Il 4 giugno cadeva il 13esimo anniversario della brutale repressione del governo cinese per le dimostrazioni di piazza Tiananmen. Con quell'intervento militare i burocrati di Pechino posero fine a 40 giorni di dimostrazioni pacifiche causando la morte di centinaia di persone. Nonostante le immagini di quello scempio siano ancora impresse nella memoria di molti, ancora oggi i fatti del 1989 cinese non possono essere commemorati pubblicamente, perché, stando alle autorità, sono da considerarsi azioni sovversive e controrivoluzionarie.
Tanto sovversive che, a tredici di anni di distanza, la polizia cinese si dà ancora da fare per reprimere le voci del dissenso. E questa volta lo fa attaccando il mondo virtuale, bloccando per "ispezioni" (così dicono) dieci dei siti Internet più popolari in Cina.
A quanto ha riferito il quotidiano "Il Mattino" di Pechino, la polizia e l'ufficio delle telecomunicazioni avrebbero messo in piedi un'operazione di controllo per verificare che attraverso la Rete non venissero diffuse idee poco gradite dal regime cinese. Tre siti (FM365.com, Sina.com e Tom.com) sarebbero stati costretti a sospendere le 'chatroom'e i servizi aperti ai privati, come le pagine personali. Il lavoro "di controllo e rettifica delle informazioni nocive" su Internet dovrebbe durare alcuni mesi e, sempre stando al quotidiano di Pechino, mirerebbe a bloccare notizie "sovversive, su superstizioni, pornografiche, con contenuto violento e tutte quelle che arrecano danni al fisico e alla mente dei giovani o minano la stabilità sociale".
Le autorità cinesi hanno comunque sempre controllato Internet obbligando gli utenti a registrarsi presso l'Ufficio della sicurezza locale e mettendo in atto un sistema di filtri per impedire l'accesso ai siti considerati sovversivi.
Secondo statistiche ufficiali, alla fine di aprile del 2002, il numero di navigatori su Internet in Cina ha raggiunto i 56,6 milioni (su una popolazione di miliardo e 200 milioni di abitanti), oltre il 40% di navigatori usa Internet per procurarsi informazioni e per inviarsi email. Grazie a questa diffusione del web, qualcuno, con anonimi interventi, è riuscito comunque a commemorare i fatti di Tienanmen sfuggendo alla censura del regime cinese. Rischiando molto però. Solo un anno fa un navigatore cinese è stato condannato a quattro anni di prigione per aver diffuso online documenti di chiaro contenuto politico. Alla polizia importava poco se quei documenti inneggiavano alla democrazia.
Ecco un rapporto di Reporters Sans Frontières sui venti paesi che, fra controllo totale dei provider e degli utenti, scelta autarchica e blocco all'accesso dei siti web definiti pericolosi, censurano la Rete.
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