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  DALLA BIRMANIA A TOTTI
Francesco Totti con la divisa sponsorizzata KappaCosa c'entra la povera e tormentata Birmania con le divise della nostra nazionale di calcio? Molto. E se avrete la pazienza di seguirmi, lo scoprirete anche voi. Gli azzurri sono infatti vestiti da capo a piedi dal marchio Kappa, che assieme a Jesus jeans e Robe di Kappa formano la "scuderia" di marchi di proprietà della società torinese BasicNet. Ha un fatturato complessivo di 260 milioni di euro, che ha fatto alquanto felici il suo presidente e amministratore delegato, Marco Boglione, e gli azionisti 21 Investimenti della famiglia Benetton, il gruppo bancario svizzero Ubs, Li & Fung di Hong Kong, una delle maggiori trading company asiatiche. BasicNet è presente anche sul mercato americano in joint venture con la statunitense Reda Sports con il nome Kappa Usa e ha stipulato di recente un accordo con Li-Ning group, operatore dell'abbigliamento sportivo con oltre 2mila punti di vendita, che sarà licenziatario esclusivo dei marchi Kappa e Robe di Kappa per il mercato cinese.
Si tratta, insomma, di un'azienda molto dinamica e in forte crescita. Tanto che pur essendo un nano rispetto ai "padroni" del mercato sportivo (Nike e Adidas), BasicNet oggi può vantarsi di produrre in tutto il mondo: dalla Cina alla Turchia, fino alle remote Isole Maurizio. Paesi che doverosamente (è una cosa di cui bisogna darle atto) la società di Boglione cita nelle sue etichette, come invece non fanno altre sue illustri concorrenti. Purtroppo però Robe di Kappa (ricordate? E' uno dei marchi di proprietà di BasicNet) non si fa scrupolo di rifornirsi anche in Birmania, una delle peggiori dittature militari del mondo. Capace fra le altre cose di:
 rifiutarsi di trasferire il potere al governo legittimamente eletto e di tenere per anni in carcere oppure agli arresti domiciliari Aung San Suu Kyi: il premio nobel per la pace nel 1991 e leader del partito d'opposizione National league for democracy (Nld), che aveva vinto le elezioni del 1990 con l'82% dei voti. Al termine di una lunga campagna di boicottaggio e pressione, Aung San Suu Kyi è stata finalmente liberata poche settimane fa, il 6 maggio.
 ridurre ai lavori forzati più di un milione di uomini e donne.
 spostare a forza dalle loro zone d'origine un altro milione e mezzo di persone.
 praticare normalmente la tortura sui prigionieri politici (che sono 1700 circa).
 utilizzare la bellezza di 50mila bambini soldato.
 segnalarsi ai primi posti della lista nera dell'Organizzazione internazionale del lavoro per la mancanza dei più elementari diritti sindacali e per avere paghe fra le più basse del mondo.
 infine, dulcis in fondo, essere uno dei maggiori produttori mondiali di oppio ed eroina.
Ecco che il cerchio si è chiuso. Dalla Birmania a Totti via BasicNet. Ma la Rete di Lilliput vuole rompere questo cerchio. E ha lanciato, proprio in vista dell'inizio dei Mondiali, una campagna per chiedere alla società torinese di abbandonare la produzione di abbigliamento sportivo in Birmania.

Cliccando qui trovate la cartolina per partecipare anche voi alla campagna.
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  di Maurizio Pluda
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   data: 31 maggio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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