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  LE POSIZIONI DEGLI AMBIENTALISTI

Da Rio a Johannesburg passando per Porto Alegre
10 anni che non hanno cambiato il mondo (e nemmeno l'Italia)

In questa scheda (tratta dal sito di Legambiente) l'ente che da decenni si occupa di sensibilizzare i cittadini italiani sulle tematiche ambientali fa il punto sullo stato dell'arte in materia di ecologia, lotta all'inquinamento, sviluppo sostenibile dopo dieci anni dalla storica conferenza di Rio de Janeiro.

Presentato il rapporto Ambiente Italia 2002 di Legambiente con 100 indicatori che raccontano un decennio di globalizzazione Da Rio de Janeiro, dall'Earth Summit del 1992 a Rio+10, il prossimo appuntamento di Johannesburg. Un decennio di impegni, di promesse, di obiettivi più o meno ambiziosi sia a livello nazionale che internazionale: in massima parte non rispettati, disattesi, non mantenuti. I dieci anni da Rio sembrano, per molti versi, essere passati invano, non hanno cambiato il mondo: per i principali gas climalteranti si registrano livelli di concentrazioni mai registrati in precedenza e tassi di crescita molto sostenuti. La concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera ha raggiunto livelli mai superati nei passati 420.000 anni. Nei prossimi secoli, la concentrazione di anidride carbonica - come la temperatura e il livello del mare - è destinata a crescere, anche in presenza di una riduzione delle emissioni, per effetto dei meccanismi di assorbimento dell'anidride carbonica da parte degli oceani. E in Italia? +11,9% è l'incremento delle emissioni di gas serra dal 1990 ad oggi rispetto agli obiettivi di Kyoto. Mentre gli Usa, i principali produttori di gas serra e i principali responsabili del parziale fallimento di Kyoto, hanno fatto segnare addirittura un +29%.
Altro obiettivo di Rio era lo stop alla deforestazione. Ebbene in 10 anni, tra '90 e 2000, in America Latina è stata distrutta una superficie forestale pari al doppio della regione Lombardia (45.878 kmq) mentre negli anni '80 erano già stati cancellati 150 milioni di ettari di foresta tropicale, un continente grande quanto Italia, Francia, Germania e Regno Unito messi insieme. L'effetto Sahara, oggetto a Rio di uno specifico accordo, viaggia anch'esso a ritmi sostenuti: il 20% delle zone aride del mondo si sta rapidamente trasformando in deserto; anche il 27% del territorio del nostro Paese è a rischio: siccità e salinizzazione minacciano soprattutto Sardegna, Basilicata, Puglia, Sicilia e Calabria.
Proprio sui cambiamenti che hanno caratterizzato il decennio che parte da Rio e arriva a Johannesburg è centrato Ambiente Italia 2002, la tredicesima edizione del rapporto di Legambiente curato dall'Istituto di Ricerche Ambiente Italia (Edizioni Ambiente, 252 pagine, 19,80 euro), che presenta anche un ampio capitolo sullo stato dell'ambiente in Italia con sezioni dedicate all'evoluzione dei trasporti, ai rifiuti e alle regioni commissariate, all'illegalità legata al mare.
Dall'analisi dei 100 indicatori presi in esame, emerge con evidenza l'interdipendenza di una economia e uno sviluppo incentrati sostanzialmente sullo sfruttamento del petrolio (che rappresenta il 50% della produzione mondiale di energia), e spiccano molti fattori che determinano gravi squilibri ambientali e sociali su scala mondiale. Così, ad incidere sull'inquinamento atmosferico sono in particolare le emissioni causate dai trasporti, responsabili in Europa del 25% delle emissioni di anidride carbonica (il 21% nel 1990), del 54% delle emissioni di ossidi di azoto, del 30% delle emissioni di composti organici volatici non metanici, del 60% delle emissioni di monossido di carbonio. Il grave squilibrio a favore del trasporto delle merci su gomma in molti Paesi ricchi (Italia in testa) e l'alto tasso di motorizzazione privata (Italia sempre capolista), oltre alle eccessive concentrazioni di sostanze inquinanti, aumentano la concentrazione di cemento e asfalto, la pressione sul suolo, la fragilità idrogeologica. Strettamente collegata al problema dell'inquinamento determinato da questo tipo di sviluppo, emerge il tema della povertà. Proprio i Paesi in via di sviluppo infatti sono e saranno i più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici, dai quali non potranno difendersi per mancanza di risorse, strutture e tecnologie. E proprio il Sud del mondo si conferma come la vittima principale dei processi di globalizzazione che hanno caratterizzato questi dieci anni.
