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11 SETTEMBRE 2002
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  CONFLITTI D'ARABIA
A un anno dall'11 settembre 2001 Clarence intervista Lucio Caracciolo, il direttore dell'autorevole rivista di geopolitica Limes.
Ecco chi fa le guerre per il controllo delle riserve petrolifere

Limes Lucio Caracciolo è il direttore della Rivista Italiana di Geopolitica Limes. Giornalista professionista, è stato capo del servizio politico al quotidiano la Repubblica e caporedattore della rivista MicroMega. Commentatore per la Repubblica e per L'Espresso, collabora con numerosi media italiani e stranieri. Oggi è considerato uno dei massimi esperti italiani di geopolitica.
La rivista che dirige (il bimestrale Limes) è stata fondata nel 1993 e si è subito affermata tra le più autorevoli pubblicazioni europee che trattano argomenti di geopolitica e di politica internazionale. Il successo è stato tale che dal 2000 viene pubblicata in Cina una rivista "sorella" in lingua inglese (Heartland) che tratta sempre argomenti di geopolitica.
Nata subito dopo il crollo del Muro di Berlino e dell'Unione Sovietica, Limes si caratterizza perché offre ai suoi lettori competenze e approcci molto diversi tra loro. Collaborano infatti storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, politici, diplomatici, militari, imprenditori che danno vita a uno scambio aperto di opinioni.
Ogni numero, mediamente di 300 pagine, tratta uno specifico argomento ed è arricchito da un abbondante uso di cartine geopolitiche, fondamentali per comprendere a fondo i temi analizzati.
Lucio Caracciolo Da martedì 10 settembre c'è in edicola e in libreria il Quaderno Speciale di Limes intitolato "Aspettando Saddam". E' un numero dedicato alla guerra al terrorismo internazionale a un anno dall'11 settembre, al possibile attacco all'Iraq, al Medio Oriente e all'Asia Centrale.
Proprio su questi argomenti Clarence ha intervistato Lucio Caracciolo.


L'11 settembre ha segnato l'inizio di un nuovo periodo storico. A un anno di distanza, è possibile trarre qualche conclusione? E' cambiato qualcosa?
E' cambiata la percezione del mondo da parte degli americani. Ora hanno un diverso approccio, più pragmatico e in qualche modo più drammatico. Questo sia per le questioni interne sia per quelle internazionali. Si sono resi conto di non essere più invulnerabili. Hanno vissuto l'esperienza di una "guerra in casa" e non si sentono più tanto al sicuro. E se è cambiata la loro percezione del mondo è cambiata di riflesso anche la nostra vita e quella del resto della Terra. Sul piano politico, gli Usa ora si rendono conto della necessità di creare coalizioni ad hoc per contrastare e combattere il terrorismo internazionale. Un buon esempio da analizzare è il nuovo rapporto che hanno con i russi. Prima erano considerati dei "pària" e ora sono tornati ad avere un peso politico non indifferente, tutto per via dell'importanza che hanno nella gestione delle riserve petrolifere.

E con il mondo arabo?
Qui entriamo nel cuore dell'attualità. L'attacco all'Iraq, se ci sarà, in realtà potrà essere inteso come un attacco all'Arabia Saudita, il paese che ha "fornito" gli uomini dell'attentato dell'11 settembre (e che ha sempre avuto rapporti privilegiati con gli Usa, ndr).

Si spieghi meglio...
Bush si sta adoperando per imporre un suo uomo a Baghdad, in modo da poter controllare uno tra i maggiori paesi produttori di petrolio al mondo e contrastare il dominio dell'altro grande produttore di greggio, l'Arabia Saudita, per l'appunto.

“ Guerra all'Iraq? In realtà è una guerra all'Arabia Saudita. ”
Rispetto a questa nuova ventilata guerra, cosa può accadere?
E' certo che qualunque scelta verrà fatta, qualunque posizione verrà presa, in qualche modo influenzerà il futuro. Riguardo a un possibile scenario due sono comunque le possibilità.
Se la guerra inizia con l'accordo dei paesi europei, e termina con gli americani che riescono nel loro intento di piazzare un uomo di fiducia in Iraq, tutti gli europei salteranno di certo sul carro del vincitore, cercando di trarne vantaggi.
Se invece gli americani decideranno di attaccare, anche da soli, "colpendo preventivamente", e l'operazione si impantanerà dando ad esempio il via a qualche crisi interna nel mondo arabo, allora il problema sarà grande. Sarà lì che anche noi europei e italiani potremmo vivere di riflesso le ripercussioni di una crisi internazionale di ampie proporzioni.

Come?
Diventando dei bersagli, ad esempio.

Torniamo al post 11 settembre. Governo, giornali, televisioni e radio, esagerano nelle commemorazioni? Un sondaggio condotto dal quotidiano USA Today rivela che la maggior parte degli americani pensa di sì. Lei che ne pensa?
Guardi, il governo americano non ha enfatizzato l'11 settembre di per sé. Quello su cui ha puntato è invece la guerra al terrorismo. Gli sforzi americani per combattere, con ogni mezzo, il dilagare del terrorismo internazionale hanno un ruolo fondamentale, specie sul piano psicologico, per far sì che loro possano guardare al futuro con più serenità possibile.

Un'ultima domanda. Secondo lei, perché è successo l'11 settembre?
Beh, direi che forse questo dovrebbe chiederlo a Osama…

   a cura della Redazione
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   data: 10 settembre 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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