Le avevano accudite, coccolate, accarezzate e, soprattutto, annaffiate e protette dai micidiali raggi del sole.
Squadre di volontari e cittadini dell'esclusiva località turistica statunitense Cape Cod (una sorta di Portofino d'oltreoceano) si erano inteneriti di fronte a quello spettacolo disarmante di 56 balene che per ben due volte nel giro di pochissimi giorni si erano arenate sulla spiaggia. Tentato suicidio di massa? Mal di vivere che colpisce anche gli animali? No, gli esperti lo avevano subito escluso. Alle origini dell'insabbiamento dei giganteschi cetacei che avevano "conquistato" le prime pagine dei giornali di mezzo mondo pare ci sia stato un banale disorientamento. Disorientamento??? Ma non si trattava di balene pilota, quelle che guidano il branco? Sì, ma sembra che anche loro possano in qualche modo perdere la bussola. Le cause possono essere le più disparate. Nuotando in branchi con numerosi esemplari, può capitare che qualche balena si trovi troppo vicino alla costa e che, a causa anche dello spostarsi delle maree, rimanga impigliata in un tratto sabbioso da cui non riesce più a divincolarsi, perdendo così l'orientamento. Quel che è strano è però l'alto numero di cetacei che sono rimasti coinvolti in questo tragico incidente del mare. Alto, ma non altissimo. Il record negativo pare infatti che sia "detenuto" da una spiaggia neozelandese dove, nel 1998, sono morti, sempre a causa di un insabbiamento, circa 300 esemplari.
Ma anche Cape Cod in passato ha vissuto, dal punto di vista delle balene, altrettanti giorni neri. Nel 1986, 1990 e 1991 su questa esclusiva spiaggia nordamericana sono deceduti rispettivamente 110, 55 e 96 cetacei, sempre "piloti".
E i 56 esemplari che poche settimane fa hanno catalizzato l'attenzione dei media, che fine hanno fatto? Morti tutti, in una sorta di eutanasia di massa. Un triste destino, voluto da veterinari ed esperti dell'International Fund for Animal Welfare che li hanno uccisi con un'iniezione per evitare ulteriori sofferenze. In un primo momento una parte dei cetacei erano stati liberati, ma poi, forse perché sfiniti e incapaci di tornare nelle acque profonde, si erano arenati di nuovo, in un tratto del litorale poco distante. E questa volta, non c'era stato nulla da fare. Da qui la scelta degli esperti di sopprimerle, per salvarle da una dolorosa agonia. "E' stata una decisione difficile da prendere": la triste confessione di Tony LaCasse, portavoce del New England Aquarium.
L'accusa di Greenpeace Ma non tutti amano le balene come i volontari di Cape Cod. L'associazione ambientalista Greenpeace in passato ha infatti accusato il Giappone (uno tra i paesi più attivi nella mattanza) di comprare, con finti aiuti, i voti per la caccia ai cetacei. Nel gennaio di quest'anno, la Cnn ha pubblicato un interessante articolo che qui vi riproponiamo.
Nel 1982, la Commissione baleniera internazionale (International whaling commission, in sigla Iwc) ha sancito una moratoria sulla caccia commerciale alle balene (entrata poi in vigore nel 1986). Ma già nel 1937, era stato deciso di istituire una prima zona franca, un santuario dove le balene potevano riprodursi e vivere senza la minaccia della caccia, dal momento che già allora molte popolazioni erano a rischio di estinzione. L'Iwc, che ha sede in Gran Bretagna, cerca quindi di regolamentare la caccia e il naturale riprodursi dei cetacei a livello mondiale.
Dopo decenni di caccia indiscriminata, nel 1975 Greenpeace lanciò una campagna contro la mattanza delle balene per evitare la loro definitiva scomparsa. Anche grazie all'attività di denuncia svolta dall'organizzazione ambientalista, nel 1985 la Commissione baleniera internazionale approvò una moratoria a tempo indeterminato alla caccia alle balene. Nonostante ciò, alcuni paesi, soprattutto Giappone e Norvegia, hanno ignorato queste raccomandazioni e hanno continuato a uccidere diverse migliaia di cetacei ogni anno.
In vacanza con i cetacei C'è chi va in Baja California e chi fino alla fine del mondo (il Cile meridionale) per vederle. Ma non c'è bisogno di andare così lontano: le balene ci sono anche nel nostro Mediterraneo. Ecco una serie di proposte di viaggio per partecipare come volontario ai campi di ricerca per vedere e studiare da vicino balene e delfini.