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EMERGENZA ACQUA
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  ASSETATI D'ITALIA
Emergenza acqua Gli ambientalisti di tutto il mondo lo avevano annunciato già da decenni: il problema del XXI secolo sarà la mancanza d'acqua. Sono passati appena due anni dall'inizio di questo secolo ed ecco che quella profezia si sta avverando (almeno qui in Italia).
Il sud e le isole sono da mesi a secco (qui mancano all'appello quasi 750 milioni di metri cubi di acqua) e i rischi per l'agricoltura italiana sono altissimi, tanto che il governo si è visto costretto a far presidiare dall'Esercito le riserve idriche perché altrimenti qualcuno si sarebbe rubato le ultime gocce d'acqua. E pensare che noi credevamo che fosse una riserva infinita, quasi gratuita e ai limiti della "sprecabilità".
Ma non è così. E in futuro sarà ancora peggio. Scatta quindi l'emergenza e i responsabili della gestione delle riserve idriche corrono ai ripari. E cosa scoprono? Che gli acquedotti di tutta Italia sono un colabrodo che perdono in totale circa il 40% dell'acqua. Una situazione assurda, che vede, stando alla Relazione del Comitato per la vigilanza sullo stato dei servizi idrici, i punti più critici in Abruzzo (dove si "perde" il 57% delle riserve), in Puglia e Calabria (attestate al 56%). L'Emilia Romagna è invece la regione più "virtuosa" dove le perdite si limitano al 20%.
Una realtà quasi da terzo mondo, commentata dal presidente del Comitato per la vigilanza dell'acqua con queste parole: "Si tratta di livelli in molti casi assolutamente incompatibili con un sistema moderno di acquedotto".
E i costi per far fronte a questa emergenza? Alti, tanto che si stima in 40-50 miliardi di euro lo stanziamento necessario per ristrutturare una rete idrica fatiscente in cui è a secco un rubinetto su tre.
Ma non è solo la fatiscenza degli acquedotti a far scarseggiare l'acqua. Al sud c'è anche la Mafia. Lo stesso procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna in proposito ha dichiarato: "E' una vecchia storia: che una parte delle acque in Sicilia siano state gestite da organizzazioni criminali è un fatto riconosciuto. Ci sono stati anche processi a Palermo e in Calabria per opere idriche cominciate e non portate a compimento; lavori in alcuni casi durati 20 anni. Tutto questo dà l'idea del perpetuarsi di interessi di Cosa Nostra".
Che fare dunque di fronte a questa emergenza? Per cercare di arginare il problema è stata proposta l'idea di aumentare il prezzo dell'acqua, nella speranza che i consumi si abbassino in un paese come il nostro dove il consumo medio nazionale si attesta a 240 litri per abitante al giorno. Questa ipotesi di aumentare i prezzi è però considerata da molti altamente rischiosa, perché penalizzerebbe i meno abbienti a favore dei privati e delle industrie che già da tempo stanno pensando di "privatizzare l'acqua" mettendo così le mani su un patrimonio immenso e, soprattutto, indispensabile per tutti.
Privatizzata o meno, è comunque probabile che nei prossimi 15 anni le tariffe aumenteranno del 60%, passando dalla media attuale di 0,96 euro al metro cubo a 1,54. Analizzando un campione di imprese, si va dai minimi di 0,53 euro/mc a Crema e 0,58 a Venezia ai massimi di 1,17 a Bologna e 1,24 a Bari, passando per 0,61 a Milano, 0,64 a Roma, 0,92 a Napoli: tutti valori non superiori a quelli di Grecia e Spagna e nettamente inferiori a quelli nordeuropei.

  GIU' LE MANI DALL'ACQUA

Gli interessi dei privati sulle risorse idriche
Nel mondo un miliardo e quattrocento milioni di persone non hanno ancora accesso all'acqua potabile. La risorsa vitale più controversa del nuovo millennio è diventata così l'oggetto della nuova campagna lanciata dal Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale dell'acqua. Riccardo Petrella, segretario dell'associazione, spiega il perché.

  di Alberto Burba
gli stessi argomenti su:  Corriere della Serala RepubblicaYahoo! Italia
   data: 26 luglio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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