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Ecco la relazione finale sulla fase sperimentale del progetto "Medicina di strada".a cura di Fabio Parenti Responsabile Progetto Nascita del progetto All'interno dell'Ass. Naga opera da due anni un'unità mobile di Medicina di Strada, che fornisce un servizio medico informativo a quella parte di popolazione immigrata che risiede ai margini della città e nelle aree industriali dismesse. Il progetto è nato da un'attenta elaborazione dei dati raccolti dal Naga inerenti alla propria utenza, dai quali emergeva che il 10% dei pazienti visitati affermava di vivere in insediamenti a carattere abusivo. Il dato era probabilmente già sottostimato in quanto, per ovvie ragioni, non tutti gli utenti gradiscono rendere nota la propria situazione alloggiativa. Nel '90 il 27,6% dei pazienti Naga abitava presso dormitori (Milano aveva 10 Centri di Prima Accoglienza del Comune più quelli del privato sociale), mentre nel 2000 la percentuale di pazienti nella stessa situazione abitativa era inferiore al 4% (dal'95 esistono solo tre dormitori pubblici e quelli del privato sociale, al pari del pubblico, hanno progressivamente interdetto l'accesso alla popolazione irregolare). Il quadro all'epoca ci lasciava ipotizzare che i migranti appartenenti ai nuovi flussi migratori, lungi dal potersi integrare con risorse proprie, in quanto privi di una rete di connazionali già radicati sul territorio in grado di aiutarli a risolvere il problema abitativo, e privi di reali alternative, finissero per rifugiarsi nelle aree che la città in qualche modo lasciava inutilizzate. E' da qui che prese le mosse la "Medicina di Strada" con il chiaro obiettivo di tutelare il diritto alla salute di una popolazione che viveva e vive in condizioni igieniche abitative precarie, ponendosi come ponte verso l'ambulatorio dell'associazione e verso il servizio pubblico. Gli insediamenti Esistono più tipologie di insediamenti: sono stati trovati all'interno di aree industriali dimesse di grandi dimensioni, di edifici destinati al settore terziario, di case vuote o, in alternativa, in villaggi costituiti da vere e proprie baraccopoli edificate in aperta campagna, lungo le massicciate delle ferrovie o tra gli orti. La localizzazione non è quindi esclusivamente periferica come si potrebbe ipotizzare, ma è distribuita, di fatto, su tutta la città sfruttando spazi che vanno dai campi aperti al margine di alcune periferie fino a giungere a ridosso a zone centrali, quali la cerchia dei bastioni. Pressoché tutti gli insediamenti sono formati da baraccopoli, con l'unica e ovvia eccezione delle case abbandonate. Sia che si trovi in campo aperto o negli enormi spazi di alcune aree dimesse il " modulo abitativo" è la baracca in grado di ospitare 5 o 6 persone. Queste costruzioni possiamo trovarle isolate o a gruppi fino a costituire veri e propri "villaggi" che in alcuni casi raggiungono una dimensione tale da ospitare anche 300 persone. Oggi comunque i grandi insediamenti sembrano in declino: la sistematica demolizione dei villaggi ad opera delle forze di polizia non ha portato alla scomparsa o alla rimozione di questa popolazione, così come non l'aveva portata la chiusura dei Centri di Prima Accoglienza. Si è invece assistito ad una profonda trasformazione del modo di abitare questi spazi. La struttura "villaggio" cessa, salvo rare eccezioni, di esistere, ma non cessa di esistere l'insediamento che si frammenta in gruppi molto più piccoli tendenti ad auto isolarsi e a diventare i più invisibili possibile. Dove l'azione distruttiva si è ripetuta sistematicamente più volte si giunge alla costruzione di stanze protette da false pareti, a cui si accede attraverso armadi o pannelli elettrici che nascondono porte. Si costruiscono stanze o giacigli nei cunicoli sottostanti l'area o, ancora, rifugi ove è possibile accedere solo tramite scale che, come ponti levatoi, vengono rimosse dopo l'uso. L'intervento delle forze dell'ordine ha avuto l'effetto indiretto di creare un clima di paura e diffidenza tra gli abitanti degli insediamenti che ha intaccato e danneggiato quell'inizio di rete sociale, dato dalla struttura villaggio, che consentiva il passaggio delle informazioni e l'erogazione del nostro servizio in maniera relativamente rapida ed efficiente. Caratteristiche che accomunano tutti gli insediamenti sono l'assenza d'acqua e di elettricità: la carenza d'acqua provoca insormontabili problemi dal punto di vista igienico. All'interno degli insediamenti collocati in aperta campagna vaste aree vengono utilizzate come latrina, ma sorge molto rapidamente il problema dell'accumulo. Analogo problema è dato dai rifiuti che ovviamente non possono essere smaltiti tramite l'Amsa, ragione per cui ampi spazi sono destinati allo stoccaggio dell'immondizia, con ulteriore peggioramento delle condizioni di sicurezza sanitaria. Altra caratteristica delle aree visitate è l'elevato turn-over all'interno degli insediamenti che porta in molti casi alla sostituzione