Visti i risultati, cominciano a crederci anche noi: "Lasciamoli lavorare". Il formidabile mix di incapacità, incompetenza e presunzione che ha generato la
legge Cirami, ha dispiegato ieri i suoi portentosi effetti: quella legge, concepita per bloccare i processi a Previti e Berlusconi non è servita a niente. Dopo gli errori formali, che hanno costretto a due letture il Parlamento, si scopre che gli insigni deputati e professori di diritto del Polo ne hanno commesso uno ben più grave e sostanziale: neanche il giudice più garantista e ben disposto poteva individuare gli estremi di un "legittimo sospetto" di prevenzione e parzialità nei magistrati di Milano, chiamati a esprimersi sugli imputati Previti e Berlusconi nei processi
Imi-Sir e
Sme. La Corte di Cassazione ha rigettato le istanze di trasferimento dei processi a Brescia, lasciando in brache di tela avvocati e parlamentari del Polo.
I più lesti e navigati hanno provato a girare la frittata: "Ci avete accusato di aver fatto una legge ad personam, un obbrobrio giuridico col solo scopo di garantire l'impunità a Berlusconi and friends. Non era vero, difendavamo un principio dello stato di diritto, quello dell'imputato di essere giudicato da una corte imparziale. La prova della nostra buona fede è che i processi di Milano possono andare avanti".
Non tutti però ce l'hanno fatta a mostarsi equilibrati e istituzionalmente compresi nella parte. Lo smacco per gente come
Schifani,
Taormina, per non parlare di
Previti è stato troppo forte. Un po' barcollanti, come i pugili che hanno preso un pugno da ko, hanno parlato di verdetto scandaloso, agitato propositi di rivincita, sgranato il rosario delle accuse alla "magistratura politicizzata", alle "toghe rosse". Con scarsissimo acume politico e senso dello stato hanno alzato il tiro inserendo gli asettici giureconsulti della Corte di Cassazione nella cerchia dei fautori del golpe giudiziario. Taormina ha parlato di "dichiarazione di guerra" da parte della magistratura. Il presidente del Consiglio
Berlusconi ha sparato oggi vere e proprie cannonate contro il "potere arbitrario e di casta illiberalmente esercitato nel 1994 contro un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra".
Il grande perseguitato politico, forte del mandato assegnatogli dagli elettori, promette di realizzare un "programma di riforme e di libertą civili". In pratica il piano è questo: visto che non è bastato cambiare le leggi per sottrarsi al giudizio della magistratura, occorre cambiare la magistratura stessa. Nel mirino del governo nei prossimi mesi entreranno ordinamento, funzioni e prerogative del potere giudiziario. L'intero apparato mediatico e politico che sostiene il Capo del Governo verrà mobilitato in questa "battaglia di civiltà", accostata dal Premier, nel suo comunicato, a quell'altra che ci vedrà impegnati "nella coalizione mondiale per le libertą e contro il terrorismo".
Ce la faranno? Riusciranno Taormina, Pecorella e Schifani a sottomettere i giudici, a scardinare la costituzione? Dopo quello che abbiamo visto pensiamo di no. A fermarli non saranno i
girotondi, le sentenze, le deboli forze di una opposizione divisa e ondivaga. Bisogna avere fiducia nella loro grande incapacità, nel dilettantismo e nell'impreparazione di cui questa classe politica ha già dato ampie prove. Forza ragazzi: dopo la
Cirami ci aspettiamo grandi cose da voi.