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  LA GUERRA DI SERGIO

Sergio CofferatiE' come nel barbiere di Siviglia, solo che invece di "tutti lo vogliono" qui è "tutti lo cazziano". Sergio Cofferati, segretario generale in scadenza della Cgil, è nel mirino dell'intero mondo politico e sindacale italiano. In questi ultimi giorni è successo infatti che su di lui si sia concentrato un autentico fuoco di fila: i Ds litigano e si dividono su una mozione di appoggio, lasciandolo in sostanza con le spalle scoperte; Cisl e Uil si defilano dalla lotta contro le modifiche all'articolo 18 e si preparano a firmare un Patto per l'Italia con Berlusconi; il governo osserva tutto ciò, gongolando, e carica anche lui a testa bassa contro il leader Cgil, accusandolo delle peggiori nefandezze, compresa quella di indicare con le sue dichiarazioni il ministro del Welfare Maroni come possibile obiettivo di azioni terroristiche.
A questo punto, la domanda è più che mai doverosa: perché ce l'hanno tanto con lui? Perché fa così paura? La risposta, credo, arriva dalle stesse reazioni di Cofferati. Invece di abbozzare e cambiare strategia, tiene infatti duro. E contrattacca. L'altro giorno ha prima annunciato il ricorso alla corte costituzionale sulle modifiche all'articolo 18, poi una mobilitazione per raccogliere entro l'estate cinque milioni di firme contro le proposte del governo sul lavoro e a sostegno di due iniziative di legge popolare per l'estensione dei diritti a tutti i lavoratori e per una riforma degli ammortizzatori sociali. Sui Ds, infine, ha aspettato che emergesse lo scontro interno fra la maggioranza di Fassino e il "correntone" di minoranza guidato da Berlinguer, per poi commentarlo ricordando ai Ds cosa significhi essere un partito di sinistra: "Penso che il sistema dei diritti sia fondamentale in una democrazia, in Italia e in Europa. Non è un caso che i paesi dell'Unione si siano lungamente esercitati sulla scrittura della carta dei diritti ed è un punto di riferimento molto alto. Bisogna difendere dei diritti e bisogna estendere dei diritti. Bisogna porre le condizioni per cui ci sia l'universalità del loro sistema, altrimenti si va verso involuzioni della democrazia. Per questo spero che i diritti siano molto importanti, in primo luogo per la sinistra, perché la sinistra ha nella sua storia valori che fanno riferimento alla persona, alla sua dignità, ai diritti che la garantiscono".
Valori e diritti, non poltrone... E' qui che sta la vera miccia del fuoco fila contro Cofferati. Berlusconi e il governo vedono in lui l'unico avversario da temere. Ma la stessa cosa, più o meno, capita fra le fila dei suoi "amici": nel centrosinistra in molti, a cominciare da baffetto D'Alema, hanno paura che il leader (ancora per poco) sindacale possa diventare il candidato dell'Ulivo, magari in ticket con Prodi, alle elezioni politiche del 2006. E potrebbe pure vincerle, cosa che ai Rutelli-Fassino-Bertinotti non è riuscita l'anno scorso. Perché Cofferati, per l'appunto, parla di valori e diritti, non di poltrone...

  di Maurizio Pluda
gli stessi argomenti su:  Corriere della Serail Nuovola Repubblica
   data: 19/26 giugno 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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