di circa un terzo degli abitanti nell'arco di un trimestre. Le ragioni sono da individuarsi nel fatto che alcuni immigrati si spostano in base a lavori stagionali, per molti altri queste aree sono solo punti di primo arrivo, abbandonati non appena le condizioni sociali e la rete di relazioni che viene costruita lo permette. Quanto detto non vale indistintamente per tutti i gruppi etnici: esistono gruppi che permangono all'interno di queste aree in maniera continuativa da circa un decennio, in particolar modo magrebini e albanesi. Altra caratteristica che accomuna tutte le aree è la totale assenza di popolazione di reli-gione cattolica, che continua a fruire più efficacemente della rete di accoglienza della Chiesa e del privato sociale. Strumenti e metodi L'équipe del progetto Medicina di Strada del Naga è formata da più figure: il responsabile del progetto, i medici, infermieri, volontari dell'accoglienza, consulenti legali, il logista e gli esploratori. Ci si avvale di un camper di proprietà dell'associazione utilizzato come ambulatorio mobile. L'individuazione dei luoghi in cui operare avviene tramite l'esplorazione delle oltre 140 aree dimesse esistenti sul territorio del Comune di Milano. La mappatura verrà completata con la nuova fase del progetto e ripetuta ciclicamente data la mobilità, spesso coatta, di questa popolazione sul territorio. La raccolta delle informazioni si svolge anche tramite contatti diretti con la potenziale utenza nei luoghi di ritrovo abituali quali piazze, docce pubbliche, mense ecc. A questa fase segue il contatto vero e proprio con gli abitanti dell'insediamento, durante il quale si valutano sommariamente le necessità degli abitanti e si stabiliscono dei contatti con alcuni di loro, in modo da avere dei referenti a cui comunicare anticipatamente orari e date degli interventi dell'associazione. Le uscite avvengono di sera, in un orario compreso nella fascia 20-24. Durante l'uscita vera e propria il personale dell'accoglienza provvede a compilare la cartella clinica nella quale vengono riportati anche i dati sociali dell'utente che verranno successivamente elaborati dall'associazione. In questa fase del contatto, oltre alla compilazione del registro degli utenti e delle cartelle cliniche vengono fornite informazioni sia sulla rete di servizi, anche tramite distribuzione di elenchi degli stessi, sia informazioni e orientamento di carattere legale. Nel corso delle ore passate presso l'insediamento vengono visitate in media dalle 5 alle 30 persone. Durante lo svolgimento delle attività, quella medica in particolare, sono spesso notevoli le difficoltà di comunicazione, dovute al fatto che la popolazione visitata è di recentissimo arrivo: per risolvere questo problema è stato previsto, nella nuova fase del progetto, l'inserimento di interpreti e mediatori culturali nell'équipe. Una volta diagnosticato il problema sanitario vengono prestate le prime cure e forniti gratuitamente, se disponibili, i farmaci. Nel caso vi sia la necessità di altri accertamenti medici l'utente viene inviato alla struttura pubblica o all'ambulatorio dell'associazione se necessario. Quando si rinvia un paziente vengono forniti anche stampati riportanti le modalità di utilizzo delle strutture pubbliche e le norme a difesa dell'utente, con il preciso intento di superare la diffidenza legata allo status di clandestino Oltre alla raccolta individuale di dati, viene compilato un diario di bordo dove viene riportato la tipologia e le dimensioni dell'insediamento, nonché altre caratteristiche quali presenza d'acqua, vicinanza dei mezzi, attività di altre associazioni, presenza nell'insediamento di nuclei familiari o di minori. Risultati - Visite Sono state visitate 1000 persone nell'arco di un biennio, parte di queste anche più di una volta.Il campione di confronto è dato dai dati ricavati dalle cartelle dei pazienti del Naga - Sesso Gli uomini sono circa l'88% del totale dei pazienti visitati. La composizione è profondamente diversa rispetto ai dati generali dell'ambulatorio del Naga (58,5%): la differenza è probabilmente da imputare alle condizioni di vita particolarmente dure degli insediamenti, ma si sottolinea che il numero delle donne è andato crescendo nell'arco del biennio sperimentale passando dal 4% nella fase iniziale del progetto al 12% attuale. Esiste comunque la possibilità che il numero di donne presenti sia ancora superiore, poiché apparentemente sono più restie ad entrare immediatamente in contatto con il servizio. - Età Nelle fasce di età comprese tra i 15 e i 44 anni è compresa la maggioranza assoluta dell'utenza del servizio, 90%.Il dato coincide sostanzialmente con quanto rilevato presso l'ambulatorio Naga.Minoritaria e presente solo nel secondo anno di sperimentazione la presenza di minori, 2%. - Provenienza La maggioranza della popolazione residente nelle aree interessate dal progetto proviene da Paesi dell'Est o dal Marocco. Come si può facilmente rilevare dal confronto con i dati generali dell'utenza