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  DALLA PARTE DEI BAMBINI
Dalla parte dei bambiniI dati ufficiali dicono che nel mondo ci sono almeno 250 milioni di bambini costretti a lavorare. E molti di loro lo fanno per l'industria sportiva, in particolare per cucire a mano i palloni: pare infatti che le loro piccole mani siano adattissime all'operazione... Ci sono diverse inchieste e documenti che testimoniano questa barbarie. Come lo studio dell'organizzazione non governativa olandese India Committee of the Netherlands, che nel 2000 ha aggiornato un'indagine condotta in India per conto dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) da un autorevole istituto indiano. Da questa indagine risulta che sono ancora 10mila i bambini impiegati nell'industria dei palloni, nonostante i programmi per l'eliminazione del lavoro minorile in questo settore. I cucitori adulti percepiscono salari che sono addirittura inferiori ai minimi legali (meno della metà di un dollaro americano al giorno, circa un terzo dell'attuale salario minimo legale), a malapena sufficienti per acquistare un litro di latte e mezzo filone di pane al giorno.
Uno studio realizzato un anno prima rivela come anche in Pakistan ci siano ancora parecchie migliaia di bambini cucitori. Non che gli adulti se la passino meglio, visto che vengono pagati un terzo di ciò che servirebbe per vivere e le donne continuano ad accettare lavoro a domicilio sottopagato, non potendo recarsi ai centri di cucitura, creati apposta per combattere il lavoro a domicilio non controllabile, a causa degli impegni domestici. Ma mentre in Pakistan è in atto un programma per l'eliminazione del lavoro minorile finanziato da Oil, Unicef e camera di commercio di Sialkot, in India la stessa Oil è stata estromessa dal programma che viene attualmente finanziato dai produttori indiani di articoli sportivi. Che hanno preferito affidarsi, per le ispezioni, all'ente di certificazione Sgs, guarda caso pagato dalla Federazione calcistica internazionale (la Fifa), che si limita a verificare che non ci siano bambini al lavoro, ma non tiene in considerazione le condizioni di lavoro e salariali degli adulti. Nello stesso anno in cui prende il via il programma, il governo indiano esclude i centri di cucitura dalla legge sul lavoro nelle fabbriche che dà diritto a numerosi benefici, come un contratto di lavoro, un premio annuale, il doppio della paga oraria per gli straordinari ecc. Nella sua prima fase di monitoraggio la Sgs dice di non aver trovato traccia di bambini, che invece l'ong olandese ha intervistato e fotografato...
Da questa serie di indagini è partita la campagna Diamo un calcio allo sfruttamento dei bambini che la Global march against child labour ha avviato in vista dei mondiali di calcio. Per chi non sapesse cosa sia, la Global march against child labour è la più vasta campagna mai lanciata dalla società civile contro lo sfruttamento del lavoro infantile: è nata nel 1998 in India, riprendendo la tradizione delle grandi marce pacifiche di Ghandi, e oggi è presente in ben 140 paesi del mondo. Nei suoi quattro anni di vita ha raggiunto alcuni risultati di rilievo. Su tutti la Convenzione n. 182 adottata il 17 giugno 1999 dall'Organizzazione internazionale del lavoro, contro le forme peggiori di sfruttamento dei bambini. Ma la "vittoria" è ben lungi dall'essere stata raggiunta.

 L'organizzazione non governativa italiana Mani Tese è la coordinatrice europea della Global march e della campagna Diamo un calcio allo sfruttamento dei bambini. Se volete saperne di più non dovete far altro che cliccare qui.

  di Maurizio Pluda
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   data: 31 maggio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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