"Un mercato senza regole - ha dichiarato Realacci - colpisce le identità culturali, aggrava la crisi ecologica mondiale, acuisce il divario tra le nazioni e tra le diverse classi sociali all'interno delle stesse nazioni. E come è divenuto ancora più evidente dopo la tragedia dell'11 settembre, accresce anche il rischio di una tragica guerra di civiltà tra Nord e Sud del mondo. La siccità in Italia, i cambiamenti climatici, la povertà, anche l'allarme smog sono tutte facce di una stessa medaglia: figli di un modo di produrre e consumare nemico dell'ambiente, della salute, dell'uomo, che ha negli elevatissimi consumi di petrolio uno dei suoi paletti principali. A Rio, 10 anni fa, vennero siglate alcune convenzioni fondamentali su clima e biodiversità. Oggi la riduzione delle emissioni di anidride carbonica è al palo e la biodiversità è pericolosamente minacciata dallo strapotere di alcuni Paesi ricchi e di poche multinazionali attraverso i meccanismi dei brevetti sulla materia vivente. Per superare questa impasse, il mondo ricco deve impegnarsi a raggiungere obiettivi rigorosi capaci di fermare la crisi ecologica, e offrire al Sud del mondo la possibilità di uno sviluppo equo e sostenibile".
All'obiettivo di sconfiggere l'intreccio perverso tra aumento del rischio climatico e aggravamento del sottosviluppo è dedicata la campagna di Legambiente su Clima e Povertà. L'iniziativa, che sarà al centro del Forum Sociale Mondiale che apre oggi a Porto Alegre, chiama i Paesi ricchi, e in particolare l'Italia, ad onorare tre impegni formalmente sottoscritti ma mai nemmeno avvicinati: ridurre del 6,5% le emissioni i anidride carbonica entreo il 2010 rispetto al '90, destinare lo 0,8% del Pil alla cooperazione allo sviluppo, dimezzare entro dieci anni il numero delle persone sottonutrite. Quanto all'Italia, l'analisi di questi dieci anni rivela un insieme preoccupante di chiaroscuri: "I mutamenti climatici - ha spiegato Duccio Bianchi - rappresentano il caso più eclatante del legame tra i problemi dell'ambiente mondiale e il caso italiano: non solo l'obiettivo di ridurre le emissioni climalteranti del 6,5% rispetto al 1990 entro il 2010 non si è concretizzato, ma le emissioni sono salite di un ulteriore 5,4%. Anche in altri campi il bilancio dell'Italia è deludente: nel settore dei trasporti per il ruolo dominante del trasporto su gomma, in quello energetico per la quantità marginale di fonti energetiche rinnovabili, nella riduzione dello smog urbano, nella produzione dei rifiuti, nell'abusivismo edilizio. Segni promettenti, invece, dall'aumento della superficie boschiva (+295 kmq) e delle aree protette, come dal boom dell'agricoltura biologica (che oggi interessa quasi il 10% dei campi coltivati) e dei prodotti tipici, mentre i dati sulla raccolta differenziata rivelano un'Italia a due velocità: con il centro-nord che spesso si attesta su percentuali europee (15-20%), e le città del Sud che in molti casi non raccolgono separatamente nemmeno un chilo di rifiuti".
L'andamento di questo decennio ha dimostrato anche un'altra verità: chi ha puntato sull'innovazione tecnologica orientata al miglioramento ambientale, ne ha guadagnato in competitività: è il caso della Germania dei Paesi del Nord Eurropa, oggi all'avanguardia nella riduzione della CO2 (-19,1% in Germania) e nello sviluppo delle tecnologie per lo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili.
"Il rapporto annuale di Legambiente - ha detto Roberto Della Seta - esce in un momento in cui il dibattito sul 'che fare' per risolvere i grandi squilibri planetari è particolarmente ricco: il prossimo Forum Sociale di Porto Alegre, dove Legambiente interverrà con un suo pacchetto di proposte, potrà rappresentare un passo importante nella predisposizione di un progetto comune utile ad uno sviluppo più equo. Entrambi, Porto Alegre e Ambiente Italia 2002, rappresentano per noi tappe intermedie verso la Conferenza di Johannesburg, perché sia davvero un Rio +10 e non un Rio +0".

  di Alberto Burba
gli stessi argomenti su:  Corriere della Serail NuovoYahoo! Italia
   data: 23 agosto 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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