dell'associazione Naga divisa per macroaree i Paesi dell'Est nelle aree dismesse rappresentano il 75% del campione totale a fronte di una presenza presso l'ambulatorio del 16%.L'area del Nord Africa ha una consistenza di poco superiore, 24% a quella rilevata in ambulatorio, 23%.Totalmente assenti nel campione rilevato dalla " Medicina di Strada" le popolazioni provenienti dall'America Latina. - Permanenza in Italia Il 58% dell'utenza visitata è in Italia da meno di un anno, il 78% da meno di due.Si tratta come già detto di una popolazione in assoluta maggioranza di recente o di recentissimo arrivo e probabilmente destinata in gran parte ad abbandonare queste aree in tempi relativamente brevi come sembra dimostrare anche il fortissimo turn-over. - Stato civile Il 51% della popolazione monitorata risulta coniugata.Altri dati raccolti fanno rilevare che il 40% dell'intero campione esaminato ha figli. I due dati fanno registrare un processo migratorio che non interessa esclusivamente individui soli ma coinvolge componenti di famiglie già formate. - Istruzione Rispetto ai dati raccolti dall'utenza dell'ambulatorio si registrano significative variazioni rispetto alla percentuale di laureati presenti: 3% nella Medicina di strada a fronte dell'8% al Naga. Minore è anche la percentuale di persone che ha terminato l'equivalente della scuola media superiore: 34% MdS, 40,4% Naga.Sensibile ma di segno opposto è la differenza tra le percentuali di analfabetismo: 2% MdS, 3,9% Naga. - Lingua Solo il 34% della popolazione visitata parla italiano.Il 38% parla solo la lingua madre, il 13% si serve anche di lingue "ponte" (francese e inglese) ed un altro 15%, dato probabilmente sottostimato, usa altre lingue oltre la propria. - Situazione lavorativa Il 29% della popolazione esaminata dalla MdS ha un occupazione che, seppur sistematicamente collocata nel mercato del lavoro nero, si può definire "fissa" o continuativa.Il 33% ha un occupazione saltuaria (presumibilmente spesso soggetta al "caporalato").Il 38% risulta disoccupato.La percentuale di disoccupati sale sensibilmente tra le donne fino a raggiungere il 56%.Scendono di conseguenza le percentuali di coloro che hanno un lavoro fisso, 16% o saltuario 28%.I dati occupazionali correlati al periodo di permanenza in Italia lasciano supporre che entro un anno circa dall'arrivo la maggior parte se non tutti gli immigrati trovano una collocazione, seppur in molti casi precaria, nel mercato del lavoro nonostante le oggettive difficoltà linguistiche già menzionate. - Episodi per apparato L'incidenza massima, sul piano statistico, è focalizzata su tre gruppi di patologie: 1. cute ed annessi 2. apparato muscolo-scheletrico 3. apparato digerente Questa distribuzione epidemiologica ricalca abbastanza fedelmente il quadro statistico riscontrabile anche al Naga: ulteriori elementi di spiegazione possono essere così rintracciati e sottolineati, date le condizioni di particolare disagio ambientale in cui vivono gli utenti dell'Unità Mobile. 1° gruppo: le carenze igieniche a volte drammatiche favoriscono le patologie dermatologiche, specie quelle contagiose e altamente diffusive (scabbia) 2° gruppo: il pernottamento in ambienti estremamente disagiati, e non riscaldati, favorisce senza dubbio l'insorgenza e la cronicizzazione di patologie infiammatorie e degenerative dell'apparato muscolo-scheletrico 3° gruppo: l'estrema difficoltà nell'organizzare orari, qualità e quantità dei pasti, determina una notevole frequenza di sindromi dispeptiche, a volte su base ulcerosa, aggravate spesso da abitudini voluttuarie molto nocive per la mucosa gastrica, diffusissime nella popolazione emarginata (alcool, fumo) Conclusioni Dai dati raccolti emerge una tipologia di utenza di recente arrivo nel nostro paese. Prevalentemente maschile, nonostante le difficoltà linguistiche, si inserisce in tempi relativamente rapidi nel mercato del lavoro. L'età media si colloca fra i 15 e i 44 anni.Non si registrano particolari patologie se non quelle dovute specificatamente all'isolamento e al disagio (malattie dell'apparato respiratorio e digerente, traumi da lavoro). Priva di una reale rete di appoggi vive in insediamenti precari soggetti a periodiche distruzioni dovute, anche, al rapido trasformarsi del tessuto urbano.Compaiono e aumentano nei periodi più recenti donne e minori.La trasformazione degli insediamenti e l'aumentata diffidenza renderanno presumibilmente più laborioso il compito dell'associazione negli anni a venire ma garantire il diritto alla salute non è semplicemente uno slogan nello statuto del Naga.Ci siamo preparati a farlo. Lo sviluppo della "Medicina di Strada" ha esattamente questo obbiettivo. L'avvio di questa fase porterà ad un aumento e a una maggiore periodicità ed efficacia del servizio e delle informazioni che offriamo oltre ad aumentare la conoscenza riguardo una fascia di popolazione ignorata dai più o addirittura considerata, erroneamente, una minaccia
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