La scuola non va bene. Lo sappiamo tutti da un pezzo. Ma chi ci lavora sa per diretta esperienza quanto false o manipolate siano le dicerie diffuse dalle burocrazie e dalle grandi penne giornalistiche sulla cosiddetta realtà scolastica. Ne fanno le spese tutti gli esterni al giro dei consiglieri del Principe, oggi autoinvestiti del ruolo di riformatori: gli insegnanti, offerti al pubblico ludibrio come "impreparati" e "fannulloni"; gli studenti, ora aizzati a "globalizzarsi" per vie multimediali, ora a riscoprire (a scelta) le radici del Locale o della Patria; e, infine, i genitori, che da cittadini di un sia pur avaro Stato Sociale sono stati - negli ultimi vent'anni - indotti a farsi utenti della Scuola Azienda, presi in considerazione solo se paganti e disposti a ticket aggiuntivi per fruire, in quanto famiglie, di saperi e prestazioni in illo tempore (1° gennaio 1948) previsti dagli ingenui padri costituzionali dell'Italia post-fascista per tutti.
Ma chi lavora nella scuola sa anche quanto queste dicerie abbiano trovato presa non per loro virtù, bensì per l'assenza di resistenze efficaci e proposte alternative. Nessun vero movimento degli studenti, nessuna spinta cooperativa (e non meramente corporativa...) fra gli insegnanti o almeno una convinta difesa del diritto allo studio per tutti da parte di sindacati e forze "di sinistra". E tuttavia il disagio quotidiano vissuto nelle aule non si è ridotto del tutto a semplice mugugno. L'ottimo di certe pratiche scolastiche, sia pur circoscritto, esiste. Il peggio, che si è sicuramente rafforzato per le spinte contraddittorie provenienti dall'alto, ora con angolazioni di "sinistra" e ora di "destra", non è necessariamente destinato a prevalere.
Il discorso delle autoproclamatesi élites su cosa dovrà diventare la scuola nell'epoca della mondializzazione è presente oggi più sui mass media che nella realtà; e più per la forza accumulata da burocrazie obsolete che per un razionale adeguamento ai nuovi bisogni di cultura, spesso costretti a maturare negli interstizi della società. E (purtroppo) più all'esterno che dentro le aule scolastiche.
L'esigenza di uno sguardo antiélitario e antiprivatistico sulla scuola non va però persa. La riaffermazione di un progetto di scuola di massa intelligente, critica e aperta a soluzioni democratiche, in opposizione sia alle tendenze localistiche e nazionalistiche sia a quelle di una mondializzazione dall'alto, non è impossibile.