alimentare la vanità del leader sindacale: "L'intera, gigantesca piazza era fatta soprattutto a beneficio di una sola persona, 'ad majorem Cofferatianam gloriam'", continua Martino. Il ministro si spinge oltre: partecipando alla manifestazione, la gente ha "inconsapevolmente" sostenuto la tesi degli assassini di Biagi: "Che la riforma del mercato del lavoro costituisce un tradimento dei diritti dei lavoratori". Martino non stabilisce collegamenti diretti tra manifestanti e terroristi, ma denuncia lo strapotere della Cgil e l'anomalia tutta italiana di un sindacato che vuole dettare le regole del gioco a governo e istituzioni: "La vera anomalia italiana - dice Martino - consiste nell'aver consentito la creazione di un potere sindacale smisurato sottratto a qualsiasi disciplina legislativa, dotato di risorse finanziarie ingenti, rispetto alle quali è immune dagli obblighi che valgono per tutti gli altri, che si pone come dichiarato obiettivo quello di impedire al Parlamento di fare leggi non di suo gradimento ed al Governo di esercitare il mandato ricevuto dagli elettori, governandolo".
Testo tratto da Repubblica.it
UMBERTO BOSSI, ministro delle Riforme
Sindacato o partito?
A dare un colore tutto politico alla manifestazione di sabato è anche il ministro delle Riforme Umberto Bossi, che sulle pagine del Messaggero di oggi non esita a definire la Cgil "un partito" e che attribuisce alla sinistra e al sindacato la responsabilità dell'assassinio di Biagi. Il vero fine di Cofferati, dice il leader della Lega, è quello di sostituirsi a D'Alema e Fassino, e finora "le sue bugie sono state l'alibi per il ritorno del terrorismo". "Cofferati - continua Bossi - ha visto che la sinistra stava giù senza un'idea e senza una bandiera, lui è andato in giro per le fabbriche a raccontare delle balle, come quella che licenziano i lavoratori. Questo ha portato al terrorismo. Peraltro a sinistra sono anche bravi, prima lo hanno ammazzato... e poi si sono appropriati del morto".
Testo tratto da Repubblica.it
MAURIZIO SACCONI, sottosegretario al welfare
lavoratori assassini - Di ambiguità tra la Cgil e certe cellule anomale del mondo del lavoro parla oggi sulla Stampa anche il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, che invita il sindacato a chiarire definitivamente la sua posizione. "La Cgil deve chiarire da che parte sta. Non servono parole per condannare il terrorismo, dai sindacati vogliamo fatti concreti": il sindacato deve porre un confine a sinistra, come fece Lama negli anni di piombo. Non basta una semplice condanna.
"L'omicidio di Marco Biagi - dice Sacconi - nasce nel mondo del lavoro, non è un universo così vasto quello dove bisogna cercare e i sindacati conoscono le nicchie anomale di questo sistema". "Vogliamo denunce, delazioni. Ci sono situazioni di confine, che hanno nomi e cognomi, che tutti conoscono", conclude Sacconi.
Testo tratto da Repubblica.it
...E LE RISPOSTE
CARLO AZEGLIO CIAMPI, presidente della Repubblica
Sale della democrazia - "Tutto quel che sono manifestazioni fatte pacificamente, con serenità, sono il sale della democrazia".
SERGIO COFFERATI, segretario Cgil
Senza cervello - "Hanno perso la testa. Sono alieni. Gente che parla solo di sé. Non conoscono la storia d'Italia". E ancora: "Non sanno quello che il sindacato ha fatto per difendere la democrazia e le istituzioni. Come fossero arrivati ieri. Vedono solo se stessi, e menano colpi. Non hanno il senso dello Stato. Devono chiedere scusa e smentire, deve farlo Berlusconi se no io a quella riunione convocata dal governo non ci vado".
FAUSTO BERTINOTTI, segretario Prc
Inaudito - "L'accusa alla Cgil di contiguità o di rapporto, quale che sia, con il terrorismo è inaudita, senza precedenti, incompatibile con chi ha incarichi di governo".
IGNAZIO LA RUSSA, Alleanza nazionale
Parole di troppo - "Mi sembra che qualcuno abbia detto una parola di troppo, perché un ministro o un sottosegretario che sia, alla vigilia di un incontro così importante avrebbe fatto meglio a non fare le dichiarazioni che ha fatto".
PIERO FASSINO, democratici di sinistra
La voce di milioni di persone - "Mai si erano sentiti giudizi così ingiuriosi e infamenti verso una grande organizzazione sindacale che rappresenta milioni di cittadini ed è impegnata da sempre nell'affermare i valori della democrazia".
MASSIMO D'ALEMA, democratici di sinistra
Che succede? - "Il governo ha dato una risposta insufficiente, anche perché le dichiarazioni dei ministri sono venute dopo la convocazione dei sindacati. Credo che il presidente del Consiglio debba prendere la parola e debba smentire nel modo più chiaro, senza finzioni, le cose dette da due ministri".
MARIO LANDOLFI, portavoce Alleanza nazionale
Rischi per il governo - "Ci sono esponenti del governo che si lasciano prendere da eccessi verbali contro i sindacati senza rendersi conto di danneggiare innanzitutto l'esecutivo".
MARCO FOLLINI, presidente del Ccd
Rispetto - "Confidiamo che Berlusconi intervenga per riportare il confronto politico e sociale sul terreno liberale del rispetto delle persone e delle opinioni. Occorre una grande misura di civiltà e di serenità: due valori che in alcune parole pronunciate da membri del governo sembrano essere del tutto dimenticate".
IL GOVERNO, la nota di Palazzo Chigi
Puntualizzazioni - "Nell'invito rivolto a tutti a riprendere il confronto è chiara ed implicita la convinzione del governo che non esistono collusioni, ambiguità o contiguità del sindacato nei confronti del terrorismo" Anche se lo stesso Silvio Berlusconi afferma che "Bossi è stato frainteso".
LICENZIAMENTI? NO, GRAZIE
Chi rema contro l'articolo 18
E' già da un po' di tempo che il governo ha approntato un disegno di legge per la riforma del lavoro. Attaccando l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per poter licenziare più liberamente gli uomini di Berlusconi pensano di dare maggiore slancio all'economia italiana. Voi che ne dite? Fate sentire la vostra voce nei nostri forum.