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  IL LUPO, IL PELO, IL VIZIO

Giulio AndreottiDopo tanti anni (praticamente quarantacinque), il Lupo non ha perso il pelo e nemmeno il vizio. Assolto con formula piena a Perugia, dove era stato inquisito per l'omicidio Pecorelli, Giulio Andreotti la spunta anche a Palermo, nel maxi-processo contro la mafia: innocente, perché il fatto non sussiste? In realtà non si tratterebbe di un fatto inesistente, ma di una teoria di accadimenti quasi infinita: baci senza lingua a Totò Riina, pastette tra livello politico e bassofondo mafioso, giochi più o meno sporchi (più più che meno) tra politica magistratura e criminalità organizzata. Niente, tutto ciò non esiste, è aereo fiato sprecato da una categoria che, in questi giorni, appare in clamoroso discredito: la classe ambigua dei collaboratori di giustizia. Trascinato nel fango dai troni dorati su cui siedeva nove anni fa, Zio Giulio non si riprenderà facilmente: è vecchio (ma non mite e dolce), è malato (l'hanno operato al cervello qualche anno fa), continua a essere bruttissimo (oggi potrebbe essere un handicap, anche se la presenza in Parlamento di La Russa e Mussi, di Borghezio e Buttiglione, indicano che non sempre l'essere è apparire). Però, dietro al Burattinaio, fanno la loro comparsa i vedovi e gli orfani della Prima Repubblica. L'assoluzione di Andreotti rischia così di passare per la riabilitazione giudiziaria di una stagione politica travolta con gioioso senso di leggerezza a colpi di Mani Pulite, Lega, referendum. Sembra tutto lontanissimo e invece è accaduto cinque anni fa appena. E fa specie osservare, nelle prime file dei riabilitatori, gente che contribuì a picconare un'intera classe dirigente. Per esempio, Cossiga, oggi uno dei supporter più accesi e biliosi del Divo Giulio, fu il liquidatore del suddetto quando, conferendo ad Andreotti la nomina a senatore a vita, sottrasse alla Dc e allo stesso Andreotti un serbatoio di voti e di favori indispensabili alla Balena Bianca. Ora, con la lingua saettante e la psoriasi diffusa via etere, Cossiga tuona contro quella stessa magistratura a cui diede la stura perché si passasse da un Sistema a un altro. Clarence compie un volo panoramico sul processo ad Andreotti, sugli schieramenti che si stanno combattendo, su volti dimenticati che tornano di inquietante attualità.

  CHI E' GIULIO?
Chi è Zio Giulio?Una vita, molte vite - Mettetevi nei suoi panni: ve li toglierete immediatamente. Sono panni che scottano. Al posto di Andreotti, chiunque di noi avrebbe rimediato, perlomeno, un esaurimento nervoso. Forse anche qualcosa di più plumbeo e definitivo. Giulio no. Il surfer della stagione più inutilmente sillogistica e stabilmente instabile della storia d'Italia non si è mai scomposto. Tranquillo, sotto le sue lenti a televisore, afflitto da emicranie leggendarie, accompagnato dalla fedelissima segretaria, Andreotti è uno che ha lasciato il segno in molte persone. Scrittore a tempo perso, irrimediabilmente audace tra una convergenza parallela e l'altra, Zio Giulio ha fatto un po' di tutto nella vita, dirottando e abbattendo gli aerei dei suoi avversari nel gran cielo della politica nazionale. Mattei lo ha ignorato, Moro affrontato, Lima amato, il Pci ripetutamente salvato, i giudici assolto, i giornalisti attaccato: tutta acqua passata, correnti e persone fisiche ormai estinte e dimenticate. La verità è che Andreotti, il segno, sta continuando a lasciarlo. Oggi, forse, più che mai...
  GIULIO ON LINE
CyberGiulioI migliori link su Andreotti e il Processo. Sentenze, battute, reazioni. E non solo. I ricordi della Costituente, il caso Moro, il caso Pecorelli...
1. Il Processo: le sedute, i resoconti, le sagaci battute del Grande Vecchio.
2. la Repubblica: la sentenza di Palermo scagiona il Divo Giulio.
3. Al Meeting: l'intervento in .pdf di Giulio ciellino, all'inizio della resurrezione.
4. Mafianews: informazioni sul Processo e sulle reazioni alla Sentenza.
5. Mediamente: Andreotti ci spiega che cos'è Internet.
6. Moro punto Doc: una delle tappe più ambigue e dolorose della carriera di Giulio.
7. Cronologia: imminenti on line 3200 pagine su Andreotti.
8. La Costituente: Giulio ricorda quando fecero la Costituzione.
9. Al Senato: la scheda del senatore a vita Giulio Andreotti.
10. 30 giorni: la rivista diretta da Andreotti.
11. Strano Network: una visuale anticonformista nel senso autentico del termine.

  LA BANCA DATI DELLA MEMORIA

Giulio Andreotti La memoria di Clarence- Uno dei più storici archivi digitali sbarcati su Web, la Banca Dati della Memoria, raccoglie le udienze del 1994, '95, '96 relative al processo 3598 del '94, tenutosi a Palermo per verificare l'attendibilità e i riscontri delle dichiarazioni dei pentiti, i grandi accusatori di Andreotti, che hanno testimoniato di un profondo legame che connetteva l'ex presidente del Consiglio e i vertici mafiosi. Ora sconfessate dalla sentenza del Tribunale, le dichiarazioni dei pentiti, da Di Maggio a Mannoia a Buscetta, sono consultabili in Rete nella restaurata Banca Dati della Memoria, uno degli atti fondamentali della storia di Clarence.

  GIULIO SECONDO LIA
Paginatre di Lia CeliAndreotti innocente, ma non in forma irreversibile
- ROMA. Il mondo tira un sospiro di sollievo. Giulio Andreotti, cui i giudici di Perugia avevano diagnosticato una rarissima e imprevedibile forma di innocenza, può essere curato. Non solo se la caverà, ma tornerà a mentire e a insabbiare come e meglio di prima. E' il confortante bollettino emesso dal suo medico personale, chiamato con urgenza dalla famiglia Andreotti dopo un verdetto che sembrava non lasciare speranze sulle condizioni dell'illustre farabutto. « Il referto perugino parla di innocenza - spiega il dottore - non di onestà né tanto meno di moralità, che sono beni incurabili dall'esito spesso fatale, come nel caso di Giorgio Ambrosoli. Si tratta, per la precisione, di non colpevolezza in una zona circoscritta, quella riguardante il delitto Pecorelli ».
[continua...]

 SCHELETRI & ARMADI
Aldo Moro in ostaggioUn siluro a Moro - A volte è bello avere la memoria lunga. In certi casi è doloroso: se vi lascia la fidanzata e non riuscite a scordarvela, è davvero una sfiga. In determinate occasioni, invece, è opportuno. Specialmente quando la sfiga ce l'hanno avuta altri. Un nome a caso della storia d'Italia? Aldo Moro. Fu davvero sfigatissimo, il povero fautore dell'unità nazionale: scriveva lettere disperate dal carcere brigatista e i destinatari delle epistole dicevano che non era lui l'autore. Allora Moro ci riprovava, e quelli dicevano che sì, era lui il mittente, ma che non era in sé, era fuori di testa, straparlava. A diciannove giorni dall'eccidio di via Fani, il presidente del Consiglio prese la parola in Parlamento, e sostenne questa tesi. Mica male come siluro... Indovinello: chi era quel presidente del Consiglio?
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