Ma a Johannesburg non si è parlato solo di ambiente ed energie pulite. Un grosso tema è stato quello del ruolo della donna e della sua salute nelle società dei prossimi anni. E anche su questo tema il divario tra europei ed americani è immenso. Gli Usa, insieme a Vaticano, Iran, Sudan e altri Paesi musulmani, si erano opposti all'introduzione di un testo che stabilisse un legame stretto tra diritto ad un'assistenza sanitaria di base e diritti umani e libertà fondamentali.
Nella versione iniziale del documento si affermava la necessità di garantire a tutti un servizio sanitario di base efficace, accessibile e a un costo abbordabile "nel rispetto delle legislazioni nazionali e dei valori culturali e religiosi". Questo documento ha però scatenato la protesta dei movimenti femminili. Perché? Senza un chiaro legame tra diritto alla salute e diritti umani, sostengono le organizzazioni che si battono per i diritti delle donne, il solo riferimento alle leggi e alle culture nazionali avrebbe rappresentato un via libera a pratiche di mutilazione sessuale, come l'infibulazione o l'escissione, ancora praticate in 28 paesi africani e in alcuni del Medio Oriente, e che hanno già fatto, secondo una stima di Amnesty International, 135 milioni di vittime.
Sulle pratiche contraccettive e l'aborto la mancanza di un legame con i diritti umani avrebbe poi potuto rappresentare un grosso passo indietro sul diritto delle donne a decidere per se stesse. Alla fine, dopo l'opposizione di Stati Uniti, Vaticano, Iran e Sudan a un emendamento canadese appoggiato dall'Ue (che imponeva la conformità delle pratiche ammesse con tutti i diritti umani e le libertà fondamentali), l'accordo è stato trovato in nottata su un emendamento proposto dal ministro degli Esteri sudafricani, Nkosazana Dlamini-Zuma, che ha introdotto il concetto di "diritti umani e libertà fondamentali".