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  AMBIENTE, QUALE FUTURO?
Conferenza di Johannesburg Era partito maluccio ed è finito peggio, con un "Piano d'Azione" vago e senza scadenze. Il vertice di Johannesburg sull'ambiente e lo sviluppo sostenibile (iniziato il 26 agosto e finito il 4 settembre) per molti versi è stato un netto fallimento. Solo su alcuni punti sono stati registrati dei successi ma, a detta delle più autorevoli organizzazioni ambientaliste, sempre troppo pochi.
Poi, per molti governanti è stato visto come un debole segnale sulla necessità dei governi di incontrarsi di tanto in tanto per discutere di povertà, ecologia, inquinamento.
All'inizio pareva che nessuno ci volesse partecipare. Il capo della nazione più potente del mondo, George Bush, ha mandato una delegazione che è stata accolta da fischi e insulti. Il nostro premier Silvio Berlusconi, seguendo l'amico texano, in principio aveva candidamente dichiarato che non ci sarebbe andato. Poi, forse perché resosi conto che in fin dei conti sulla tutela dell'ambiente qualche consenso poteva raccattarlo, ha deciso di partecipare, portando però con sé proposte (come la Detax che prevede di detassare dell'1% alcuni prodotti e di devolvere tale importo a progetti di sviluppo nei paesi economicamente svantaggiati) che sono state accolte tiepidamente da alcuni esponenti delle organizzazioni che si battono per la tutela dell'ambiente. Gianfranco Bologna, portavoce del WWF Italia, in merito alle proposte berlusconiane ha dichiarato: "Il discorso del premier Berlusconi non brilla certo per coraggio, innovazione e non entra nel merito dell'importante negoziato ancora in atto. Questo mentre il mondo intero si aspetta dai leader convenuti in Sud Africa impegni concreti per risolvere i gravi problemi di insostenibilità ambientale e di ingiustizia sociale che dominano il nostro Pianeta". E, in merito alla proposta della Detax, il WWF sottolinea che potrebbe avere senso solo se accompagnata da un serio impegno del Governo ad incrementare l'aiuto pubblico allo sviluppo e da indicazioni precise su come verrebbe impiegata.
Ma, a parte i contributi e le polemiche italiane, cosa si è fatto di concreto? Pareva quasi impossibile, ma alla fine è arrivato un accordo globale su temi importanti come emissioni nocive e diritto delle donne all'autodeterminazione. Su altri punti, invece, nulla è cambiato. Anzi, come sottolineano dalla LIPU - BirdLife Italia, al vertice "è stata persa un'importante occasione per salvare il nostro pianeta da un declino rapido e irreversibile. Su temi fondamentali come la difesa della biodiversità, la riduzione della povertà e dei debiti dei Paesi in via di sviluppo, gli aiuti al terzo Mondo e la riduzione della mortalità infantile, infatti, il vertice di Johannesburg non è riuscito a compiere alcun passo in avanti, limitandosi a sancire gli impegni già presi in precedenti summit internazionali".
E allora, dove sono stati i presunti successi? Ecco alcuni tra i punti principali del piano sullo sviluppo sostenibile ratificato dalle delegazioni dei 189 paesi presenti al vertice.

  I PUNTI DELL'ACCORDO
  KYOTO ED ENERGIA
Sul tema delle emissioni nocive (il celebre protocollo di Kyoto mai ratificato dagi Usa) e sullo studio di energie alternative si sono imperniate gran parte delle discussioni del Summit. Europa e Usa si sono trovate più volte in disaccordo e, alla fine dei lavori, hanno raggiunto entrambe un successo e una vittoria.
  DONNE E SALUTE
Ma a Johannesburg non si è parlato solo di ambiente ed energie pulite. Un grosso tema è stato quello del ruolo della donna e della sua salute nelle società dei prossimi anni. E anche su questo tema il divario tra europei ed americani è immenso.

  di Alberto Burba
gli stessi argomenti su:  la RepubblicaCorriere della Serail NuovoYahoo! Italia
   data: 05 settembre 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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