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11 SETTEMBRE 2002
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  LA VOCE DELL'ALTRA AMERICA
E' Noam Chomsky, linguista di fama mondiale, professore al Massachusetts institute of technology e intellettuale attivo fin dagli anni '60 nelle fila della sinistra radicale Usa
11 settembre un anno dopo: le vere radici dell'odio

Noam Chomsky C'è anche un'altra America. Un'America che non ha accettato la retorica a senso unico ideologico (noi siamo i buoni, loro i cattivi) propagata dall'establishment subito dopo l'11 settembre. E che anzi cerca di capire sul serio cosa sia successo e cosa sia cambiato da quel giorno. Uno dei portavoce di quest'America è sicuramente Noam Chomsky, linguista di fama mondiale, professore al Massachusetts institute of technology e intellettuale attivo fin dagli anni '60 nelle fila della sinistra radicale Usa. Proprio in questi giorni, mentre negli Stati uniti si "celebrano" le tristi giornate della memoria a un anno dagli attentati, Chomsky ha preso carta e penna e ha scritto un articolo per il New York Times. La sua tesi è semplice e assolutamente controcorrente, come sempre: non è vero che noi (gli Usa) siamo i buoni e loro (Osama e l'Islam integralista) i cattivi, è vero anzi il contrario. Scrive testualmente: "Può essere confortante presumere che i nostri nemici 'odiano le nostre libertà', come ha affermato il presidente Bush, ma è poco saggio ignorare il mondo reale, che trasmette lezioni differenti". Qual è questa lezione, secondo Chomsky? Che è l'America a farsi odiare perché invece di sostenere sul serio i valori di libertà e democrazia finanzia ancora regimi dittatoriali. In altre parole, predica bene, ma razzola male, malissimo.
Un modus operandi che non è certo caratteristico solo di questa presidenza. Chomsky cita una discussione di Eisenhower con il suo staff, quarant'anni fa, nella quale il presidente "descriveva la campagna d'odio contro di noi non da parte dei governi, ma dei cittadini (del mondo arabo). Il suo consiglio per la sicurezza nazionale ne delineò i motivi fondamentali: gli Stati uniti sostengono governi corrotti e oppressivi e si oppongono al progresso politico ed economico per il loro interesse a tenere sotto controllo le risorse petrolifere della regione". Quarant'anni dopo, quest'analisi è purtroppo ancora valida, come dimostrano i sondaggi effettuati nel mondo arabo dopo l'11 settembre. E non solo nel mondo arabo.
“ Come si esce dal guano? Non certo con la spirale di guerre infinite propugnata da Bush e dal suo entourage ”
Chomsky, nel suo articolo per il New York Times, ricorda quanto ha scritto sulla Far Eastern Economic Review del 1° agosto Ahmed Rashid, specialista della regione di fama internazionale: "Anche in Pakistan cresce la rabbia perché il sostegno statunitense sta consentendo al regime militare di Musharraf di rinviare la promessa di democrazia. Per questo", commenta Chomsky, "non facciamo un favore a noi stessi scegliendo di credere che 'loro ci odiano e odiano le nostre libertà'. Al contrario, quelle critiche provengono da persone a cui piacciono gli americani e che ammirano molto gli Stati uniti, comprese le loro libertà. Quello che odiano sono le politiche ufficiali che negano le libertà a cui anche loro aspirano... Dovremmo insomma renderci conto che gran parte del mondo considera Washington come un regime terrorista". Una valutazione già per altro sostenuta dal famigerato Samuel Huntington (quello dello "scontro delle civiltà fra occidente e islam") nel 1999 sulla rivista dell'establishment americano, Foreign Affairs: "Mentre gli Stati uniti denunciano regolarmente vari paesi come 'stati fuorilegge', agli occhi di molti paesi gli Usa stanno diventando la superpotenza fuorilegge. La più grande, singola minaccia esterna alle loro società".
Come uscire da questo guano? Come affrontare la lezione che arriva dall'11 settembre? Non certo con la spirale di guerre infinite propugnata da Bush junior e dal suo entourage. Non certo preparandosi ora, dopo l'Afghanistan, all'attacco contro l'Irak di Saddam Hussein. Un'operazione suicida, scrive Chomsky, della quale "nessuno, compreso Donald Rumsfeld (il ministro della Difesa Usa, ndr.), può realisticamente prevederne i possibili costi e le conseguenze". La ricetta, secondo il linguista del Mit, è di tutt'altro tenore. Ed è quella descritta vent'anni fa dall'ex capo dei servizi segreti militari israeliani, Yehoshaphat Harkabi, a proposito del conflitto con i palestinesi: offrire una soluzione onorevole, rispettando il loro diritto all'autodeterminazione. Questa è la soluzione al problema del terrorismo. Quando la palude scomparirà, non ci saranno più le zanzare. "Se noi insistiamo a creare altre paludi", è la conclusione dell'articolo di Chomsky, "ci saranno più zanzare, con una terrificante capacità di distruzione. Se invece impieghiamo le nostre risorse per prosciugare le paludi, affrontando le radici delle 'campagne di odio', possiamo non solo ridurre le minacce che abbiamo di fronte, ma anche essere all'altezza degli ideali che professiamo e che non sono fuori dalla nostra portata se decidiamo di prenderli sul serio".

In Rete:
Un archivio web su Noam Chomsky [ita]

   a cura della Redazione
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   data: 10 settembre 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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