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El Alamein, vecchi eroi per un nuovo regime
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Un'altra storia
Folgore, Xª MAS, slogan come "Mancò la fortuna, non il valore": i temi preferiti del revisionismo storico all'italiana
El Alamein per un ex-paracadutista, di oltre 80 anni è un pezzo di vita, un ricordo terribile e insieme un motivo di orgoglio: in quella battaglia combattuta nel deserto egiziano nell'ottobre del 1942 l'esercito italiano, alleato ai nazisti, resistette eroicamente alla controffensiva inglese, guidata dal generale Montgomery, che, come si suol dire, disponeva di forze soverchianti. Alla fine la maggior parte dei militari italiani morì in combattimento (oltre 5000 le vittime) o cadde prigioniera. Fu lo stesso Churchill a rendere omaggio al valore degli italiani di fronte al parlamento britannico definendoli "leoni". Su questo fatto non c'è discussione. Come non si discute sul fatto che quella fu un guerra fascista, che avevamo attaccato noi per primi gli inglesi per prenderci l'Egitto e il canale di Suez e che quella sconfitta segnò una inversione di tendenza nel secondo conflitto Mondiale. Da qual momento il nazi-fascismo cominciò a ripiegare inesorabilmente su tutti i fronti.
Questo ci dice la storia su El Alamein. C'è però una valore aggiunto in quel fatto d'armi, una lettura nostalgica, un mistificazione pseudo-patriottica che come un fiume carsico riappare quando pensavi fosse scomparsa per sempre. Il sentimento che traspare dalle parole di Mirko Tremaglia, ministro della Repubblica, che chiede al governo di patrocinare visite scolastiche ad El Alamein perché i ragazzi d'oggi "vengano qui ad abbeverarsi d'eroismo".
Tremaglia e i suoi coetanei, i nostalgici del saluto romano e della camicia nera, i collezionisti di baionette e di busti di Mussolini non hanno mai fatto veramente paura. Finche il fascismo resta folklore tutto bene . Ci sembra invece più preoccupante che questo armamentario ideologico fatto di Folgore, Xª MAS, revisionismo storico d'accatto, eroismo e patriottismo un tanto al chilo, di slogan come "mancò la fortuna, non il valore" siano usciti dalle riserve indiane dove erano democraticamente conservate per entrare nella cultura politica della nuova classe dirigente. Quando Ignazio La Russa in piazza Duomo saluta con braccio alzato e grido "Folgore" il parà che scende da cielo, si è un po' oltre il riconoscimento delle ragioni di chi si trovò a combattere dalla parte sbagliata. Questa retorica patriottica, questo culto per una battaglia di 60 anni fa, per l'eroismo dei nostri soldati, per le glorie militari a prescindere "dalle cause prossime o remote che innescano ogni conflitto", come scritto su uno dei tabelloni della mostra su El Alamein inaugurata a Milano, non ci sembra rassicurante.
La scelta degli eroi non è mai casuale. Se il mito fondante della Resistenza, della guerra partigiana ha ormai fatto il suo tempo, non si vede la ragione di sostituirlo con le gesta della Folgore, che certo non sono più fresche e attuali. Si sentono strani discorsi in giro sui libri di storia faziosi che vanno riscritti; proprio in questi giorni il consiglio dei Ministri sta discutendo dei risarcimenti e dei benefits (la scorta, ad esempio) da accordare ai Savoia per il rientro in Italia. A Napoli si preparano grandi festeggiamenti per gli ex-sovrani. Non vi pare strano che una destra che si professa moderna sia così attratta dal passato, da operazioni di riesumazione di verità storiche "troppo a lungo negate"?Non ci risulta che le autorità di Berlino abbiano mai organizzato una mostra per far conoscere agli abitanti l'eroica difesa della città degli ultimi soldati di Hitler. Sappiamo quale argomento ci verrà opposto: perfino il presidente della Repubblica Ciampi ha voluto rendere omaggio ai caduti recandosi personalmente al sacrario di El Alamein. Vero, ma nonno Azeglio ha avuto almeno il buon gusto di commemorare i caduti di tutte la bandiere, le vittime (più che gli eroi) dell'una e dell'altra parte.
La Russa e lo stato maggiore di An invece insistono con questa celebrazione della Folgore e delle virtù eroiche del militare italiano, si ergono a paladini di valori immortali quali onore, patria, fratellanza d'armi. Tutti presi da queste superiori visioni dimenticano di spiegare cosa ci facevano i nostri soldati in Nord-Africa, chi ce li aveva mandati, perché erano così male armati, in nome di quale disegno o ideologia dovettero sacrificarsi e morire.Hanno imparato bene la lezione del maestro: ripetendo mille volte una certa storia alla fine la gente la prende per buona. Le leggi del marketing hanno funzionato nella politica, nel convincere gli elettori su chi ci deve governare, possono funzionare altrettanto bene nella formazione di una nuova memoria storica, nella costruzione di una coscienza civile, diciamo più patriottica. Dovremmo dunque essere fieri perché anche noi abbiamo i nostri marines, una élite guerriera che dalle sabbie di El Alamein alle prossime, probabili dell'Iraq continua coprirsi di gloria. A questo racconto, a questo film, anche se molto accattivante, non crediamo. A costo di apparire disfattisti nelle giornate dell'anniversario di El Alamein, mentre La Russa grida "Folgore", rispondiamo polemicamente con un "Viva il generale Montgomery, viva l'ottava Armata britannica". |
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