Le Nazioni Unite deliberarono la creazione di una commissione speciale multinazionale composta da militari, scienziati e tecnici chiamata UNSCOM avente cone compito quello di trovare, distruggere o comunque rendere inoffensive le armi batterilogiche, chimiche e i missili a lunga gittata dell'esercito di Saddam. Anche le fabbriche e le installazioni destinate a questo scopo dovevano subire la stesso trattamento. L'indagine sul nucleare iracheno venne affidata all'International Atomic Energy Agency (IAEA). Le ispezioni potevano essere condotte "anytime and anywhere", ovvero ovunque e in qualunque momento: di fatto non era previsto alcun limite all'azione degli ispettori e nessun diritto da parte delle autorità irachene di opporre dei rifiuti. In effetti questo regime di ispezioni si configurava come il più intrusivo ed esteso mai sperimentato nei trattati internazionali. Non c'era documento o dato che non potesse essere richiesto dagli incaricati dell'ONU: fotografie, sopralluoghi, telecamere permanenti per monitorare istallazioni sospette, campioni di laboratorio tutto doveva essere fornito o concesso da chi aveva scatenato la Guerra del Golfo.
Dopo aver tentato inutilmete di rappresentare questi obblighi come una violazione della sovranità nazionale, il regime di Bagdad ha indirizzato i suoi sforzi in azioni di boicottaggio e progressivo rifiuto delle ispezioni.
Un esempio del gioco condotto dal governo iracheno può essere questo: interrogato sul numero di scienziati impiegati nel programma di costruzione di armi chimiche e biologiche fornì la cifra di dieci persone in tutto. Gli ispettori dell'UNESCOM in seguito ai loro controlli stimarono che dovessero essere almeno 150. I ritardi, i tentativi di sviamento, i comportamenti elusivi e reticenti si accompagnavano talvolta al totale rifiuto di aprire i siti da ispezionare, alla minacce e al sabotaggio, soprattutto quando si trattava di controlli a sorpresa. Un rapporto riferisce che in una fabbrica da ispezionare gli iracheni fecero ritrovare materiale radiottivo pericoloso e esplosivi innescati.
Il braccio di ferro tra chi cercava di scoprire e chi voleva occultare ha comuque prodotto importanti risultati tra i quali la distruzione di tonnellate di munizioni e agenti chimici, impianti sospetti e tecnologia suscettibile di doppio uso (militare e civile). Questo almeno fino a novembre 1998 quando Saddam Hussein annunciò l'esplusione degli ispettori USA dell'UNSCOM definiti come spie. La risposta americana e inglese furono tre giorni di bombardamenti su siti miitari e installazioni irachene con missili cruise (operazione Desert Fox, dicembre 1998). Per quella data tutti gli ispettori aveva lasciato il paese per non farvi più ritorno.
Alcuni giorni fa, dopo quasi quattro anni, il raìs di Bagdad ha dichiarato di essere disposto a riaprire il suo paese agli ispettori delle Nazioni Unite "senza condizioni". Per gli USA si tratta solo di una mossa dilatoria, del solito bluff. L'Europa (tranne il Regno Unito) la Russia e l'ONU sembrano disposti a concedere ancora un credito limitato all'Iraq. Le prossime settimane saranno decisive per capire le reali intenzioni dei contendenti.