"Il cioccolato non è un privilegio: ma un diritto. Come tale deve essere fornito, e quindi essere disponibile, come un vero e proprio servizio in ogni Stato, in ogni comunità, in ogni isolato".
(Sandra Boynton, "La passione divorante")
Golosi di tutta Italia, gioite: al Senato è passato all'unanimità un emendamento che sancisce l'introduzione della denominazione cioccolato puro evidenziando la differenza tra quello prodotto con burro di cacao e quello con grassi diversi. Se siete dei veri patiti della bontà che già deliziava i palati dei nobili maya e atzechi saprete che questa, insperata, dolce notizia è il frutto di una campagna cominciata nella primavera del 2000. Cioè, dal giorno in cui il parlamento europeo aveva dato un duro colpo alla tracciabilità del cioccolato, permettendo l'impiego fino al 5% di grassi diversi dal burro di cacao e non obbligando il produttore a specificare questa importante informazione a chiare lettere sul frontespizio della confezione (relegandola così sul retro, nella lista degli ingredienti). Una sorta di via libera a chiamare cioccolato doc qualcosa che non lo era affatto (per saperne di più, leggete il box Barricate di cacao che trovate qui sotto), ma che l'emendamento votato dal Senato italiano ha ora stoppato. Per la soddisfazione di tutti i golosi e di tutti gli addetti ai lavori, come commenta Giacomo Mojoli, portavoce di Slow Food: "Questa decisione costituisce un passo avanti nella garanzia di tracciabilità del cioccolato. Ora il consumatore vede garantito il suo diritto all'informazione e alla scelta. Sono istanze che il nostro movimento ribadisce da sempre e che sono imprescindibili da una moderna sensibilità verso le produzioni di qualità".
Ma il voto di Palazzo Madama non è solo una dolce notizia per i consumatori. La produzione del prezioso burro di cacao rappresenta infatti una voce insostituibile per molti paesi produttori. Basti pensare che 11 milioni di persone in Africa occidentale dipendono dal cacao per il loro reddito; che per la Costa d'Avorio e il Ghana il cacao è la principale voce dell'export (è stato calcolato che il via libera all'utilizzo di materie grasse di sostituzione comporta una diminuzione di consumo di semi di cacao che si aggira tra le 80 e le 120mila tonnellate); che nel solo Ghana è stata prevista una perdita di introiti pari a 300 milioni di dollari.
Tutto è cominciato così Ecco cosa abbiamo rischiato: di comprare e mangiare come doc un cioccolato "tagliato" con grassi vegetali che nulla hanno a che fare con il cacao. Un rischio legato a una decisione presa nella primavera del 2000 dal parlamento europeo. L'assemblea di Strasburgo, con una delibera passata per pochi voti, aveva infatti aperto le porte alle materie grasse di sostituzione (msg) del burro di cacao nelle cioccolate, spalancando le porte all'ansia di profitto delle multinazionali e contraddicendo gli accordi presi con i paesi produttori di cacao.
Cultori del buona tavola, attenti alle tradizioni locali, ma anche aperti alle novità: sono i soci del movimento dello Slow Food. Che hanno fatto del mangiare e bere bene una filosofia di vita: da difendere anche con la lotta...
Volete davvero essere sicuri del cioccolato che mangiate? Andate in una bottega del commercio equo & solidale e comprate una delle loro buonissime tavolette: farete un piacere alla vostra gola e anche alla vostra coscienza...