Mentre la Cgil è scesa in campo con un'altra ondata di scioperi, Cisl e Uil si sono sedute al tavolo con governo e Confindustria e hanno praticamente trovato l'accordo per smantellare l'articolo 18: in pratica accettano di sospendere la tutela al licenziamento per giusta causa in quelle aziende che assumendo nuovi lavoratori supereranno la fatidica soglia dei quindici dipendenti. In cambio, Pezzotta e Angeletti ottengono un piatto di lenticchie: un piccolo aumento dell'indennità di disoccupazione... Ma vediamo nel dettaglio la proposta del governo, che il ministro del Welfare, Roberto Maroni, continua a definire una "sperimentazione temporanea e parziale": OLTRE 15 DIPENDENTI SENZA ARTICOLO 18 Con le nuove regole, le imprese che con nuove assunzioni a tempo indeterminato superano i 15 addetti potranno continuare a non applicare l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. LICENZIAMENTI CON INDENNITA' E NON REINTEGRO In pratica le nuove assunzioni non saranno "computate" ai fini del numero necessario a rientrare nella griglia dell'articolo 18. In caso di licenziamento senza giusta causa (definito tale comunque sulla base del giudizio di un magistrato) il lavoratore non avrà quindi diritto al reintegro nel posto di lavoro, ma solo a un indennizzo monetario. SPERIMENTAZIONE PER TRE ANNI Le regole applicabili all'impresa per i licenziamenti resteranno quindi, anche superando i 15 dipendenti, per tre anni, quelle della legge 108/90. Questa normativa lega il risarcimento contro il licenziamento ingiusto al tempo lavorato nell'impresa. Alle aziende che al momento dell'entrata in vigore dei decreti delegati non superano i 15 dipendenti si applicherà quindi la normativa vigente per quella dimensione di impresa senza che siano calcolati gli occupati aggiuntivi.