"Insieme crediamo nei grandi ideali di giustizia, di libertà, di pensiero, di espressione, di culto, di associazione, di impresa e di mercato, al principio del primato della persona, individuando nella famiglia il nucleo fondamentale della nostra società".
La cozza Scajola alla fine ha deciso di schiodarsi dalla sua poltrona. Il ministro dell'Interno si è infatti dimesso oggi, dopo la bufera scatenata dalle sue dichiarazioni da Cipro su Marco Biagi. In una lettera scritta a Silvio Berlusconi e diffusa attraverso i telegiornali delle 13, Scajola ha spiegato i motivi della sua decisione. "Con questo gesto sereno intendo compiere un doveroso atto di servizio verso le istituzioni democratiche. Ai familiari del professor Biagi rinnovo il profondo e sentito rammarico per aver contribuito involontariamente a rinnovare il loro dolore". Si chiude così, con un inatteso gesto di decenza, la parabola al Viminale di uno dei peggiori ministri dell'Interno della Repubblica italiana. L'opinione pubblica, l'opposizione, gran parte della maggioranza (esclusi alcuni pasdaran forzitalioti), la casalinga di Voghera, le vittime del terrorismo, i bastonati di Genova e financo i nostri connazionali emigrati all'estero plaudono e gongolano alla lieta novella. Anche se la corsa alla successione ha partorito in serata il nome di Giuseppe Pisanu, che ha superato a destra e senza nemmeno mettere la freccia il rivale Franco Frattini. Una successione maturata in casa Forza Italia, che fa salire sull'ambitissima poltrona del Viminale un ambiguo personaggio: ex braccio destro di Zaccagnini (sinistra democristiana durante la prima repubblica), ma pure uomo legato alla P2 e al crac del Banco Ambrosiano di Calvi e Carboni... Insomma, un nome che agli osservatori più attenti delle cose di Palazzo fa correre brividi freddi lungo la schiena...
Le dimissioni di Scajola sono arrivate dopo un lunghissimo tiraemolla. E a poche ore dall'intervento del presidente del Consiglio Berlusconi in Parlamento, chiamato a gran voce dal Paese tutto a raccontarci la sua verità sul caso Scajola-Biagi. Intervento nel quale il cavaliere Silvio Banana riesce a dare il meglio di sé, non spiegando alcunché e attaccando invece vergognosamente Cofferati e chi "alimenta il conflitto sociale". Ma sono battute e provocazioni da scadente cabarettista, che cerca di nascondere la cruda realtà: il suo governo è una fallimentare accozzaglia di ominicchi, riciclati e clientes. Quasi quasi rimpiango i nani e le ballerine della prima repubblica.
Il Fini giustifica i mezzi Escluso che Claudio Scajola sia davvero dotato di una coscienza che l'ha spinto a dare le dimissioni, chi è l'artefice del "gesto doveroso" fatto (finalmente) dal fu ministro dell'Interno? Mi sembra che si possa dire senza ombra di dubbio che questo artefice sia Gianfranco Fini. Il vicepremier e leader di An, raggiunto lo scopo, ha poi elegantemente dettato alle agenzie di stampa l'epitaffio per Scajola...
La risposta quotidiana di Clarence alla Vita, l'Universo e Tutto Quanto...
