Clarence ha intervistato Giulietto Chiesa, una delle voci più scomode e anticonformiste del giornalismo italiano.
11 settembre un anno dopo: fermiamo la guerra infinita
L'undici settembre ha cambiato il mondo. Si tratta di un cambiamento che investe anche il nostro modo occidentale di vivere e pensare oppure si tratta di un caso di guerra mediatica?
Penso non si tratti affatto di una guerra virtuale. Forse può pensarlo chi vede la guerra in televisione. Ma gli afghani che si sono sono trovati sotto le bombe sono stati colpiti da una minaccia fisica e reale. Anche il nostro modo di vivere è cambiato. Ci troviamo in guerra. Una guerra infinita. In queste settimane gli americani preparano un attacco militare contro l'Irak. Forse anche l'Europa scenderà nell'agone. Lo schieramento militare globale si sta organizzando su tutto lo scacchiere geopolitico. Basti pensare allo stanziamento di truppe Usa in Asia centrale. Nessuno è al riparo.
Come sta cambiando, in questo nuovo quadro bellico, la logica del potere?
Innanzitutto c'è una élite politico-militare, soprattutto americana, che è convinta di poter affrontare i grandi dilemmi della globalizzazione attraverso lo strumento semplificatore della guerra. Anzi della "paleoguerra", come ha detto efficacemente Umberto Eco. Non credo che la complessità attuale dei problemi possa essere affrontata con una mentalità così brutale e rudimentale. Perfino Brezinsky, che non è certo un pacifista, la pensa in questo modo: la guerra non può essere la via politica per governare i nuovi processi.
Nel tuo libro "La guerra infinita" parli anche tu di una nuova entità politica, l' "Impero", che sta diffondendo questa cultura del nuovo ordine mondiale e della guerra planetaria. In che senso ne parli?
Ho usato questa espressione in un modo molto diverso da Toni Negri. Non bisogna perdere di vista il fatto che ci troviamo all'inizio di un processo. Siamo in presenza di una globalizzazione economica e, quindi, di una globalizzazione del potere. Però, per il momento il braccio armato dell'Impero continuano ad essere gli Usa e non si può fingere di credere a una realtà nebulosa e stratosferica che agirebbe. Perché in questo modo, cioè non vedendo nella politica statunitense la sorgente delle decisioni belliche, non si potrebbero più identificare i responsabili delle azioni militari. Sarebbe pericoloso cadere in questo tranello ideologico. Specularmente gli Usa si presentano come i difensori della democrazia e della cultura occidentale. Bisogna ribellarsi a questa mistificazione. Mi sento occidentale, ma non mi sento affatto rappresentato dalla politica di G. W. Bush & co. Come me la pensano moltissimi occidentali. Essere occidentali non significa condividere le opinioni del dipartimento di stato americano, che è una élite di potere, non certo il rappresentante di tutto l'Occidente.
Mi sento occidentale, ma non mi sento affatto rappresentato dalla politica di G. W. Bush & co.
Se gli interessi di questa élite non sono quelli della democrazia occidentale, allora di cosa si tratta? Dobbiamo pensare a fattori economici?
I fattori economici pesano senza dubbio. La famiglia Bush senz'altro è l'espressione degli interessi petroliferi americani. Ma la faccenda è più complessa. Il punto vero è questo: "Il tenore di vita americano non è negoziabile". Così si era già espresso Ronald Reagan. Questo il principio intransigente che guida l'azione politico-militare Usa. I governanti non vogliono ammettere che lo sviluppo economico su cui si fonda il benessere a stelle e strisce non sia sostenibile. C'è una crisi economica gravissima che mostra le crepe di questo modello, purtroppo restano in gran parte inascoltate le voci che segnalano l'allarme, come ci ha dimostrato proprio in questi ultimi giorni il vertice sull'ambiente di Johannesburg: gli americani consumano il 40% dell'energia elettrica disponibile; il 25% dell'inquinamento è dovuto ai loro consumi. La situazione è catastrofica. L'unica risposta fino adesso è stata la guerra, la militarizzazione della società. Si vuole creare un'isola artificiale di benessere che vive separata dal resto. Non sarà possibile.
Veniamo ai misteri dell'undici settembre. Pensi che esistano dei retroscena importanti che non sono stati svelati?
E' ovvio che la verità non è stata raccontata. Solo Angelo Panebianco del Corriere della sera può credere alle versioni ufficiali. In realtà quasi nulla di ciò che è stato detto corrisponde al vero. Non è vero che il terrorismo sia un'autentica minaccia. Può essere facilmente sconfitto, indagando magari nei conti depositati presso importanti banche americane e non. O bombardandole, quelle banche: una provocazione che non è mia, ma del direttore della Cia, George Tenet! E poi, è certo che la Cia fosse informata da tempo sulle attività dei terroristi. Non è possibile che 3 giorni dopo l'attentato i servizi segreti sapevano già i nomi dei 19 attentatori e mostravano al mondo sgomento addirittura le loro foto segnaletiche, mentre fino all'undici settembre non sapevano nulla. E' una fandonia mediatica. Pare del resto che la guerra in Afghanistan fosse stata già decisa da un pezzo: non ho le prove, ma sembra che Bush avesse firmato l'attacco contro il regime dei talebani addirittura il 9 settembre... Probabilmente aspettavano che si verificasse qualcosa che avrebbe giustificato l'inizio di una grande operazione bellica. L'undici settembre ha tragicamente fornito le ragioni dell'intervento militare. Gli eventi storici non nascono nel vuoto pneumatico. L'undici settembre è l'esito di un lungo processo che culmina drammaticamente in quell'evento luttuoso.
Qual è stato il ruolo delle élite politico-militare nei fatti dell'undici settembre?
E' difficile stabilire i fatti. Ma la verità terribile è che i vertici economico-finanziari americani, i grandi chief executive officer, sono spesso coinvolti nel riciclaggio di denaro sporco. Per cominciare un'indagine seria sull'attentato alle Due Torri bisognerebbe investigare sulle speculazioni borsistiche che precedettero l'attacco terroristico. Ad esempio ci furono delle speculazioni borsistiche poco chiare sulla piazza di Chicago. La Banker's Trust-AB Brown comprò una valanga di put option sui titoli delle compagnie aeree American airlines e United airlines, proprio quelle due che verrano "utilizzate" dai kamikaze per gli attentati. Ma la cosa ancora più strana è che quella banca era stata acquisita nel 1999 dalla Deutsche Bank e che il regista dell'acquisizione fu un certo signor A. B. Krongard detto Buzzy. Sapete chi è questo signore? E' l'attuale numero tre della Cia. Fu proprio Bush a volerlo per quell'incarico. Insomma ci sono troppi interessi intrecciati. Inoltre le elitè politico-militari e finanziarie mescolano i loro interessi a quelli della criminalità. Per sconfiggere il terrorismo bisognerebbe cominciare a ripulire il sistema. Ma quale presidente Usa potrebbe farlo seriamente? La risposta preoccupante è: nessuno!