Inizio di maggio: il leader della Lega Nord se ne esce con un'idea che semina zizzania nei palazzi della politica italiana. Per affrontare il problema prostituzione nelle grandi città, Umberto Bossi propone di istituire delle "zone protette dedicate all'esercizio del sesso". Nella fantasia dei politici e dei giornalisti queste aree avrebbero già un nome: Eros center. Un tempo le chiamavano case chiuse, ma ora che gli inglesismi vanno di moda...
L'obiettivo di questi "center" sarebbe togliere le prostitute dalle strade delle città che hanno più di 50 mila abitanti e spostarle in queste aree dove sarebbero controllate sul piano sanitario per poter ottenere l'autorizzazione della questura all'esercizio della prostituzione. In più, nei piani di Bossi, c'è l'idea di tassare la prestazione lavorativa. Ma non solo. "Gli eros center - commenta il leader leghista - vanno fatti solo nelle grandi città in modo che la campagna possa fare quello che ha sempre fatto: garantire il futuro della società facendo figli". Geniale, peccato che ormai in città, con la macchina, dalla campagna si arriva in un battibaleno. E quindi, anche gli abitanti della provincia potrebbero soddisfarsi le loro voglie senza tanti "sbattimenti".
La proposta del leader della Lega non è comunque piaciuta a tutti, anzi. All'interno della stessa maggioranza c'è chi si è opposto in maniera tenace. Il primo a esprimere piena contrarietà è il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. "Gli eros center - dice il ministro - rappresenterebbero una sorta di riconoscimento di un'imprenditorialità costituita sullo sfruttamento delle donne Perché in questo modo la prostituzione diventa un lavoro come un altro, tassato. Quaranta anni fa su questo tema abbiamo voltato pagina". Dello stesso parere Stefania Prestigiacomo (ministro per le Pari Opportunità) che dichiara di essere contraria a "schedature, a controlli sanitari obbligatori, alle case chiuse e a qualsiasi forma di sfruttamento. Si tratta di interventi - ricorda - che sono stati espressamente vietati dalla Convenzione dell'Onu del 1950 contro la tratta delle persone e lo sfruttamento della prostituzione".
Chi invece spezza una lancia in favore della proposta di Umberto Bossi è il ministro della Sanità Girolamo Sirchia che afferma: "è una proposta da valutare. Anche se si tratta di capire come possa attuarsi senza ledere alcuni principi importanti". Insieme al ministro si schiera Roberto Calderoli, vice presidente del Senato e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord che dice: "Non si può continuare ad assumere atteggiamenti ipocriti sulla questione della prostituzione. Certe prese di posizione provenienti dai settori centristi del governo e contrarie alle proposte dei ministri Bossi e Maroni non offrono alcuna soluzione ad un problema che va invece regolamentato".
Un secco no si leva invece dall'opposizione. Specie da due ex ministri ulivisti di sesso femminile: Livia Turco (Affari sociali) che dichiara: "Sono nauseata che un ministro della Repubblica affronti un problema così serio e delicato solo pensando al risultato delle prossime amministrative" e Rosy Bindi (Sanità) che ribatte: "Tutte le proposte di Bossi, a cominciare dalla devolution, passando per l'immigrazione, sono solo manifesti propagandistici. In particolare questa sugli eros-center è ipocrita, discriminatoria e ghettizzante".
A spasso con le lucciole.
L'anno scorso, con l'arrivo delle festività consumistiche del Natale, delle luci colorate, delle vie del centro intasate per lo shopping, Clarence è andato a trovare chi, ogni giorno, lavora sul marciapiede. Leggete qui cosa pensano e cosa fanno le associazioni che prestano assistenza.