29/30 giugno 2002 di Pino ScacciaVita da zingaro. Sarà il sonno oppure il caldo, ma il cervello è messo a dura prova. Adesso sto nell'isola di Cipro, ma mica per vacanza. Ho passato sì la giornata in mare ma con il ministro Scajola e dunque mai a distrarsi. Ormai siamo abituati. Era già capitato nel volo di ritorno dalla Spagna. Tutto tranquillo, poi sopra Genova la battuta: «Al G8 avevo ordinato di sparare». Successivi distinguo («solo nel caso avessero occupato la zona rossa») ma intanto la frase era quella. Più o meno a Limassol succede lo stesso. Stiamo parlando delle lettere-denuncia del professor Biagi. Prima Scajola si chiede: «Perché sono uscite proprio adesso?», interrogativo fin qui politicamente corretto. Poi fra i denti sibila (eravamo in tre di giornalisti): «Ma sapete poi che vi dico? Altro che elemento centrale, quel Biagi era un rompicoglioni (testuale) che aveva una paura matta di perdere il contratto di consulenza. Chiedete a Maroni». Apriti cielo. La differenza fra i due "incidenti" a mio avviso c'è. Nel caso di Genova abbiamo avuto tutti la netta impressione che la frase sia stata detta volutamente (perché, non lo so), qui a Cipro invece è stato un peccato di carattere. Scajola, infatti, a conoscerlo bene, dietro l'apparente immagine tutta d'un pezzo, nasconde uno spiritaccio bollente. Pensare che stavamo con lui quando Berlusconi lo ha chiamato (due volte) al telefonino per raccomandargli presumibilmente cautela sulla vicenda (paradossale dopo la Bulgaria). Certo ha giocato anche stavolta l'idea che all'estero... l'Italia sia così lontana. Strano, comunque. Perché Scajola resta un rarissimo politico "professionista". Uno, per capirci, della prima repubblica.
1 luglio 2002 di Gianluca NeriIl ministro Claudio Scajola, chiedendo scusa alla famiglia di Marco Biagi, ha affermato che la frase «quel Biagi era un rompicoglioni che aveva una paura matta di perdere il contratto di consulenza» è stata «estrapolata dal contesto». In giurisprudenza questo si chiama "precedente". E in questo caso ridisegna i confini entro i quali si muove il giornalismo di denuncia. E' vero, ammetto, di aver sempre pensato che Giulio Andreotti fosse colluso con la mafia, ma rifiuto categoricamente la sommaria interpretazione che potreste dare di quest'opinione, che non terrebbe conto dell'incredibile stima e del rispetto che porto per la figura del senatore appena prima e appena dopo essere giunto a tale conclusione. E' altresì vero che ho dichiarato che Silvio Berlusconi, oltre ad aver utilizzato qualsiasi espediente per evadere il fisco e nascondere la provenienza dei fondi transitati all'interno delle sue 34 holding, non può aver ospitato nella propria villa un boss mafioso senza avere rapporti con Cosa Nostra. Ma l'ho fatto in una sola delle settecento pagine del saggio sulla figura del Presidente del Consiglio a cui sto lavorando, dalla quale simili conclusioni sono state approssimativamente e arbitrariamente desunte. E risponde a verità la mia convinzione che Umberto Bossi sia un coglione. Ma è anche vero che se devo dire che è un coglione, specifico che è quello di destra. Nessuno la riporta, ma so che tiene alla distinzione. E d'altronde non è la stessa cosa. Io, poi, a Scajola gli credo. E non tanto perché ha chiesto scusa. Mi ha convinto quando, riguardo alle dichiarazioni su Biagi, ha chiamato a raccolta i giornalisti per specificare: «Ragazzi, anche voi, porca miseria! Io parlavo di Enzo».
Basta col solito «li mortacci»: da oggi ci pensa il Viminale Vuoi insultare un defunto? Il ministro Scajola lo fa per te! ROMA. Non solo Marco Biagi. Ci sono anche Aldo Moro, Pertini, Falcone e Borsellino, Garibaldi, Paolo VI, i morti delle Fosse Ardeatine, Padre Pio e Giulio Cesare. E, con un minimo sovrapprezzo, si può chiedere perfino un insulto personalizzato per la nonna del vicino antipatico, perita da poco in un incidente stradale, o per il papà ex partigiano del prof troppo severo. Basta collegarsi al sito del Viminale, inviare un'e-mail al ministro Claudio Scajola, e in pochi minuti chiunque potrà ottenere una contumelia ben confezionata contro un defunto pronta per essere inviata a mezzo SMS sul telefonino di un suo discendente o ammiratore. Un'idea per venire incontro ai tanti cittadini che non avrebbero mai il coraggio di vilipendere di persona un morto, soprattutto se scomparso tragicamente, ma cercano un'alternativa più fresca ed efficace all'ormai obsoleto «all'anima de li mortacci tua».