Non nel nostro nome!!! E' lo slogan di un gruppo di donne immigrate e italiane che fanno capo a diverse associazioni (Milano Social Forum, Libreria delle donne, Todo Cambia, Cittadini del mondo) che da qualche tempo si batte per far riconoscere i diritti delle donne immigrate nel nostro paese.
Organizzano presidi e manifestazioni nelle piazze italiane per sensibilizzare i cittadini su un tema attuale che, dopo la proposta di legge Bossi-Fini sull'immigrazione, sta infiammando i dibattiti politici del nostro parlamento. La sera di giovedì 28 giugno erano in piazza Mercanti, a Milano, dove si tenevano spettacoli teatrali, concerti di musiche latine, letture di autorevoli autrici, tra cui Franca Rame e Livia Rovati. Clarence è andato a trovarle.
"Non in nostro nome è uno slogan che è stato utilizzato per la prima volta da una donna israeliana che si dissociava dalle politiche del suo governo nei confronti dei palestinesi" racconta Federica Sossi, autrice del libro Autobiografie negate (Manifestolibri 2002) e attivista per il riconoscimento dei diritti degli immigrati in Italia. "Questa frase ci ha colpito - continua Federica - e abbiamo deciso di adottarla, perché secondo noi anche qui è in atto una vera e propria guerra contro gli immigrati". Già, una guerra che ha i suoi morti. E proprio per ricordare le decine di vittime che ogni anno si contano lungo le coste italiane (divenuti veri e propri cimiteri marini), le donne delle numerose associazioni hanno pensato di chiedere ai parlamentari italiani di osservare un minuto di silenzio in occasione dell'approvazione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione per ricordare le 70 persone che nel marzo 2002 sono morte a causa del naufragio di una carretta del mare al largo di Lampedusa.
Ma, come detto prima, queste gruppo di donne non si dà da fare solo per commemorare date o sensibilizzare i nostri politici. Sono persone attive che stanno al fianco di chi ha mille problemi una volta che ha varcato i confini nazionali. E chi conosce molto bene le difficoltà delle immigrate che arrivano in Italia è Ainom Maricos, eritrea, 43 anni, un passato di coordinamento all'ufficio immigrati del Comune di Milano e attuale direttice di una cooperativa multietnica. "Le donne che arrivano in Italia - racconta Ainom - sono spesso piene di aspettative per una vita migliore. Purtroppo quasi regolarmente queste aspettative si spengono ben presto. Arrivano donne che hanno mille specializzazioni, chi una laurea in fisica, chi in medicina e una volta qui si rendono conto che l'unico status che le rende 'regolari' e quello di colf, di serve. E' mortificante vedere che stiamo facendo un passo indietro di 30 anni che contribuisce a creare un clima angosciante e a falsare i rapporti tra le persone". Ma Ainom Maricos, che è in Italia ormai da diversi anni, non si perde d'animo e lancia un appello: "Sebbene questa sia una situazione fuori dal mondo, che non ha eguali in Europa, noi donne immigrate abbiamo deciso di restare qui e di combattere per i nostri diritti".
LE IMMAGINI
Numeri e dati sull'immigrazione in Italia e in Europa. Ecco le foto dei cartelloni che erano esposti alla manifestazione milanese.
EVENTI CHE SI RIPETONO
Italiane e straniere, stesso passato Dopo la festa della donna dello scorso anno, Clarence era andato a visitare una mostra che documentava la storia dell'emigrazione al femminile. Dalle balie italiane di inizio secolo alle straniere che approdano in Italia per fare le colf o le prostitute.