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  UN CALCIO ALLO SFRUTTAMENTO

Il logo della campagnaIl mondiale di calcio va a incominciare. E insieme alle squadre scende in campo il grande business. Letteralmente, perché qui si parla dell'industria dell'abbigliamento, delle calzature e degli accessori sportivi. Un mercato che nel 2001 ha fatturato la bella cifra di 29.5 miliardi di dollari. Un fatturato immenso che però, purtroppo, è in gran parte frutto di prodotti che sono fabbricati in condizioni disumane, con orari interminabili, paghe da fame e sfruttamento dei minori.
Un esempio per chiarire il concetto. Per un paio di scarpe da calcio che al consumatore costano 100 dollari, il salario percepito dall'operaio che le ha fatte (spesso di un paese povero del terzo mondo) equivale allo 0.4% di quella cifra. Le spese per pubblicità e sponsorizzazione di quello stesso paio di scarpini sono invece l'8.5%, un altro 8% se ne va in materie prime, il trasporto e le tasse si prendono un ulteriore 5%... per non continuare a tediarvi troppo con cifre percentuali, ecco un riassunto con i dati raggruppati per tre grandi, diverse famiglie: la produzione incide per il 12%, mentre la distribuzione pesa per il 55% e il marchio per il restante 33%.
Vogliamo dirlo senza paura? E' una miseria. Uno sfruttamento indegno, che genera profitti davvero "vampireschi". Contro tutto ciò, proprio in concomitanza con l'inizio della coppa del mondo, scende però in campo la mobilitazione internazionale Un altro mondiale è possibile. Un sogno, forse velleitario, di un calcio che dia un... calcio allo sfruttamento. Ma anche un tentativo concreto per promuovere più etica nel mondo dello sport e una maggiore responsabilità verso i consumi. Perchè, come hanno sottolineato gli organizzatori durante la conferenza stampa milanese di presentazione della campagna, "onorare un grande sport popolare significa non chiudere gli occhi di fronte a tutto questo, ma impegnarsi affinché la dignità nel lavoro, i diritti dei bambini e delle persone a una vita dignitosa siano garantiti e rispettati".
I passi da fare sono ancora moltissimi. Basti pensare che fra i 23 giocatori azzurri selezionati dal ct Trapattoni l'unico ad aver finora aderito alla campagna è stato Damiano Tommasi. Ma a volte capita che il battito d'ali di una farfalla al polo sud diventi un terremoto al polo nord...
Un altro mondiale è possibile
Il sito ufficiale della
campagna per dare un calcio allo sfruttamento
Un altro mondiale è possibile?
Scopritelo via web...

 PER SAPERNE DI PIU'
Damiano Tommasi, unico azzurro ad aver aderito all'appello alla FifaNel 1996, grazie soprattutto alle pressioni di una mobilitazione mondiale, la Federazione calcistica internazionale (Fifa) si è data un codice di condotta da estendere alle imprese che fabbricano palloni e altri articoli sportivi su sua licenza. Buona idea, peccato che questo codice non sia mai stato applicato sul serio...
Dalla parte dei bambiniI dati ufficiali dicono che nel mondo ci sono almeno 250 milioni di bambini costretti a lavorare. E molti di loro lo fanno per l'industria sportiva, in particolare per cucire a mano i palloni: pare infatti che le loro piccole mani siano adattissime all'operazione...
Il calendario delle iniziativeParte la campagna per un altro mondiale e cominciano le iniziative di mobilitazione. Per sapere come, dove e quando, ecco una pagina (che viene aggiornata periodicamente) con le manifestazioni in agenda. C'è anche un mondiale di calcetto antirazzista...
 GRANDI IMPRESE?
Nike e Adidas nel mirinoAdidas e Nike nel mirino
Sul terreno di gioco dei mondiali, prima ancora che le squadre di calcio nazionali, si affronteranno due grandi marchi dell'abbigliamento e delle scarpe sportive, Nike e Adidas, che insieme si spartiscono oltre il 50% di questo settore di mercato. Sono due sponsor importanti della coppa del mondo. Adidas è il primo sponsor in assoluto, i mondiali si giocheranno con il suo pallone; personale, arbitri, guardalinee indosseranno e calzeranno il suo marchio; Nike è sponsor tecnico di 7 squadre nazionali.
Adidas e Nike sono però note anche ai consumatori critici e alle organizzazioni per la difesa dei diritti dei lavoratori di tutto il mondo. Nel 1996 ha fatto il giro del mondo un articolo pubblicato dalla rivista "Life" che mostrava alcuni bambini pakistani intenti alla cucitura di palloni da calcio a marchio Nike e logo Fifa. Nel distretto di Sialkot, dove si concentra l'80% della produzione mondiale di palloni da calcio, lavorano alla cucitura oltre 10mila bambini. Nel 1998 Adidas è stata invece accusata da un ex internato in un campo di lavoro in Cina di far uso del lavoro forzato di prigionieri politici per la produzione di palloni da calcio per i mondiali del 1998 (15 ore al giorno per 1 dollaro e 50 al mese).

  DALLA BIRMANIA A TOTTI

Francesco Totti con la divisa sponsorizzata KappaIl fattore (Robe di) Kappa
Cosa c'entra la povera e tormentata Birmania con le divise della nostra nazionale di calcio? Molto. E se avrete la pazienza di seguirmi, lo scoprirete anche voi. Gli azzurri sono infatti vestiti da capo a piedi dal marchio Kappa, che assieme a Jesus jeans e Robe di Kappa formano la "scuderia" di marchi di proprietà della società torinese BasicNet. E BasicNet produce...

  E PER FINIRE: CLARENCE AI MONDIALI

Clarence ai mondialiIl nostro speciale con gli occhi a mandorla
News, immagini e filmati per chi vuole seguire in tempo reale gli avvenimenti. Decine di giochi, centinaia di wallpaper e di cartoline per chi vuole divertirsi e cazzeggiare. Lia Celi, la vignetta quotidiana, i reportage del nostro inviato a Seul e molte altre cazzate per chi vuole sghignazzare un po'. Perché, in fondo, se vince l'Italia siamo contenti...

  di Maurizio Pluda
gli stessi argomenti su:  Italia OnlineVirgilioYahoo! Italia
   data: 31 maggio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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