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Clarence - Società e attualità
El Alamein, vecchi eroi per un nuovo regime
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(Beppe Grillo)

L'epica al posto della storia
Il tema (attualissimo) della mostra: "Il valore e sacrificio del soldato italiano in terra d'Africa".
La locandina della mostra
Un evento storico, lo si può osservare con lenti diverse. La mostra di Milano sulla battaglia di El Alamein, intitolata "Il Deserto e i Leoni" e patrocinata da regione, provincia e comune, punta tutto sul "tema del valore e del sacrificio del soldato italiano in terra d'Africa". Questo è tra l'altro il titolo di un concorso bandito dall'assessorato all'Istruzione della Provincia di Milano e destinato agli studenti delle scuole medie superiori di Milano e provincia. Premio per i vincitori: un viaggio in Egitto con soggiorno al Cairo e visita ai luoghi della battaglia di El Alamein. Quanto sia attuale e sentito un tema del genere presso le nuove generazioni lo potete giudicare da soli. Ma evidentemente l'assessorato ritiene che gli interessi dei ragazzi non vadano semplicemente assecondati, ma piuttosto stimolati ed educati.
Dicevamo della lente, della prospettiva usata per illustrare questa battaglia sanguinosa che impegno dal 23 al 31 ottobre del 1942 le truppe italo-tedesche da una parte e quelle inglesi dall'altra. Quello che interessa i curatori della mostra è "il punto di vista squisitamente militare e orgogliosamente patriottico", come si legge nella brochure che ti offrono all'ingresso, perché "El Alamein rimane uno degli esempi più significativi di coraggio e abnegazione delle nostre truppe".
Finora infatti quel fatto d'armi era stato colpevolmente dimenticato per "pregiudiziali ideologiche e interpretazioni storiche riduttive". Ma la censura è finalmente caduta ed El Alamein, sempre secondo i curatori della mostra, può finalmente assurgere a "simbolo della ritrovata unità del popolo italiano attorno a valori forti, riconosciuti e condivisi, un'occasione per ricostruire una memoria nazionale".
Il sacrario dei caduti di El AlameinUn po' choccato da questa lettura, ho alzato gli occhi dalla brochure e mi sono trovato davanti tre paracadutisti della Folgore (due uomini e una donna, il politically correct lo richiede) in carne e ossa. La prima parte della mostra infatti è una sorta di spazio pubblicitario, uno spot a grandezza naturale, stile "arruolati con noi" per il famoso reparto di paracadutisti delle nostre Forze Armate. Manichini in tenuta da lancio, paracaduti, equipaggiamento vario e video promozionali dei baschi rossi lasciano il posto nella seconda sala al materiale sulla battaglia. I testi che descrivono il succedersi degli eventi sono posti come commento ai disegni e alle foto di Paolo Caccia Dominioni, che partecipò al combattimento in qualità di comandante di un battaglione guastatori del genio. Fu lo stesso Dominioni a guerra terminata a tornare in quei luoghi per ricercare le salme dei caduti italiani, riconoscerle ove possibile e, portarle nel sacrario che lui stesso progetta e costruisce a Quota 33. Un'altra sezione della mostra è appunto dedicata a documentare questo lavoro enorme, durato 14 anni, portato avanti da Caccia Dominioni e pochi altri ex-combattenti nel deserto egiziano.
L'scrizione lasciata dai nostri soldati in AfricaE così passando da un tabellone all'altro apprendiamo che la Folgore si comportò in quei giorni terribili come "una scogliera di eroismo", che oppose "una granitica resistenza al nemico". Dominioni e la curatrice di questa mostra che è poi sua figlia, anzi respingono la "vulgata" alleata secondo cui a El Alamein vinsero gli inglesi. A supporto di questa tesi producono una lettera scritta dal Dominioni che reca come intestazione "Le bugie di Montgomery". Il comandante italiano rinfaccia a generale alleato di aver voluto descrivere l'azione inglese nel settore presidiato dalla Folgore come un semplice attacco dimostrativo. Dominioni si infiamma di fronte a questa falsità "Ella da noi le prese di santa ragione: Io che scrivo e i miei compagni fummo e restiamo suoi vincitori"; ci tiene a sottolineare che "la Folgore si ridusse a un terzo, ma la linea non cedette neppure dove era rimasta un velo".
L'eroismo degli italiani brillò proprio nello squilibrio delle forze. Leggiamo che "L'enorme valanga per 4 giorni e 4 notti fu ributtata alla baionetta, con le pietre, le bombe a mano e le bottiglie incendiarie fabbricate in famiglia".
Apprendiamo che 50 mila inglesi con 400 carri e 250 blindati furono fermati da 4000 parà italiani senza neppure un carro a disposizione. Poi il fronte cedette più a nord e fummo costretti a ritirarci, ma sempre eroicamente.
Chi pensava che i soldati italiani fossero dei vigliacchi è servito. Perfino i nemici e Churchill in persona ci hanno reso l'onore delle armi definendoci allora come dei "leoni". Questa pagina gloriosa della nostra storia militare non doveva più restare nascosta. Le forze armate italiane non sono solo quelle che si sono liquefatte abbandonando uniformi e armi dove capitava dopo l'8 settembre del 1943.
Ne siamo lieti, confortati. Un po' meno del fatto che la battaglia di El Alamein non venga minimamente inquadrata nel contesto storico, che i curatori della mostra, per loro stessa ammissione non abbiano avuto "la pretesa di spiegare tutti i nessi che portarono alla battaglia di El Alamein, gli snodi, le cause e le concause che determinarono il secondo conflitto mondiale e quella scheggia incandescente che fu El Alamein".
Tutti i nessi magari no, ma uno o due potevano pure spiegarceli: il fascismo, l'alleanza con Hitler, le velleità imperiali di Mussolini.
L'agnosticismo storico di questa ricostruzione raggiunge il suo culmine proprio nel tabellone finale dove infatti leggiamo che "gli storici, a partire da Tucidide sono sempre divisi sulle cause prossime o remote che innescano ogni conflitto. Ci siamo volutamente limitati a raccontare le gesta epiche dei nostri soldati". Ma sì: poche spiegazioni e tanta commozione. Gli eroi si ammirano non si discutono. Peccato che le parole che riempiono le tavole di questa mostra, ovvero senso dell'onore, abnegazione, spirito di sacrificio, ardimento, patriottismo, cameratismo sono le stesse usate da generali incapaci e politici con deliri di onnipotenza per mandare al macello tanti ragazzi italiani sui campi di battaglia di due conflitti mondiali.
Il Deserto e i Leoni
Mostra commemorativa 60° Anniversario Battaglia di El Alamein
Ex Serre Palazzo Dugnani
Via Manin 2/a - Milano - Orario: 9.30 - 17.30
Aperta fino al 13 novembre 2002 - Ingresso libero

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