"Dunque è fatta, l'hanno approvata. La giornata di martedì io e le mie compagne di sventura l'abbiamo passata incollate chi alla televisione chi alla radio, a seguire in diretta il dibattito parlamentare che avrebbe deciso la nostra sorte di donne sterili. Non mi vergogno a dire che più di una volta sono scoppiata a piangere nel sentire il presidente Casini pronunciare la formula di rito "la Camera respinge" con la quale annunciava la bocciatura, uno dopo l'altro, degli emendamenti che avrebbero potuto salvare la procreazione assistita e, con essa, la mia unica speranza di diventare madre. A un certo punto della diretta parlamentare ha citofonato l'infermiera Cinzia, che viene a farmi le iniezioni di ormoni necessarie per il mio prossimo tentativo, il terzo, di fecondazione in vitro; le ho raccontato quel che stava succedendo in aula e si è commossa anche lei, tant'è che poi le tremava la mano e la puntura mi ha fatto più male del solito, per gradire. E molte amiche mi hanno telefonato in lacrime, chiedendomi se stavo sentendo, se avevo sentito, com'è possibile, non ci posso credere, credici pure, hanno votato, la legge è passata, bastardi maledetti che gli venga un brutto male (non si immagina cosa possa uscire dalla bocca di una donna in terapia ormonale...).
E' difficile raccontare il senso di rabbia e disperazione che ti prende quando assisti in diretta alla distruzione di tutte le tue speranze, per giunta da parte di persone che, hai la netta sensazione, neanche si rendono ben conto di ciò che stanno facendo - perché resto convinta del fatto che molti deputati hanno votato contro questo o quell'articolo senza avere la più pallida idea di cosa significasse, concretamente, il suo contenuto. Forse mi illudo, ma credo che molti, se solo si fossero degnati di informarsi meglio, avrebbero votato diversamente.
Prendiamo per esempio la faccenda dei tre embrioni. La nuova legge impone ai medici di produrre, per ogni tentativo di fecondazione in vitro, al massimo tre embrioni. A prima vista sembra una norma ragionevole e invece è una mostruosità che renderà fallimentari gran parte dei tentativi di procreazione assistita. Perché nessun medico al mondo è in grado di capire, guardando un ovocita, se esso si feconderà o no. Dunque per non violare la legge i medici dovranno fecondare solo tre ovociti, e poi accendere un cero alla Madonna (protettrice, credo, delle donne che fanno la procreazione assitita - eterologa per giunta!) chiedendo il miracolo di farli fecondare tutti e tre. Se il miracolo avverrà la paziente avrà tre embrioni da farsi trasferire nell'utero. Ma se il miracolo non avverrà (e i miracoli sono notoriamente rari) la paziente si ritroverà con due o uno o magari NESSUN embrione da trasferire. Settimane di analisi preliminari; giorni e giorni di iniezioni, ecografie e di prelievi del sangue quotidiani; un intervento chirurgico in anestesia generale per prelevare gli ovociti; milioni di soldi spesi (circa 10 milioni delle vecchie lire per una fecondazione in vitro in un centro privato); e poi ti senti dire "Cara signora, mi dispiace, non si è formato neanche un embrione, non possiamo procedere". Tutto da rifare, tutto daccapo... Alla faccia della mia salute fisica, delle mie sofferenze psichiche, dei miei salti mortali per conciliare le terapie col lavoro, dei miei sacrifici economici.
Qualcuno al mondo è in grado di spiegarmi perché le cose debbano andare così? Il motivo, si dice, è tutelare la dignità dell'embrione. Bel modo di tutelarlo, impedirgli di nascere! Geniale.
E ora? Ora la legge deve passare al Senato, e vedremo cosa succederà. E poi, se sarà approvata definitivamente? Ci organizzeremo per un referendum abrogativo, certo, perché questo schifo di legge, che discrimina tra ricchi e poveri, tra sani e malati, tra "normali" e "anormali" è indegna di un Paese decente (e infatti non ce n'è di simili in tutta Europa). Ma nel frattempo, siccome il tempo vola e l'orologio biologico non aspetta i referendum, ci organizzeremo per i viaggi della speranza. Molti medici italiani stanno già attrezzando centri e laboratori all'estero, e altri ne sorgeranno. Nizza, Losanna... Nella rete telematica delle donne infertili già iniziano a girare i nomi delle città oltreconfine, come arrivarci, e i costi, ma parlano anche italiano?, no ma tranquilla, ci si capisce anche a gesti. Naturalmente serviranno molti più soldi di adesso, e chi non li avrà dovrà rassegnarsi a fare la procreazione assistita in Italia, dove sarà consentito farla solo omologa, solo nei centri privati a pagamento (non più nei centri pubblici) e con tutta la batteria di divieti introdotti dalla legge, tali da trasformare una pratica già adesso faticosissima e dagli esiti incerti in un calvario quasi certamente fallimentare. Povere donne, povere povere donne, e poveri uomini, e poveri figli che non nasceranno".