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LE ARMI DI SADDAM
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  DESERT STORM 2
Il piano di invasione c'è già e anche la data: novembre, a cavallo delle elezioni di medio termine per il rinnovo di Senato e Camera USA. L'ultima mossa di Saddam, quella di riammmettere gli ispettori dell'ONU nel paese, per la leadership repubblicana è solo un bluff e al massimo porterà ad un rinvio delle operazioni di un paio di mesi.
Per liquidare Saddam Hussein gli strateghi USA hanno calcolato di impiegare cinque divisioni di terra (circa 200mila uomini), due divisione di marine, 15 aerobrigate di caccia e bombardieri. A fianco delle truppe americane agiranno 25mila soldati britannici per un totale di 250mila uomini dispiegati sul terreno. Il trampolino per l'attacco nonché quartier generale dell'operazione sarà il Kuwait. Le modalità di quella che potremmo definire Desert Storm parte seconda saranno quelle ormai canoniche: massicci bombardamenti aerei e missilistici per distruggere installazioni, contraerea, apparati di comunicazione e anche qualche obbiettivo simbolico come i palazzi del raìs. Seguiranno blitz e incursioni su obbiettivi mirati da parte delle truppe speciali, e per ultimo si muoveranno le divisioni corazzate, che a quel punto dovrebbero trovare una resistenza molto debole. Il Pentagono stima che le vittime americane non saranno più di 2000.
Oltre a questo piano già collaudato ne esisiste un altro, più rischioso ma con i vantaggi della velocità e del rapido disimpegno. Si tratterebbe di conquistare Bagdad con una operazione aviotrasportata, decapitando la testa dell'apparato militare iracheno, prendendo i centri di comando e magari lo stesso dittattore. Un'ipotesi suggestiva ma pericolosa perché le truppe Usa potrebbero finire invischiate in combattimenti casa per casa, dove la supremazia tecnologica serve a poco, il numero di morti e feriti cresce rapidamente e diventa presto insostenibile di fronte all'opinione pubblica. Il blitz fallito a Mogadiscio nel '93 che costò la vita a 18 uomini delle truppe speciali con 73 feriti in sole 18 ore di sanguinosa battaglia urbana è un precedente che mette ancora paura ai genereali di Bush. Ed è proprio su questo scenario che invece punta Bagdad: evitare lo scontro aperto, rintanarsi nelle città, dispiegare missili, tank e contraerea a ridosso delle abitazioni civili per mostrare al mondo la brutalità dell'aggressione yankee.
La strategia di Saddam sarà quella di parcellizzare il conflitto, trasformarlo in guerriglia, resistere alla prima ondata per cercare di impantanare i soldati USA in un nuovo Vietnam o in quello che fu l'Afghanistan per l'Armata Rossa. L'invito alla guerra santa sarà ovviamente usato come arma di propaganda presso i paesi arabi e di religione mussulmana; solo una rapida eliminazone del dittatore iracheno eviterà che la sua figura assuma tratti eroici e carismatici tra le frange più radicali dell'Islam. Bush è stato chiaro con i suoi generali: bisogna entrare a Bagdad in 30 giorni e mettere le mani su Saddam, dead or alive. Un altro nemico invisibile e sfuggente, come Osama Bin Laden, l'America non se lo può permettere.

  di Guido Fossati
gli stessi argomenti su:  Corriere della Serail Nuovola Repubblica
   data: 19 set 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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